Interventi

«Dove adesso c'è la Coop di via Susini, a Empoli, un tempo c'era...». Inizia così questa storia del passato, dei vetrai, che da anni racconto, peregrinando di scuola in scuola, ai ragazzi, i quali ritrovano i nomi dei nonni scolpiti su una lapide in pietra. Nonni che lavoravano nella fabbrica dove ora sorge la Coop, dove quotidianamente vivevano le loro esperienze di lotta, di vita e di duro lavoro, davanti alle bocche di fuoco dei forni fusori del vetro. Dai forni usciva un pulviscolo velenoso, dannoso per la salute e troppo spesso causa di enfisema polmonare.
Sul retro del supermercato è stata lasciata la ciminiera della ex vetreria Taddei, affinché non si disperda il filo della memoria. Su quel "monumento" c'è il ricordo indelebile di 26 operai vetrai, colpevoli solo di aver protestato contro la guerra e le spese per sostenerla. L'8 marzo 1944 furono prelevati dai repubblichini e consegnati ai tedeschi, che li eliminarono nei campi di sterminio di Mathausen e Ebensee. Di quei 26 solo tre ritornarono: tra questi c'era l'allora quattordicenne Saffo Morelli - simbolo dell'innocenza e di riflesso della malvagità dei nazifascisti - di cui proprio in questi giorni ricorre il primo anniversario della scomparsa.
Se da un lato la struttura della Coop presenta il volto della modernità, dall'altro il monumento racconta una triste storia del passato, che non si deve dimenticare. Oggi il monumento è meta di numerose scolaresche, alle quali racconto la storia che rappresenta, e che loro ascoltano con molto interesse.
(Siro Terreni)