Intitolata a San Leopoldo, custodisce molte opere lavorate da veri e propri artisti del ferro

Scritto da Iacopo Cassigoli |    Ottobre 2002    |    Pag.

Giornalista

La chiesa di ghisa 3
La storia di Follonica è indissolubilmente intrecciata a quella della ghisa. Il piccolo insediamento si sviluppò fortemente nella prima metà dell'Ottocento per volere del granduca Leopoldo II di Lorena, che decise di farne la sede delle principali fonderie della Toscana. Le ragioni di tale scelta erano molteplici e strategiche al tempo stesso. Lo stabilimento di Follonica, fondato dagli Appiani (signori di Piombino) nel '500, era distante dalle miniere di Rio nell'isola d'Elba una ventina di miglia, e per tanto risultava essere il più adatto a divenire il principale centro di lavorazione del ferro nel Granducato. Oltre alle importanti motivazioni di ordine pratico, ce n'era un'altra di natura senz'altro simbolica, ma dal significato politico e filantropico molto importante e certamente nient'affatto secondario. Trasformare un piccolo abitato situato in un luogo ancora malsano in un grande centro industriale rientrava infatti nel processo di risanamento della Maremma, allora ancora malarica. Follonica era destinata a trasformarsi in uno dei centri propulsivi della rinascita economica e culturale di una regione fino ad allora gravemente depressa, a seguito dell'illuminata politica di bonifica voluta e portata avanti dal governo granducale. Follonica diventava dunque il "manifesto" del buon governo dei Lorena, una città nuova, figlia di una nuova era ancora agli albori.

Nelle fonderie, potenziate da Leopoldo II a partire dal 1834 con la costruzione di due nuovi altiforni, si lavorava un materiale modernissimo che avrebbe al contempo soddisfatto necessità e gusti della rampante borghesia internazionale. Le fusioni in ghisa permettevano, infatti, un connubio perfetto tra le "prosaiche" necessità della nascente civiltà industriale e il "buon" gusto per la tradizione. La ghisa aveva una gamma di applicazioni architettoniche pressoché infinita, e poteva essere fusa imitando gli stili storici allora più in voga (generalmente quello rinascimentale), nel rispetto dell'estetica eclettica dell'epoca e delle esigenze borghesi in fatto di "decoro".

La chiesa di ghisa
La chiesa di San Leopoldo, situata in prossimità delle fonderie, offriva per tanto agli occhi del devoto visitatore, ma soprattutto a quelli ben altrimenti interessati del cliente, la sua semplice facciata ornata da un arioso porticato interamente realizzato in ghisa. La chiesa, al pari dello splendido "Portale artistico" del recinto delle fonderie, anch'esso di ghisa, costituiva dunque una sorta di "catalogo", un vero e proprio repertorio delle fusioni artistiche realizzate dagli stabilimenti granducali.
Intitolata al Santo patrono dell'Austria in onore del granduca, che nel 1836 ne aveva promosso la costruzione, è senza dubbio un'architettura unica nel suo genere nel panorama europeo. Il progetto si deve ad Alessandro Manetti, con cui collaborò però in modo sostanziale suo genero, l'architetto Carlo Reishammer, al quale si deve anche il disegno per il già rammentato monumentale portale del recinto "Ex Ilva". San Leopoldo può considerarsi uno dei pochi pionieristici esemplari di architettura del ferro in Italia. La peculiarità della chiesa di Follonica, che le ha guadagnato l'appellativo di "chiesa della ghisa", sta nel fatto che, assieme al portico sulla facciata e al rosone, anche il coronamento del campanile, così come tutti gli ornati e gli arredi all'interno, è realizzato in ghisa, esattamente come avveniva per le stazioni, le sale espositive, le serre e gran parte degli edifici pubblici da Parigi a Londra a New York. Il piedistallo del battistero, la base del pulpito, la balaustra dell'altare, i lampadari e i candelabri, le colonne che sostengono l'abside, perfino l'intera "Via Crucis", sono fusioni artistiche in ghisa, eseguite anch'esse sui disegni forniti dal Reishammer. Il pregevole ciborio marmoreo in stile neoquattrocentesco, posto sull'altare maggiore, è invece opera di Lorenzo Nencini, scultore seguace di Antonio Canova, autore anche dei due bassorilievi in ghisa posti ai lati dell'arco del porticato, che raffigurano scene della vita di San Leopoldo (a sinistra "La consegna dei pani", a destra "La consegna delle vesti").

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Altri importanti interventi testimoniano in città della pregevole attività delle fonderie, come ad esempio la Torre dell'Orologio. Dopo anni di abbandono, causati dalla chiusura dello stabilimento siderurgico avvenuta nel 1960, il grandioso complesso di archeologia industriale delle antiche Fonderie Granducali, ovvero l'area Ex Ilva, si avvia ad essere pienamente recuperato per merito dell'amministrazione comunale di Follonica e della Soprintendenza ai beni architettonici e del paesaggio di Siena e Grosseto. Nel restaurato forno di San Ferdinando è ospitato il Museo del ferro e della ghisa, importante istituzione che documenta e testimonia la storia della città e della lavorazione artistica della ghisa.

Il museo
Ghisa d'autore
Il Museo del ferro e della ghisa nasce nel 1970 con l'intento di salvare quanto più era possibile dalla dismessa attività dello stabilimento, specialmente modelli in legno e fusioni artistiche.
Furono fortunosamente sottratti alla distruzione un centinaio di calchi in legno e di getti di ghisa come colonnine, roste e battenti a teste di leone, mensole per balconi e molto altro, mentre le macchine vennero purtroppo distrutte. Nel Museo, che ha trovato la sua sede definitiva nel forno di San Ferdinando soltanto nel 1998, si possono osservare anche i calchi per la produzione del pronao di San Leopoldo e del "Portale" delle fonderie.
Per informazioni e visite guidate su prenotazione, tel. 0566 40762, oppure 0566 48125 (Biblioteca Comunale).
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