Una mostra a Firenze dedicata a questa magnifica pietra

Scritto da Edi Ferrari |    Giugno 2006    |    Pag.

Giornalista. Dal 1988 nel magico mondo della comunicazione (uffici stampa, pubbliche relazioni, editoria, eccetera), e con una quasi (senza rimpianti) laurea in Lettere, collabora con Unicoop Firenze anche per l'aggiornamento dei contenuti del sito internet, per le pagine del tempo libero. Ha lavorato anche nella redazione di Aida (attuale Sicrea), dove si è occupata principalmente della realizzazione di trasmissioni televisive, fra le quali anche InformaCoop. Per l'Informatore si occupa delle pagine degli "Eventi".

Inganno sublime
Provate a digitare la parola "scagliola"
in un qualsiasi grande motore di ricerca su internet, e scoprirete quanto questa arte antica sia ancora diffusa in Toscana, fra negozi, mostre e naturalmente botteghe artigiane.

La scagliola - un particolare tipo di minerale, la selenite, che si presenta in natura sotto forma di cristalli lamellari, a scaglie, e che possiede qualità di trasparenza e lucentezza - è la protagonista della mostra "Scagliola inganno sublime" alle Pagliere di Porta Romana, a Firenze, fino all'11 giugno. Organizzata da Openup Consulting in collaborazione con il Consorzio Terre del Levante Fiorentino, la mostra fa parte della serie di eventi de "Il Genio Fiorentino", l'iniziativa promossa dalla Provincia di Firenze e dai 44 Comuni che la compongono, che si propone proprio di favorire la riscoperta delle radici del territorio e delle sue eccellenze.
E vere eccellenze sono le opere in scagliola presentate dalla mostra, che raccoglie pezzi che vanno dal 1600 al 1900 appartenenti alla collezione privata di Bianco Bianchi, artigiano fiorentino che ha scelto di dedicare la sua vita alla produzione di scagliola e alla raccolta e al restauro di pezzi antichi.

Le qualità della scagliola erano già note agli antichi Romani che, come racconta Plinio il Vecchio, la usavano in occasione dei giochi circensi per rivestire le pareti del Circo Massimo, al fine di ottenere un piacevole candore. La svolta, se così si può dire, avviene alla fine del Seicento quando, prima in Germania e poi in Italia, si scopre che polverizzandola e unendola a colle animali, pigmenti e acqua, la scagliola dà vita ad un impasto da utilizzare nell'edilizia per i rivestimenti delle pareti, o per comporre intarsi colorati, data la durezza e la resistenza che mantiene una volta essiccata.
Da Carpi, considerata la patria natia di questa nuova tecnica, l'intarsio in scagliola si diffuse nel resto d'Italia. In Toscana il pieno riconoscimento delle sue qualità si deve, nel Settecento, al monaco vallombrosano Enrico Hugford, che «dovecché gli altri non seppero con essa (la scagliola) imitare il colorito dei marmi o qualche scherzosa immagine, egli, perfezionandola nel pulimento, la ridusse ancora, quanto al disegno, a rappresentare tutto ciò che la prospettiva ed il pennello può inventar di più vago». Provate a cercare, dopo aver visitato la mostra, lavori in scagliola per esempio nella chiesa di San Miniato al Monte, agli Uffizi, a Palazzo Pitti, all'Opificio delle Pietre Dure, ma anche a Settignano, nel Chianti, nel Valdarno, nella Valdisieve, e naturalmente all'Abbazia di Vallombrosa, dove si trovano ancora molte opere di Hugford.
È infine nell'Ottocento che a Firenze, con l'istituzione della cattedra all'Accademia delle Belle Arti e poi a Livorno, ci furono gli ultimi significativi esempi di questa lavorazione, poi riscoperta da Bianco Bianchi intorno al 1950.

In mostra vengono esposti i pezzi più preziosi e significativi della ricca collezione della famiglia Bianchi, iniziata dal padre Bianco e portata avanti con passione dai figli. Si tratta di un vero e proprio percorso guidato attraverso i misteri di questa tecnica affascinante ma poco conosciuta. La scelta delle opere illustra quella che è stata l'evoluzione di quest'arte nei secoli e la sua differenziazione nelle varie scuole regionali.

Accanto alla mostra una serie di eventi collaterali: saranno attivati laboratori aperti con maestri artigiani, incontri con studenti, in particolare dell'Accademia d'Arte e di Istituti d'arte presenti sul territorio, corsi professionali che si svolgeranno in contemporanea alla mostra. L'esposizione sarà poi riproposta sul territorio, con alcuni pezzi pregiati, dal 2 al 30 settembre presso il Museo di Arte Sacra di San Clemente a Pelago e dal 23 settembre al 5 novembre presso la Villa Poggio Reale a Rufina. L'ingresso costa 4,80 euro, per i soci 3,80 euro.