Inquinamento da ossido di carbonio ed azoto

Scritto da Letizia Coppetti |    Febbraio 1997    |    Pag.

Giornalista Fiorentina, laureata in lingue e letterature straniere, ha lavorato per tredici anni alla redazione di Firenze dell'Agenzia Ansa, occupandosi sia di cronaca nera che di bianca. Collabora dal 1990 con l'Informatore e dal giugno 2001 a dicembre 2002 si è occupata dei contenuti del sito di Unicoop Firenze. E' stata anche direttore del periodico Celiachia Notizie, house organ dell'Associazione Italiana Celiachia. E' stata coordinatore redazionale dell'Informatore fino al giugno 2006, la rivista dedicata ai soci.

Inquinanti in agguato
Anche nei piccoli centri della Toscana ossidi di carbonio ed azoto rovinano l'aria
Il sindaco di Firenze, quando non usa la bicicletta, va a metano. La sua Lancia Thema (e prossimamente tutte e dieci le ìauto blu' del Comune di Firenze) è stata infatti convertita al metano, meno inquinante rispetto agli altri tipi di carburante. Il Comune sta provvedendo anche alla conversione delle centrali termiche attualmente a gasolio (per ora 63 su 122, con un abbattimento delle emissioni del 99,9% per l'ossido di zolfo, del 93,4% per le polveri e del 62,3% degli ossidi di azoto) e degli autobus dell'Ataf. L'obiettivo è la riduzione del biossido di azoto, il principale inquinante dell'aria fiorentina.
«In inverno - afferma il dottor Antongiulio Barbaro dell'Unità operativa di Fisica ambientale dell'Arpat - le principali fonti di inquinamento atmosferico nelle città sono gli impianti di riscaldamento e il traffico veicolare. I primi contribuiscono per il 30% circa, con punte del 50% nei periodi più freddi». Le emissioni degli impianti di riscaldamento variano a seconda del tipo di alimentazione: il biossido di zolfo e di azoto sono più rilevanti nel caso di impianti a gasolio, mentre da quelli a metano si hanno prevalentemente emissioni di ossidi di azoto, anche se ridotti del 30% rispetto agli altri impianti termici.

Estate e inverno
Attualmente, a Firenze, i nemici principali dell'aria che respiriamo sono l'ozono nei mesi estivi e il biossido d'azoto in quelli invernali. «Quest'ultimo da tre anni - aggiunge il dottor Barbaro - supera i limiti di legge di qualità dell'aria in due stazioni della rete di monitoraggio (viale Fratelli Rosselli e via Ponte alle Mosse) ma, durante gli episodi più negativi, subisce incrementi consistenti e generalizzati in tutta la città». Questo perché i processi di combustione, di qualsiasi tipo, producono monossido di azoto, che nell'atmosfera si trasforma in biossido di azoto. Il tempo necessario per questa trasformazione determina la sua diffusione sull'intera area urbana. I livelli di monossido di carbonio sono andati invece diminuendo grazie alla progressiva introduzione delle marmitte catalitiche e alle campagne di controllo delle emissioni (il 'bollino blu'). I fumi di combustione, emissioni tipiche dei motori diesel e degli impianti di riscaldamento a gasolio o ad olio, contengono invece polveri in cui sono presenti idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), classificati come cancerogeni.

Firenze piange, la Toscana non ride
Da una ricerca condotta dal dipartimento di tossicologia dell'Università di Firenze è emerso che i livelli di Ipa in tre città (Carrara, Arezzo e Firenze), non si discostavano di molto, d'inverno, da quelli presenti in dieci piccoli centri urbani (Barga, Sansepolcro, Sticciano, San Gimignano, Figline, Volterra, Cortona, Greve, Montepulciano e Pitigliano). La causa, oltre alla minore diffusione degli impianti di riscaldamento a metano, è l'abitudine di accendere legna nel camino o carbone nelle stufe e di bruciare all'aria aperta foglie secche e legna. Inoltre anche Pisa, per la prima volta dopo sei anni, nel dicembre scorso è stata costretta a ricorrere al blocco del traffico, a causa del superamento del livello di attenzione del monossido di carbonio (che secondo il Rapporto annuale sulla qualità dell'aria curato da Regione, Province e Arpat, supera lo standard di qualità anche in una postazione a Lucca e una a Viareggio).

