Contratto aziendale, un esempio da seguire

di Silvana Sciarra, Professore di diritto del lavoro, Università di Firenze

Il 7 settembre 2012 è stato firmato un accordo unitario molto innovativo, che riguarda circa 8000 lavoratori dipendenti della Unicoop Firenze. L'accordo integrativo giunge al termine di una lunghissima trattativa, durata circa tre anni, ed è ora sottoposto all'approvazione dei lavoratori. Esso si segnala per aver affrontato in modo dirompente alcuni elementi che, da tempo, occupano il dibattito nazionale, in presenza di una crisi economica e finanziaria senza precedenti.

Innanzi tutto vi è l'impegno a trasformare 250 contratti di lavoro part-time in contratti a tempo pieno. A dispetto di quanti hanno ritenuto che la flessibilità nell'orario di lavoro possa rappresentare un vantaggio competitivo e organizzativo per le imprese, si è riscontrato che il ricorso eccessivo al lavoro part-time riduce i livelli di produttività. La scelta dell'accordo Unicoop Firenze va dunque nella giusta direzione, quella che mira a incrementare la produttività, come risposta alla crisi, affermando il valore della continuità delle prestazioni di lavoro.

Questa scelta è confermata dall'introduzione di incentivi retributivi, consistenti nel 25% dell'utile netto commerciale da distribuire ai lavoratori. Il 60% di tale percentuale è legato alla produttività dei punti vendita. Inoltre a questo 25% si aggiunge un ulteriore 20% che sarà conferito sulle base del recupero degli sprechi, ad esempio somme recuperate su ammanchi inventariali, avarie e rotture recuperate attraverso una più intensa presenza sui luoghi di lavoro.

È comprensibile che un incremento di produttività sia auspicato in tempi di crisi. Assillati dalla diatriba sulla riforma della disciplina dei licenziamenti, non si è ricordato con la dovuta attenzione che la ben nota lettera inviata dalla Bce al governo italiano (allora guidato da Berlusconi) faceva espresso riferimento all'introduzione, attraverso la contrattazione decentrata, di voci incentivanti della retribuzione legate ad aumenti di produttività.

Lo stesso invito si trova nelle indicazioni agli Stati membri, predisposte dal Consiglio europeo che ha varato il così detto Patto Europlus. Quell'invito si è fatto più pressante negli ultimi tempi; il governo Monti studia, con qualche ritardo, formule di detassazione della parte incentivante delle retribuzioni, nel quadro di misure che dovrebbero rilanciare la produttività e con essa l'economia.

Molti hanno intravisto nelle indicazioni del Consiglio europeo un'invadenza eccessiva nella sfera dell'autonomia negoziale. L'esempio Unicoop Firenze conferma, tuttavia, che a queste soluzioni si accede solo se si crea un clima partecipativo nelle trattative e nello schema complessivo delle intese.

Utile pertanto appare il riferimento agli obblighi di informazione, da assolvere nei confronti delle organizzazioni sindacali che rappresentano i lavoratori. L'informazione è uno straordinario strumento partecipativo. Non si deve temere che queste scelte creino una marginalizzazione del conflitto, quanto piuttosto auspicare che siano introdotte formule che espandono i poteri di contrattazione.

È dunque apprezzabile che l'accordo favorisca, proprio in un clima partecipativo, forme di rotazione del personale nelle aperture domenicali.

Questa soluzione si accompagna alla garanzia di sette festività escluse dal novero delle aperture, in controtendenza rispetto agli inviti pressanti verso le liberalizzazioni degli orari di apertura.

Gli accordi decentrati hanno avuto nella tradizione italiana degli anni sessanta una funzione integrativa e accrescitiva delle condizioni economiche e normative. Così nacque la contrattazione articolata, vincolata ai contratti nazionali in modo funzionale al raggiungimento di obiettivi specifici nelle singole realtà aziendali. Quel modello è oggi proposto intelligentemente per controbilanciare gli effetti della crisi.

È una prospettiva lungimirante da non abbandonare e da diffondere. Una maggiore efficienza dei sistemi produttivi, se governata da soggetti collettivi capaci e rappresentativi, è una risorsa contro le derive di una flessibilità non regolamentata e dunque potenzialmente rischiosa per la garanzia dei diritti fondamentali dei lavoratori.

Fotografia di Daniela Tartaglia


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