La presenza degli anglosassoni a Firenze

Scritto da Edi Ferrari |    Settembre 2003    |    Pag.

Giornalista. Dal 1988 nel magico mondo della comunicazione (uffici stampa, pubbliche relazioni, editoria, eccetera), e con una quasi (senza rimpianti) laurea in Lettere, collabora con Unicoop Firenze anche per l'aggiornamento dei contenuti del sito internet, per le pagine del tempo libero. Ha lavorato anche nella redazione di Aida (attuale Sicrea), dove si è occupata principalmente della realizzazione di trasmissioni televisive, fra le quali anche InformaCoop. Per l'Informatore si occupa delle pagine degli "Eventi".

'Oh come appare bella Firenze vista dalla sommità di un colle in una chiara e limpida mattinata! Guardatela laggiù davanti a voi, nella valle illuminata dal sole, rallegrata dalle acque dell'Arno tortuoso e racchiusa in giro da alte colline! Guardate le cupole le torri e i palazzi che si ergono in un gruppo scintillante, circondato dalle fiorenti campagne e risplendenti al sole come oro!'.
Sono parole di Charles Dickens, l'autore di 'David Copperfield', che così descrive la sua visione di Firenze, arrivando in carrozza in cima al colle sotto cui si distende tutta la città.
Furono proprio gli inglesi a eleggere Firenze quale capitale artistica del mondo, e la resero una tappa importante del Grand Tour, il lungo viaggio attraverso l'Europa, e l'Italia in particolare, la cui moda si diffuse fra il 16° e il 19° secolo fra i giovani dei ceti abbienti e gli intellettuali: un viaggio nell'arte e nella cultura, per il completamento e l'affinamento dell'educazione; ma anche una sorta di viaggio di iniziazione, di rito di passaggio all'età adulta, così come descritto anche dal bel film di James Ivory 'Camera con vista'.

Così, alla seconda metà del 19° secolo, un terzo dei cittadini di Firenze era costituito da stranieri, la maggior parte dei quali anglosassoni. Una colonia numerosa, della quale hanno fatto parte il poeta e prosatore Walter Savage Landor, i Browning (Robert e Elizabeth, con il loro salotto letterario in Casa Guidi di via Maggio), solo per citarne alcuni. Gli anglo-fiorentini formavano una comunità colta, tanto da far scrivere ad una studiosa che essi 'scrivevano tutti: se spronati da desiderio di guadagno o di fama: versi articoli romanzi; se mossi soltanto da nostalgia degli amici lontani: lettere diari memorie, in seguito dagli autori stessi o dai loro deferenti eredi raccolti e dati alle stampe'.
Ma erano anche accaniti lettori, sempre alla ricerca della novità libraria: per questo c'era l'Institute of Florence, fondato dai discendenti degli inglesi italianizzati del Risorgimento, che aveva forse la più ricca biblioteca in lingua inglese di tutt'Italia: la library dell'istituto è ancora nel Lungarno Guicciardini e oggi, con il nome di Harold Acton Library, conta oltre 50 mila volumi, in gran parte in lingua inglese e di diverse discipline.

Una vera e propria istituzione, figlia di questo lungo amore fra gli inglesi e Firenze: fu proprio la colonia degli intellettuali inglesi residenti, assieme ad alcune grandi personalità locali, come Gaetano Salvemini e Pasquale Villari, a fondare, nel 1917, il British di Firenze, con lo scopo di sviluppare i rapporti culturali fra la Gran Bretagna e la Toscana; dal 1951, grazie alla Convenzione Culturale Anglo-Italiana, rappresenta ufficialmente la cultura britannica in Italia. Attualmente è riconosciuto dall'Inghilterra e dal Galles come ente morale senza scopo di lucro con fini educativi, dalla Regione Toscana come istituto culturale di rilievo regionale.
Un vivace centro di scambio culturale, che, negli anni, ha visto il passaggio di molti personaggi noti (il poeta Clemente Rebora ne è stato direttore negli anni '30 del secolo scorso; Marion Catherine Cave, nel decennio precedente, faceva parte del corpo docente, prima di sposare Carlo Rosselli) e meno noti. Fino a ricevere, nel novembre dello scorso anno, la visita di Carlo d'Inghilterra, o meglio, di Sua Altezza Reale il Principe del Galles. Suggello di un lungo rapporto fra i due popoli e le due culture. Una storia che continua.

Sezione soci Le Signe
Ingelse all'iper
La sezione soci, in collaborazione con The British Institute of Florence, offre la possibilità di frequentare i corsi di inglese organizzati dall'Istituto con una speciale convenzione, a 830 euro invece di 920 euro. Il corso, di 90 ore totali, inizia a ottobre e termina a giugno; ogni lezione dura 90 minuti, la frequenza è di due
giorni a settimana, e gli orari sono pomeridiani e serali. A settembre sarà possibile effettuare presso la sede dell'Ipercoop di Lastra a Signa il test di ingresso, fondamentale affinché ogni studente (adulto o ragazzo che sia), venga inserito nel corso adeguato. Il test non comporta l'obbligo di iscrizione. Per la durata del corso, inoltre, tutti gli studenti diventano membri della Biblioteca e possono usufruire di tutti i servizi offerti dall'Istituto.
Info: sezione soci Le Signe, tel. 0558749221, The British Institute of Florence, tel. 055267781.