La storia e l'arte delle comunità ebraiche di Pisa e Livorno

Scritto da Iacopo Cassigoli |    Maggio 2001    |    Pag.

Giornalista

Itinerari ebraici
Fin dal Medioevo sono rintracciabili documenti e testimonianze che attestano l'esistenza di grandi o piccole comunità ebraiche, di cui si serba il ricordo anche nei toponimi, sia nelle principali città toscane che nei centri minori e persino nelle campagne. Si contavano ben ventuno nuclei ebraici, più o meno consistenti, insediatisi a macchia di leopardo su tutto il territorio. La presenza degli ebrei, che esercitavano prevalentemente i mestieri del prestatore e del banchiere (del resto gli altri mestieri erano loro preclusi), è documentata a Pisa, la cui comunità è la più antica della Toscana, a Volterra, San Miniato, Pescia, Arezzo, Cortona. C'erano piccole ma fiorenti comunità anche a Prato ed Empoli; a Pistoia la piazza dove sorge la chiesa di San Leone, a due passi dalla Cattedrale, era chiamata piazza hebrea e durante la Quaresima veniva obbligatoriamente riservata alla vendita di uova, agnelli ed altri cibi che ai cristiani, in quel periodo, erano proibiti. Quasi tutti questi insediamenti furono di colpo spazzati via quando Cosimo I dei Medici, desideroso di ascendere al grado di granduca, iniziò a perseguire la politica antigiudaica di papa Pio V, ordinando nel 1570 a tutti gli ebrei di concentrarsi in veri e propri ghetti soltanto a Firenze e Siena, togliendo loro anche le patenti per esercitare il prestito. Piccole comunità, tuttavia, continuavano ad esistere a Sovana, Sorano e Pitigliano, feudi della famiglia Orsini, ancora indipendenti dallo stato mediceo. A Pitigliano, che meritò pertanto l'appellativo di "piccola Gerusalemme", celebre ancora oggi per il suo vino kashèr, si possono visitare un suggestivo cimitero e una sinagoga costruita alla fine del Cinquecento.
Con la morte di Cosimo I le normative antiebraiche, anche se non furono mai ufficialmente soppresse, andarono gradualmente perdendo vigore. Nonostante che gli ebrei fossero stati massimamente concentrati nei ghetti di Firenze e Siena, la comunità pisana continuava a crescere e prosperare perché svolgeva nel Granducato un ruolo economico primario, legato ai traffici commerciali.

Da Pisa a Livorno
La sinagoga di Pisa, situata in via Palestro e risalente alla fine del XVI secolo, fu ricostruita nel 1785 e ristrutturata nel 1863 da Marco Treves, uno degli architetti autori del Tempio di Firenze. Il vasto e quadrato interno, con il matroneo situato su un ballatoio sorretto da quattro colonne, presenta un bellissimo aròn — l'armadio che custodisce i rotoli della Torà — affiancato da due colonne in marmo mischio sorreggenti un timpano triangolare. L'altro luogo fondamentale per conoscere la storia degli ebrei pisani è il cimitero, di fondazione medievale, che si trova subito a ridosso di quel tratto delle mura urbane che delimitano piazza dei Miracoli.
Ma la città toscana nella quale si verificò il più importante afflusso di ebrei da tutto il Mediterraneo fu Livorno, che può essere considerata a pieno titolo una delle capitali internazionali dell'ebraismo. La nascita della comunità livornese avvenne di fatto il 10 giugno del 1593 con la promulgazione delle "Lettere Patenti" (note anche come la Livornina) da parte di Ferdinando I de' Medici. Il quale, per dare un decisivo impulso allo sviluppo della città e dell'economia del suo porto franco, in seguito al'insabbiamento di quello di Pisa, invitava gli ebrei e i marrani portoghesi (cioè gli ebrei che erano stati costretti a convertirsi al cattolicesimo) a stabilirvisi con le loro redditizie attività commerciali e di impresa, garantendone in cambio completa libertà personale e di culto. Caso davvero isolato in tutta Italia, Livorno fu l'unica città dove gli ebrei non furono mai rinchiusi in un ghetto.
La sinagoga - costruita nei primi anni del secolo XVII, ampliata nel 1641 e più volte rimaneggiata ed abbellita nel corso dei secoli, fino a quando nel 1875 venne dotata di una nuova maestosa facciata - fu gravemente colpita durante il terribile bombardamento alleato del 1943, che devastò anche il cuore della città. Dopo il conflitto, la comunità ebraica anziché riparare i danni preferì costruire nello stesso luogo (l'attuale piazza Benamozegh) un nuovo tempio, inaugurato nel 1962. Al suo interno è possibile ammirare lo splendido aròn in legno intagliato e dorato, datato 1708, proveniente da Pesaro.
L'oratorio Marini, un edificio neoclassico di via Micali, è sede della scuola materna della comunità e del Museo, in cui sono custoditi, assieme ad un'importante e antica biblioteca, preziosissimi oggetti di culto, testimonianza dell'arte ebraica (non soltanto toscana) dei secoli XVII e XVIII, tra i quali bisogna almeno segnalare una atarà del 1636 (ovvero una corona per il Sèfer Torà, il rotolo su cui è manoscritto il Pentateuco) ed alcuni splendidi arredi tessili ricamati. L'itinerario ebraico livornese si può concludere con la visita all'antico cimitero di viale Ippolito Nievo, aperto nel 1837 in sostituzione dei precedenti, che accoglie interessanti lapidi e monumenti funebri.