Le scelte di Unicoop Firenze in un settore ancora di nicchia, ma in crescita

Scritto da Sara Barbanera |    Settembre 2017    |    Pag. 15

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

 ortofrutta bio Ortofrutta

È più buono, fa bene e piace sempre di più, ma costa anche di più. E proprio di fronte alle differenze di prezzo ci si domanda cosa significa “biologico” e se la differenza valga davvero la pena. Per fare chiarezza su frutta e verdura bio, abbiamo intervistato Alberto Giusti, business manager del reparto ortofrutta di Unicoop Firenze.


Cosa si intende per prodotto biologico?

Biologico è un sistema produttivo che ha come obiettivo il rispetto dell’equilibrio naturale in un’ottica di qualità dell’alimentazione e di tutela dell’ambiente. In agricoltura, è biologico tutto ciò che viene coltivato senza l’utilizzo di concimi diserbanti e pesticidi chimici di sintesi. Questo non significa il ritorno alla natura “nuda e cruda” ma, al contrario, il ricorso a tecniche avanzate come la lotta integrata e la lotta biologica. Inoltre il prodotto biologico è ogm free , deve escludere cioè anche l’impiego di organismi geneticamente modificati.


Bio fa bene? A chi?

Fa bene al consumatore e all’ambiente: un ambiente più sano ha ricadute positive anche sulla salute dell’uomo. Il beneficio è anche diretto perché prodotti liberi da ogm, fitofarmaci o fertilizzanti chimici azzerano il rischio di assunzione di queste sostanze le cui tracce potrebbero essere presenti nei prodotti non biologici, seppure nei limiti della normativa comunitaria, che ha fissato una soglia non nociva per la salute con il regolamento 834 del 2007, rivisto poi nel 2008. Il nostro trend degli ultimi anni ci dimostra che il consumatore è sempre più disposto a spendere a fronte di una maggiore qualità e salubrità dei prodotti. Per quanto riguarda Unicoop Firenze , nel 2016 l’ortofrutta biologica ha raggiunto il 4% del fatturato totale del reparto, con un incremento del 15% a volume e del 19% a valore rispetto al 2015.


Quali le scelte di Unicoop Firenze in questo comparto?

L’aumento delle vendite non è casuale: da tre anni abbiamo inserito l’isola dei prodotti sfusi biologici nei 5 punti vendita di Arezzo, Cascina, Novoli, Prato Pleiadi e Sesto Fiorentino, dove è presente anche il biologico confezionato. Negli altri punti vendita abbiamo raggruppato i prodotti bio freschi e altri prodotti salutistici sempre più richiesti, come la frutta secca bio, in un’area evidenziata con un’apposita cartellonistica. Due novità che hanno favorito un balzo del biologico, in particolare dello sfuso, che è cresciuto del 50% nei valori di vendita e del 40% nei volumi. Il biologico sfuso comporta delle grosse complessità di gestione che ci impediscono di estenderlo a tutti i punti vendita, ma i clienti hanno risposto con acquisti in crescita e apprezzamento massimo in tutte le indagini di gradimento fatte negli ultimi anni. Da ciò la nostra rotta futura in direzione del biologico locale: nei prossimi anni vogliamo consolidare l’attività con i nostri 150 fornitori toscani, distribuiti nelle 7 province, le cui vendite raggiungono oggi il 15% circa del fatturato dell’ortofrutta. Stiamo lavorando con i fornitori locali perché ottengano la certificazione biologica, il che spingerebbe i nostri acquisti di biologico sul territorio. Prodotti freschi e sfusi, risparmi sugli acquisti, una riduzione del numero di passaggi e, non ultimo, minori costi e inquinamento da trasporto: sposare il biologico al locale produrrebbe indubbiamente molti vantaggi, ambientali e economici.


Cosa giustifica i maggiori costi del biologico?

Fare bene all’ambiente richiede investimenti di non poco conto: il biologico prevede infatti distanze molto più ampie fra le piante e la messa a riposo dei terreni con coltivazioni specifiche che li rigenerano senza l’uso di concimi chimici. Il riposo rende i terreni improduttivi dal punto di vista del guadagno e, complessivamente, la resa di prodotto al metro quadro è molto più bassa, addirittura dimezzata rispetto alle normali coltivazioni. Proprio perché è un comparto complesso, vogliamo sostenere i fornitori locali e alzare la qualità del prodotto, riducendo nel contempo i costi e quindi i prezzi: il bio locale è uno degli ambiti in cui investiremo di più per dare concretezza alla missione della nostra Cooperativa.



L’intervistato

Alberto Giusti, business manager del reparto ortofrutta di Unicoop Firenze


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