Aria e salute
Quali sono gli effetti di questi inquinanti sulla salute umana? «Le alte razioni più frequenti ed importanti - affermano gli esperti dell'Azienda sanitaria di Firenze - sono a carico dell'apparato respiratorio, con aumento della mortalità, maggiore incidenza di tumori e di infezioni delle vie respiratorie, più alta frequenza di crisi asmatiche». Le persone più sensibili all'esposizione agli inquinanti atmosferici sono i bambini, gli anziani e tutti coloro che sono affetti da disturbi cardio-polmonari cronici. I bambini presentano una maggiore frequenza di infezioni respiratorie acute (bronchiti, bronchioliti, polmoniti, otiti) mentre negli adulti i danni sono aggravati dall'abitudine al fumo, anche 'passivo'. Il particolato, ma anche il biossido di zolfo e di azoto, sono in grado di scatenare crisi asmatiche, e l'esposizione alle polveri sospese fa diminuire la funzione polmonare. L'azione dannosa dell'ossido di carbonio si evidenzia con l'ischemia del miocardio e con l'aumento di malattie cardiovascolari, mentre il benzene ha un'azione cancerogena.
Il cocktail di sostanze a cui siamo giornalmente esposti è insomma micidiale. Ma qualcosa si sta muovendo, anche se con tempi non esattamente rapidi. La Provincia sta ultimando il censimento delle emissioni, che prenderà in esame anche forme di inquinamento poco conosciute come quelle derivanti dalle sostanze organiche volatili (causate da vernici e solventi usati a livello industriale).
Il progetto 'Metano per l'Ambiente' portato avanti dall'assessorato fiorentino alla mobilità prevede, dopo scuole, sedi comunali e insediamenti giudiziari, la metanizzazione degli insediamenti militari e di altre strutture pubbliche, oltre a interventi sulla flotta dei taxi e di grandi aziende. I tecnici comunali stanno inoltre valutando l'utilizzo di altri tipi di impianti di riscaldamento, come la caldaia con bruciatore a ceramica. Costa il doppio, ma abbatte il biossido di azoto dell'80-90%. L'assessore regionale all'ambiente Claudio Del Lungo, infine, ha recentemente proposto blocchi preventivi del traffico (eventualmente anche per ciclomotori e auto catalizzate), solo bus elettrici nel centro storico e, sull'esempio del Comune di Roma, controlli su tutti gli impianti di riscaldamento unifamiliari.

L'aria in Toscana
Daniele Grechi
Nelle aree industriali la situazione è migliorata rispetto agli anni '80, tuttavia l'anidride solforosa è ancora presente in concentrazione elevata a Livorno, Collesalvetti, Bagni di Lucca e San Romano. Le aree urbane, invece, presentano elevati livelli di inquinamento (proporzionali alle loro dimensioni) a causa di traffico e riscaldamenti. La situazione più critica è a Firenze, ma anche i Comuni della fascia metropolitana e città come Arezzo, Livorno, Lucca, Pisa, Prato e Viareggio presentano livelli di inquinamento elevati. Pur non essendo coperte dalla rete di monitoraggio, infine, è possibile ipotizzare che l'inquinamento sia significativamente alto anche a Grosseto, Massa, Carrara, Pistoia e Siena. In sostanza, oltre la metà della popolazione toscana vive in aree con cattiva o mediocre qualità dell'aria.
Per saperne di più
E' possibile richiedere copia del 'Rapporto sulla qualità dell'aria' al Dipartimento Ambiente della Regione Toscana, via di Novoli 26, tel. 055/4382111.

Stop al traffico in cucina!
In cucina la concentrazione di biossido di azoto - dovuto alla combustione del gas nei fornelli - può arrivare fino a 800 microgrammi per metro cubo, il doppio del limite previsto per lo stato di allarme nelle città. E' meglio quindi cambiare spesso l'aria della stanza, usando la cappa aspirante o aprendo la finestra. «E' stato riscontrato - afferma il dottor Gaetano Marchese, dell'Unità operativa di Igiene pubblica della Usl di Firenze - che i danni all'apparato respiratorio sono più evidenti nei bambini che abitano in case con cucine a gas piuttosto che in quelli residenti in case con cucine elettriche». L'inquinamento è presente anche nelle altre stanze della casa, negli uffici, nelle scuole e negli ospedali e in genere in tutti i luoghi chiusi. «Oggi, per avere un elevato isolamento termico - continua il dottor Marchese - gli edifici sono sempre più ermetici, con pochi ricambi d'aria con l'esterno e conseguente aumento delle concentrazioni di inquinanti». Le forme di inquinamento più significative, oltre a quella dovuta ai fornelli, sono il fumo di tabacco, la formaldeide e composti organici volatili rilasciati da mobili, laminati in formica, materiali isolanti, moquette, prodotti utilizzati per la pulizia, ma anche carta e tessuti. Anche gli impianti di condizionamento dell'aria possono costituire, nei casi di cattiva manutenzione, un mezzo di dispersione per alcuni agenti infettivi, come influenza e morbillo. «Per migliorare la qualità dell'aria negli ambienti chiusi - conclude Gaetano Marchese - occorre migliorare la ventilazione dei locali, far revisionare e pulire periodicamente gli impianti di condizionamento, utilizzare cappe di aspirazione collegate all'esterno. Nelle nuove costruzioni vanno eliminati tutti i materiali e le sostanze la cui tossicità è accertata e, negli uffici, vanno separati i luoghi di lavoro da quelli dove si conservano gli archivi cartacei e macchine come stampanti o fotocopiatrici».