Un’azione eroica della Resistenza partigiana

Scritto da Bruno Santini |    Aprile 2018    |    Pag. 39

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

Memoria

«Gli eroi son tutti giovani e belli» cantava Francesco Guccini in quello che rimane uno dei suoi capolavori: La locomotiva. Del resto è così che l’immaginario collettivo disegna chi, con sprezzo del pericolo e audacia fuori dal comune, si batte per una giusta causa arrivando perfino a dare la vita per il raggiungimento del suo ideale. E di giovani ce n’erano ben 17 in un fienile in Valibona (un agglomerato di case sulla sommità della Calvana) nella notte tra il 2 e il 3 gennaio del 1944: era un gruppo di partigiani capitanato dal campigiano Lanciotto Ballerini. L’ordine era stato chiaro: «Spostarsi da Monte Morello, raggiungere la montagna pistoiese e ricongiungersi con il gruppo di Manrico Ducceschi». Lanciotto riesce a passare la giornata di Natale con la giovane moglie, poi con i compagni si mette in cammino per la Calvana decidendo di fare una tappa intermedia, appunto, a Valibona. Uno dei partigiani (lo scozzese Stuart Hood, intellettuale fine e sensibile) qualche anno, dopo nel suo libro di memorie, così racconta il faticoso e difficile spostamento: «Al mattino molto presto lasciammo il campo… Fra noi e la Calvana c’era la strada principale e il piccolo fiume (la Marina). Attraversare il fiume fu cosa lenta e difficile. Nella vallata sotto di noi potevamo vedere delle tracce di un campo militare e delle figure che si muovevano intorno». A Valibona abitano tre famiglie di mezzadri: i Lastrucci, i Fioravanti e gli Arrighini. Non hanno mai visto dalle loro parti dei partigiani e quindi sono diffidenti verso quei ragazzi armati, ma poi si mostrano comprensivi quando Ferdinando Puzzoli detto “Nandino” (vera mente politica ed il più esperto del gruppo) fa sfoggio della sua eloquenza e tranquillizza tutti. Ai partigiani viene messo a disposizione il grande fienile da cui si può tenere d’occhio tutta la valle. Qui il gruppo si ferma per alcuni giorni e raccoglie informazioni sulle forze nazi-fasciste nei dintorni. Ma queste operazioni non passano inosservate. Intanto arriva la notte dell’ultimo dell’anno e nei cuori dei ragazzi c’è voglia anche di divertirsi. Si balla, si canta e ci si scorda per un momento delle inquietudini della guerra. Insieme ai contadini c’è un variegato universo: giovani veneti (Danilo Ruzzante, che compie 17 anni proprio il giorno della partenza da Monte Morello, e il pari età Benito Guzzon), jugoslavi (Tommaso Bertovich e Antonio Petrovich, 37 anni in due), soldati dell’Armata Rossa (Vladimiro dalla bella voce tenorile ed il malinconico Mirko), giovani della piana (il campigiano Lanciotto Ballerini e l’amico di sempre Ferdinando Puzzoli con il compaesano Guglielmo Tesi; il diciannovenne sestese Loreno Barinci, così come di Sesto sono Vandalo Valoriani, Corrado Conti, Fernando Buccelli detto “Grillo” e Giuseppe Galeotti soprannominato “Uragano”). Una meticciata di dialetti e idiomi dove il siciliano di Matteo Mazzonello si mescola con il napoletano di Ciro Pelliccia e la “c” aspirata del fiorentino Mario Ori con il sardo di Luigi Giuseppe Ventroni (21enne addetto alla mitragliatrice) e l’inglese forbito di Stuart Hood. Tutti saldamente uniti da un ideale di libertà e giustizia. I repubblichini sanno dell’esistenza del gruppo di partigiani e sono alla ricerca di un contadino esperto del luogo che li guidi al loro nascondiglio. Si rivolgono al mezzadro del podere di Savignano, situato alle porte del paese, ma non ricevono nessuna collaborazione: «Il maresciallo mi chiese di accompagnarlo: No davvero - risposi - i miei “partigiani” eccoli là! e gli indicai due paia di vacche che scodinzolavano sui prati». La moglie del mezzadro, Giuseppina Pergnani, corre ad avvertire i partigiani del pericolo ma questi minimizzano l’urgenza. Hanno deciso di andarsene quando torneranno dal paese Grillo e Uragano e non credono che i fascisti in così poco tempo saranno in grado di raggiungerli, per questo non mettono neanche nessuno a fare la guardia. Saranno invece circondati e sorpresi poco prima dell’alba: Lanciotto Ballerini nel tentativo di rompere l’accerchiamento viene ucciso. Il suo sacrificio vale la salvezza di quasi tutti i compagni (ottenendo per questo la medaglia d’oro al Valor Militare), Vladimiro viene catturato e anch’egli ucciso, così come trova la morte Luigi Giuseppe Ventroni dopo aver a lungo combattuto con il suo fucile mitragliatore. Loreno Barinci, gravemente ferito, si salva solo perché creduto morto. 

 

25 aprile

La Liberazione a teatro

La battaglia di Valibona è al centro dello spettacolo ...tanto stanotte si va via di Bruno Santini che ne è anche interprete con Gionni Voltan. Lo spettacolo, dopo il debutto al Teatro Manzoni di Calenzano il 3 gennaio, va in scena sabato 21 Aprile alla Limonaia di Sesto (ore 10.30), giovedì 26 aprile al Teatro Dante-CarloMonni di Campi Bisenzio (ore 21) e lunedì 30 aprile alla Sala Meucci della Biblioteca Ragionieri di Colonnata (Sesto Fiorentino). L’evento è promosso da Anpi, dai tre Comuni coinvolti e in collaborazione con l’Associazione anziani.

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