La cantante fiorentina grande interprete della musica tradizionale toscana e del mondo

«Ho un amore viscerale per la mia città, sono fiorentina nel cuore e nell'anima. Ma ho bisogno di aprirmi ad altre tradizioni, ad altre culture, è un desiderio che sento forte, come donna e come artista». Occhi verdi e luminosissimi, capelli lunghi - "ma ho fatto l'extension", rivela - gonna a fiori decisamente folk, Ginevra Di Marco si gode gli ultimi giorni di tranquillità prima degli impegni estivi, un lungo calendario di concerti che la porteranno in giro per tutta la Toscana.

La sua casa è proprio nel cuore di Firenze, all'inizio della strada che da porta San Niccolò sale verso piazzale Michelangelo: «adoro vivere qui, si respira un'atmosfera d'altri tempi, con le botteghe, le chiacchiere sull'uscio di casa, i turisti che ci sono, ma non invadono. È un'altra Firenze, lontana dai ritmi frenetici della città». Le pareti coloratissime, le foto dei figli, Jacopo e Viola, un pianoforte sistemato in un posto piuttosto insolito: «L'abbiamo messo in cucina perché era l'unico spazio disponibile - dice - ma alla fine si è rivelata proprio una bella idea: quando ci ritroviamo, la sera, Francesco suona, io e i bambini cantiamo. È un bel modo di chiudere la giornata».

Francesco è Francesco Magnelli, suo compagno da quasi vent'anni, nella vita e nel lavoro, fin dai tempi in cui Ginevra era la voce femminile nei Csi, poi diventati Pgr, a fianco di Giovanni Lindo Ferretti. Cinque anni fa la scelta di lasciare il gruppo e di intraprendere un nuovo percorso artistico. Nasce così il progetto "Stazioni lunari", di cui "Stazioni lunari prende terra a Puerto Libre", uscito nel novembre 2006, è l'approdo naturale. Ginevra canta le canzoni della gente, le emozioni dei popoli di tutto il mondo, senza confini né barriere linguistiche.

Come è nata l'idea di dedicarsi alla musica popolare?
«In questo momento della mia vita artistica mi sento molto più interprete che autrice. E poi la tradizione popolare ce l'ho nel Dna. I miei genitori sono nati a Firenze, ma i miei nonni non erano toscani: quelli materni venivano dal Piemonte e dalla Basilicata, mentre il ramo paterno è abruzzese. I Di Marco sono dell'Aquila, ho tantissimi parenti ancora sfollati dopo il terremoto del 6 aprile scorso.

Hai una voce molto bella, limpida e potente. Come la tieni in allenamento?
Usandola il meno possibile! A parte gli scherzi, dovrei esercitarmi ma lo faccio raramente. Non ho mai preso lezioni di canto, la voce è un bel dono che la natura mi ha fatto. I miei sognavano per me una laurea in giurisprudenza, quasi tutti nella mia famiglia sono avvocati. Cantare? Una perdita di tempo... Adesso però sono orgogliosi dell'affetto con cui la gente mi segue».

Come scegli le canzoni da interpretare?
«Mi documento, leggo, sfoglio, viaggio su internet, parlo con la gente. Viviamo in una società che è sempre più multietnica ma allo stesso tempo è dominata dalla paura del diverso: penso che la musica possa, nel suo piccolo, aiutare ad avvicinarsi, a conoscersi, ad avere meno paura. E poi ci sono brani che pur avendo più di un secolo sono di un'attualità sconvolgente. Nel mio ultimo disco, "Donna Ginevra", c'è un brano scritto a fine Ottocento, Il crack delle banche, che parla di un grosso scandalo sulla Banca di Roma. Ascoltalo, e dimmi se non potrebbe essere di qualche giorno fa...»

Accanto a brani albanesi, bretoni, in "Donna Ginevra", il tuo ultimo lavoro uscito pochi mesi fa, c'è anche La malcontenta, una ninna nanna toscana...
«Nel mio viaggio nella cultura e nelle tradizioni popolari non potevo certo dimenticare la Toscana. Questa ninna nanna, in particolare, è un omaggio a Caterina Bueno, mentre In Maremma è uno spaccato della Toscana contadina di inizio Novecento, dura e faticosa...»

Perché "Donna Ginevra"?
«Non è così autocelebrativo come sembra! - ride -. Quando giro per l'Italia, durante i miei concerti, capita spesso che la gente si rivolga a me chiamandomi così. Suona un po' come un appellativo di altri tempi, ma mi piace il contrasto che si crea: "Donna Ginevra, i miei rispetti!". A me, che sono tutto meno che formale!»

IL CD
L'ultima Ginevra

Continua il viaggio di Ginevra Di Marco alla riscoperta della canzone popolare. Sotto la direzione artistica di Francesco Magnelli, che cura gli arrangiamenti, Ginevra canta in francese, albanese, rom, spagnolo, e nei dialetti che più le sono familiari, per nascita ed affetti, come il toscano e il napoletano. Tra gli undici brani di "Donna Ginevra" (Materiali sonori, 2009) c'è un omaggio a Luigi Tenco (Io sì, riproposta in una veste musicale che tanto la fa assomigliare ad un sirtaki) e a Pino Daniele con Terra mia. Le sonorità balcaniche si ritrovano in molti brani, il fiorentino ritorna ne Le figliole, rielaborazione di un canto cilentano del XVI secolo. Ginevra e i suoi approdano infine a Cuba con La Maza, una riflessione sul senso della vita che chiude - per il momento - questo viaggio nel mondo della musica di tutti.

 

Ginevra d'estate
11 luglio, ore 21, Cittadella della Pace, loc. Rondine, Arezzo
15 luglio, ore 21.30, Cassero della Fortezza di Poggio Imperiale, Piazza d'Armi, Poggibonsi (SI)

Info: www.ginevradimarco.com - www.nomusic.it


La foto di Ginevra Di Marco è di Foto Torrini


Notizie correlate

La fabbrica dei cantautori

A Sanremo la Rassegna della canzone d'autore



Voce regina

Incontro con Ginevra Di Marco