Eccezionali i risultati degli scavi sul colle di Santa Mustiola, a Ghizzano di Peccioli

Scritto da Andrea Marchetti |    Settembre 2016    |    Pag. 13

Dopo gli studi giuridici, si è occupato di ambiente ed energie rinnovabili: scrive per www.greenme.it, www.greenews.info e per alcune riviste del Gruppo Tecniche Nuove S.p.A. Collabora, inoltre, con la redazione di Pontedera (Pisa) de La Nazione e, dal 2010, con l'Informatore. Ha frequentato il Master in "Scrittura e Storytelling" della Scuola Holden di Alessandro Baricco e oltre a scrivere per i giornali si cimenta come sceneggiatore per cinema e fumetti.      

L’archeologa Elisa Piludu durante una visita - Foto G.C. Ufficio Stampa Fomdazione Peccioliper

Archeologia

«Ritrovamenti simili in Europa sono conosciuti solo in Inghilterra e in Germania». Sono le parole di Elisa Piludu, 32 anni, archeologa della Associazione Tectiana che, dal 2004, segue gli scavi sul colle di Santa Mustiola, a Ghizzano di Peccioli, in provincia di Pisa.

Il ritrovamento cui si riferisce è una sepoltura femminile con un prezioso corredo in bronzo, databile alla prima metà del Trecento, oggi completamente restaurato e ricomposto nella sua forma originale. Un copricapo con vetro e varie perline ornava la testa della defunta e un anello era ancora infilato all’anulare della mano destra.

Ma il pezzo forte del corredo è la cintura, di circa 120 centimetri, composta da 84 elementi decorativi uniti da rivetti in fibra vegetale; è chiusa, a una estremità, da una fibbia circolare e, dall’altra, da un puntale.

«È il numero delle borchie - continua Piludu - a rendere eccezionale la “Cintura di Isadora” (così abbiamo chiamato la defunta); ad esempio una cintura simile, ritrovata ad Alpignano, in provincia di Lecce, ne conta 40».

Particolare della cintura di Isadora - Foto G.C. Ufficio Stampa Fomdazione Peccioliper

E pensare che gli scavi di Santa Mustiola, cui ha dato un importante impulso il Comune di Peccioli, finanziando in passato anche esami georadar, sono iniziati quasi per caso, dai racconti di alcuni uomini che abitano nelle vicinanze.

«Gli uomini cresciuti in zona - spiega Piludu - raccontavano che da piccoli, giocando nel boschetto sul colle, trovavano spesso dei teschi. Sono così scattate le prime ricerche, però senza alcun esito, tanto che, delusi, pensavamo di abbandonare la zona. Un giorno, quasi per caso, uno dei partecipanti alla ricognizione ha intravisto delle pietre, appena affioranti da terra, che potevano far pensare a una struttura sottostante di una certa rilevanza. Da qui la richiesta dei permessi per avviare le prime ricerche di archivio, a Volterra e Firenze; quindi, i primi scavi. Dagli archivi è stata confermata la presenza, proprio su quel colle, di una chiesetta intitolata a Santa Mustiola».

Ma il sito ha rivelato una origine più antica e una stratificazione nel corso dei secoli, rivelando almeno tre fasi: quella romana, comprovata dalla presenza di una antica cisterna, forse di un “mansio” (una stazione di sosta lungo l’asse viario dei romani), quella longobarda e quella medievale.

La scoperta più interessante, però, è proprio il corredo scoperto nell’agosto del 2014 con i resti di Isadora.

Di lei si è riusciti a scoprire che era minuta e alta circa un metro e cinquanta, che apparteneva a una famiglia benestante (lo testimonia il corredo ma anche la scarsa usura dei denti, segno di un’alimentazione buona e varia) e che è morta a una età fra i sedici e i diciotto anni.

Le cause della morte sono ancora un mistero, che si cercherà di risolvere proseguendo con gli studi. Le ossa, infatti, non rivelano segni di patologie, ma sul cranio è visibile una bozza di circa 1,5 centimetri.

«Il prossimo passo - ha detto il sindaco di Peccioli, Renzo Macelloni - sarà quello di ricostruire le sembianze del volto della misteriosa Isadora, usando le moderne tecnologie, e far luce sulle cause della morte».

Cause naturali, malattia o delitto? Per ora Isadora conserva il suo segreto.

È possibile visitarne le spoglie nel Museo archeologico di Peccioli, in via del Carmine (tel. 0587672158) dove sono custodite dal 7 luglio e affiancano i reperti etruschi rinvenuti nel santuario di Ortaglia, nelle campagne pecciolesi.


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