Arte e scienza alle pendici del Monte Serra

Scritto da Gabriele Parenti |    Luglio-Agosto 2018    |    Pag. 12

Giornalista professionista e regista radiotelevisivo, Gabriele Parenti ha realizzato vari programmi per le reti nazionali della Rai (Intercity-cultura, Learning, Speranze d'Italia) e per Rai International. Autore di documentari e di docu-fiction, attualmente coordina i programmi culturali della Sede Rai di Firenze. Ha svolto attività di ricerca presso l'Istituto di Filosofia del Diritto e di Studi storico-politici dell'Università di Pisa; tiene workshop e seminari nelle Università di Firenze, Pisa e Siena. Tra i suoi libri: Il pensiero dell'esilio (1986); La Sfida. Il pensiero e il coraggio di Robert Kennedy (1999); Il sogno e la memoria (2000); Il lato oscuro (2002); Sui crinali della storia (2005); Oltre l'immagine (2006).

Calci

La Certosa di Pisa risale al 1366 ed è a Calci, alle pendici del Monte Serra. Ristrutturata nel XVII e nel XVIII secolo, è uno splendido monumento barocco in un suggestivo contesto paesaggistico. L’effetto scenografico è accentuato dalla doppia facciata. Una esterna riguarda gli edifici a cui poteva accedere la popolazione locale, come la farmacia, la cappella, la foresteria delle donne; l’altra, separata da un ampio cortile interno, è la facciata del monastero che ha al centro la chiesa, rivestita di marmo con uno scalone a doppia rampa realizzata dall’architetto Nicola Stassi. Sul timpano c’è una statua dell’Assunta. Sono aperti al pubblico gli ambienti dedicati alla vita eremitica, il chiostro grande lungo il quale sono disposte le celle dei monaci, il refettorio, il capitolo, la quadreria, i lunghi corridoi le cui pareti sono arricchite da raffinate decorazioni ad affresco e la foresteria granducale, riservata ai sovrani di Toscana, che vi si fermavano spesso (in particolare Pietro Leopoldo) durante i loro soggiorni pisani. Il contributo “I Luoghi del Cuore” ha permesso il recupero del chiostro del capitolo, luogo fondamentale di ogni visita in Certosa, in quanto collega il chiostro grande, la chiesa e il refettorio.

Domandiamo alla direttrice del Museo nazionale della Certosa, Antonia D’Aniello, quali sono le opere d’arte più significative del complesso.

«I grandiosi cicli decorativi che ricoprono le pareti di quasi tutti gli ambienti della Certosa rappresentano sicuramente la maggiore attrattiva per i visitatori. Nel convento furono chiamati pittori provenienti da più parti d’Italia – penso ai bolognesi Giuseppe e Pietro Rolli, al certosino lucchese Stefano Cassiani, al fiorentino Pietro Giarrè che lavora per i certosini quasi un ventennio, lasciando affreschi raffinati e suggestivi. Insieme alle pitture sono da segnalare le decorazioni a stucco opera di maestranze ticinesi, che trovano nel grottesco della corte d’onore l’apice della loro creatività».

Ci sono curiosità che possono interessare il visitatore?

«Nella decorazione del refettorio il pittore Pietro Giarrè concepisce le scene di argomento conviviale, che dipinge come quadri riportati probabilmente anche per inserire armoniosamente la sua decorazione in un ambiente fortemente connotato dall’affresco con l’Ultima cena, che aveva eseguito più di un secolo prima Bernardino Poccetti. Allo stesso Giarrè fu commissionata anche la decorazione ad affresco della cappella del capitolo e qui l’artista si consentì la libertà di realizzare sulle pareti due scene di musici in atto di suonare; la scena fu giudicata dai padri visitatori poco consona all’ambiente e meno di vent’anni dopo Giuseppe Maria Terreni, pittore livornese, fu incaricato di cancellare quei dipinti che, ricoperti da scialbature, riaffiorano ancora oggi con un effetto di grande suggestione».

Nell’appartamento granducale cosa possiamo vedere?

«Anche in questi ambienti Pietro Giarrè eseguì la decorazione dei tre soffitti e delle pareti del salone, realizzando sulla volta a padiglione le tre virtù teologali, contornate da puttini che recano i loro simboli, uniche figure tracciate a colori, mentre sulle pareti sono dipinte a monocromo figure femminili allegoriche, inserite in finte nicchie che raffigurano la Pietà e la Pace, la Solitudine e la Castità, la Penitenza e il Disprezzo per il mondo, qualità e virtù che avrebbero dovuto ispirare il sovrano nella sua quotidianità. Dietro la porta che collega il salone alla stanza da letto del granduca, il Giarrè dipinge la Poesia e la Pittura, due figure femminili che dialogano fra loro con versi da leggere ora dall’una ora dall’altra parte della porta, ad imitare il susseguirsi di frasi di un dialogo».

All'interno della Certosa è ospitato il Museo di storia naturale dell'Università di Pisa, con collezioni paleontologiche, mineralogiche e zoologiche. Tra le curiosità troviamo falsi reperti, a cui furono attribuite in passato origini mitologiche, e manufatti di interesse scientifico, come la "mano di corallo che fa la castagna". Il museo ospita una delle gallerie di cetacei più grandi d'Europa, con scheletri di balena integrali, collocata in un suggestivo attico dell'ex monastero da cui si ha una visuale sul territorio circostante. Vi troviamo anche numerosi animali imbalsamati.

 

L’intervistata

Antonia D’Aniello, direttrice del Museo nazionale della Certosa

Orari e visite guidate

Da martedì a sabato: 8.30-18.30; domenica e festivi: 8.30-12.30.

Chiusura: tutti i lunedì e 21 e 28 ott, 18 e 25 nov, 9, 16 e 25 dic. Il Museo è aperto la prima domenica del mese a ingresso gratuito per la #domenicalmuseo Modalità di visita: il complesso monastico si visita, nelle sue parti monumentali, accompagnati dal personale del Polo museale della Toscana. È necessaria la prenotazione per gruppi superiori a 15 persone.


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