Scritto da Isabella Puccini |    Ottobre 2001    |    Pag.

Giornalista

In Mozambico
Infanzia negata
migliaia di bambini vivono per strada, adattandosi alle pessime condizioni igieniche e al grave stato di denutrizione. Molti non sanno nemmeno cosa significhi andare a scuola. Ma fin dalla tenera età conoscono fin troppo bene le regole della prostituzione.
Un fenomeno dilagante, che colpisce soprattutto le nuove generazioni, modificando il sistema di valori della società e destabilizzando così anche la struttura familiare. Negli ultimi anni, poi, oltre all'aggravamento quantitativo del fenomeno, si assiste anche alla diminuzione dell'età media dei ragazzi.
Due terzi della popolazione vivono in condizioni di estrema povertà. Responsabili le frequenti inondazioni e la terribile guerra che per circa trent'anni ha insanguinato il paese. Un conflitto estenuante, che ha messo in ginocchio le già provate comunità rurali, riducendole ad una condizione disperata. Spesso sono proprio le famiglie, non più in grado di mantenere i figli, a spingere i piccoli all'avventura della strada. Qui li aspetta una vita dura e pericolosa, esposta ad ogni tipo di violenze e soprusi. La maggior parte dei minori soffre gli effetti della malnutrizione e delle precarie condizioni igieniche, e non ha accesso alle strutture sanitarie di primo soccorso.
E' questo il contesto in cui si inserisce il progetto di solidarietà promosso da Unicoop Firenze e Arci, in collaborazione con la Croce Rossa Mozambicana.
A Beira e a Maputo sono allestiti i due centri di accoglienza. Dove i bambini trovano cibo, assistenza, istruzione, formazione professionale e accesso alle strutture sanitarie. «Abbiamo adottato 400 bambini — ci racconta Claudio Vanni, che per conto di Unicoop Firenze si è recato di persona nel paese — che riusciamo a coinvolgere in modo permanente in tutte le attività dei centri. E' incredibile rendersi conto che, malgrado tutte le avversità che incontrano, questi ragazzi conservano una straordinaria vitalità e voglia di imparare».
Un elemento davvero importante, visto che l'obiettivo è offrire loro un'alternativa di vita.
«Ci occupiamo anche della formazione del personale. Vogliamo preparare al meglio sia gli educatori di strada che i futuri amministratori dei centri di accoglienza — aggiunge Claudio Vanni —. Inoltre stiamo cercando di sensibilizzare gli abitanti delle vicine città, per coinvolgerle attivamente alla vita del centro e per prevenire così l'abbandono dei minori».
Unicoop Firenze, inoltre, sta finanziando l'allestimento di un laboratorio per la formazione professionale di base.

Per adottare a distanza i bambini del Mozambico si può versare il contributo annuale di L. 720.000 (rate mensili di L. 60.000). I versamenti si fanno sul c.c. 508080 della Banca Popolare Etica, piazzetta Forzathè 2, Padova, intestato a "Arci cultura e sviluppo" causale "Campagna Unicoop Firenze/Mozambico".
Per saperne di più contattare l'Arci Toscana in orario d'ufficio allo 0552638867.