Pulite nonostante la carica batterica

Ogni tanto anche la trasmissione "Le Iene", si occupa dei problemi del consumatore. In quella andata in onda venerdì 1° febbraio 2008, si è occupata della "Carica batterica delle insalate confezionate". Nel servizio sono stati presentati i risultati di analisi microbiologiche effettuate su buste di insalate pronte all'uso (in gergo: IV gamma),sollevando dubbi sulla sicurezza igienico-sanitaria delle insalate. In nessuna delle 15 buste analizzate sono stati rilevati batteri pericolosi per la salute (Escherichia coli e Stafilococcus aureus), mentre sono state riscontrate elevate cariche batteriche totali, indice, secondo loro, di una scarsa pulizia dei prodotti.
In base all'esperienza di cinque anni con migliaia di analisi effettuate direttamente dai fornitori e da Coop Italia, cerchiamo di fare chiarezza sulle affermazioni fatte nella trasmissione.

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Nel servizio si afferma che nelle 15 buste analizzate non sono stati rilevati batteri pericolosi per la salute dell'uomo (Escherichia coli e Stafilococcus aureus): VERO. Dal 2003, anno di lancio della linea IV gamma a marchio Coop, nessuno dei campioni analizzati è risultato contenere microrganismi patogeni. Le analisi di Coop Italia prevedono la ricerca non solo di E. coli e Stafilococcus aureus, ma anche di batteri estremamente pericolosi quali Salmonella spp., Listeria monocytogenes, Yersinia enterocolitica, E.coli O157:H7, Campylobacter.

Nel servizio si afferma che la carica batterica totale indica il grado di pulizia dei prodotti: FALSO - La carica batterica non è un indice di igiene del prodotto. Ogni tipo di alimento ha caratteristiche diverse (contenuto di acqua, acidità, processo di produzione ecc.) che possono favorire o rallentare la crescita di microrganismi, normalmente del tutto innocui per l'uomo o addirittura utili. Lo yogurt, le mozzarelle, i salumi contengono milioni di batteri, ma non per questo sono pericolosi. Sulle foglie di insalata è presente naturalmente una flora microbica che colonizza la parte esterna del vegetale durante la coltivazione. Gran parte di questi batteri sono strettamente legati alla foglia al punto da impedirne il distacco durante il lavaggio.

In Italia non esiste una normativa che stabilisce dei limiti sulla carica batterica totale per i vegetali di IV gamma: VERO. Tuttavia questo è un classico esempio d'informazione scorretta che distorce la realtà. L'Italia come tutti i paesi dell'Unione Europea è soggetta al Regolamento della Comunità Europea (n° 2073/2005 "Criteri microbiologici applicabili ai prodotti alimentari"), dove sono definiti per ogni tipo di prodotto i limiti microbiologici che indicano l'igiene e sicurezza degli alimenti. Per la IV gamma è indicata per la sicurezza l'assenza di Salmonella spp. e Listeria monocytogenes, mentre per l'igiene la presenza di E. coli in quantità inferiore a 100 - 1000 UFC/g. Non è previsto alcun limite per la carica batterica totale, perché non significativa.

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La carica batterica totale delle insalate dovrebbe essere inferiore a 1 milione per grammo: FALSO. Non esiste alcuna legislazione né alcun presupposto scientifico che permetta di stabilire un limite per la carica batterica totale sui prodotti di IV gamma.

Una carica batterica totale elevata nelle insalate può causare qualche problema intestinale, come gonfiore o gas: FALSO. Sono particolari tipologie di microrganismi, in particolari alimenti, in particolari condizioni e in particolari soggetti, che possono eventualmente causare disturbi più o meno importanti.



Insalate nel mirino
A proposito di insalate pulite e confezionate... hanno preso titoli a tutta pagina anche sui quotidiani del 6 marzo scorso. Questa volta a puntare il dito è la Coldiretti, l'organizzazione delle aziende agricole, sotto accusa il prezzo delle confezioni e dei prezzi che salgono vertiginosamente dal campo al negozio. «Il caso più clamoroso è quello dell'insalata: un chilo di lattuga che porta 40 cent a chi lo ha coltivato, costa un euro e mezzo al mercato, ma lavato e sotto cellophane schizza ad 8 euro». Tutto vero, più o meno, ma l'esempio è forzato: in questo caso non si paga il prodotto, ma il servizio. Cioè si paga la busta per non perdere tempo a lavare e "scattivare" quel famoso chilo di lattuga. Insomma, qualcuno lavora per noi e tutto ciò ha un costo.