Un disturbo dell'apprendimento, che spesso viene scambiato per svogliatezza o incapacità

Scritto da Alma Valente |    Novembre 2010    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

La fantasia e l'intelligenza stanno nel cuore e nella mente, aldilà della difficoltà di saper leggere o scrivere. Alcuni ragazzi che hanno dei problemi, pur essendo normalmente intelligenti, o anche superiori alla media, appaiono a genitori ed insegnanti incapaci o svogliati, mentre sono semplicemente dislessici. Alcuni pensano che la dislessia sia un disturbo psichiatrico.

«Assolutamente no, - dice Renzo Guerrini, professore ordinario di Neuropsichiatria infantile dell'Università di Firenze, direttore della Unità operativa complessa di Neurologia pediatrica dell'Ospedale Meyer, - si tratta di un disturbo specifico dell'apprendimento. Consiste in una difficoltà ad acquisire la lettura in epoca abituale, da parte di soggetti che non presentano deficit associati, anche se spesso è presente difficoltà di ortografia; questa condizione viene definita dislessia-disortografia. Questo tipo di disagio è presente, secondo diversi studi, in circa il 10% dei bambini, ma non si può parlare di dislessia prima dei 7 anni».

Come si manifesta?
«L'aspetto più caratteristico, afferma il professor Guerrini, è la confusione di singole lettere che corrispondono ad un modo di essere pronunciate simile come la F e la V, la P e la B, o di lettere simili, ma con diverso orientamento nello spazio (per esempio p-q, d-b) o che differiscono per dei particolari (q-g, f-t, m-n). Vi possono essere inversioni (per esempio am-ma, ot-to), omissioni (per esempio visto-vito, scala-sala), o diversi tipi di aggiunte o sostituzioni. Altre volte si osserva una difficoltà ad eseguire le tecniche di lettura necessarie ad una corretta comprensione del testo scritto da sinistra verso destra e dall'alto verso il basso, con frequenti salti di parole o di righe. Una caratteristica molto frequente è la difficoltà a leggere in modo scorrevole con pause ed enfasi appropriate. La comprensione del testo è generalmente superiore a quello che si potrebbe credere, tuttavia, se non si inizia un trattamento, le difficoltà scolastiche, inizialmente limitate alla lettura, possono coinvolgere la capacità di apprendere in generale».

Si può fare una diagnosi precoce?
«La diagnosi precoce è piuttosto semplice se nell'ambiente scolastico e in quello domestico si è attenti a come il bambino organizza la lettura. Certo il piccolo non deve essere posto troppo sotto pressione, gli va lasciato il tempo di organizzare la lettura e la scrittura, altrimenti c'è il rischio che sviluppi una insicurezza che può peggiorare le cose. I meccanismi dell'attenzione nel bambino di 6-7 anni sono ancora molto delicati. Tuttavia se le difficoltà persistono oltre i limiti "fisiologici", o se il ragazzo mostra un disinteresse per le lettere e le parole scritte, cercando di evitare di mettersi alla prova, è opportuno procedere ad una valutazione che abbia un vero significato diagnostico, al fine di avviare un programma riabilitativo. I neuropsichiatri infantili e i neuropsicologi dell'età evolutiva sono in possesso delle competenze necessarie. La diagnosi di dislessia può essere fatta solo in seconda o terza elementare, ma alcuni segnali possono essere colti in epoca più precoce».

Una volta accertato il disturbo, cosa bisogna fare?
«Vanno messe in atto iniziative che tutelino il bambino dal rischio di una ridotta autostima e di disagio psicologico. È indispensabile che ai genitori sia illustrata da parte di esperti la natura esatta del disturbo di apprendimento, affinché essi assumano un atteggiamento di sostegno piuttosto che di critica verso il piccolo. Il soggetto dislessico non deve essere sottoposto a continue sollecitazioni dovute alla convinzione erronea di genitori o insegnanti che si tratti di un problema di scarso impegno correggibile con un semplice sforzo di "volontà" o di "attenzione". Va soprattutto evitato che il bambino dislessico sia sottoposto ad un metodo d'apprendimento non individualizzato».

Qual è il ruolo degli insegnanti?
«Nonostante negli ultimi anni vi sia stata una notevole sensibilizzazione del pubblico e degli insegnanti sulla natura e le conseguenze di questo problema, il bambino dislessico soffre ancora di notevoli difficoltà nel percorso scolastico. Il Ministero della pubblica istruzione, dal 2004, ha emanato raccomandazioni affinché gli insegnanti utilizzino strumenti che agevolino l'apprendimento di bambini e ragazzi dislessici e che consentano di applicare nei loro riguardi una valutazione specifica in tutte le fasi del percorso scolastico, inclusa la valutazione finale. Gli insegnanti hanno un ruolo fondamentale nel programmare per il bambino un piano che tenga conto in modo individualizzato delle sue difficoltà, offrendogli modalità alternative di apprendimento di quanto contenuto nei testi. Per i dislessici non si ritiene opportuno, nella scuola italiana, l'appoggio di un insegnante di sostegno. Tuttavia un percorso riabilitativo è necessario e può essere avviato anche fuori dalla scuola».

Chi si deve fare carico dei problemi clinici e riabilitativi?
«Gli aspetti clinici e il piano riabilitativo sono di competenza del neuropsichiatra infantile e del neuropsicologo. Gli aspetti riabilitativi possono essere affidati al logopedista o anche a un pedagogista con una formazione in questo settore. Vanno effettuate valutazioni periodiche, a cadenza programmata, con una misurazione dei progressi che si avvalga anche dell'uso di materiale standard, per poter rimodulare adeguatamente il piano di lavoro sulla base di quanto rilevato, confrontandosi sempre fra chi svolge il lavoro riabilitativo, i genitori e gli insegnanti».

Anche personaggi famosi, addirittura dei veri geni, come Leonardo da Vinci, Albert Einstein, Galileo Galilei e Isaac Newton, ma anche John Lennon, Walt Disney erano dislessici.

Iniziative in Toscana
Renzo Liccioli, referente regionale della Toscana per i disturbi specifici dell'apprendimento (DSA) ci informa che   sono già in atto, nel territorio regionale, alcune iniziative tese ad aumentare la sensibilità al problema, che consistono principalmente in: a) progetti di screening nelle classi I e II della scuola primaria, b) sportelli di consulenza attivi all'interno delle scuole, c) iniziative di formazione per i docenti, d) diffusione di materiale divulgativo nelle scuole. Tutto ciò ha portato dei buoni risultati, ma, per progredire ancora nel campo della consapevolezza del problema, sono stati stipulati diversi protocolli di intesa tra enti pubblici e privati operanti nel territorio regionale.


Diegno di Lido Contemori


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