60 i centri antiviolenza in Toscana dove chiedere aiuto. Oltre 3000 le richieste

Scritto da Rossana De Caro |    Novembre 2012    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

In Italia ogni due giorni viene uccisa una donna dal partner o dal suo ex.

Un dato sconcertante che fa capire come la violenza sulle donne sia un tema oggi quanto mai forte e scottante. Ma come uscire da questa spirale di violenza che spesso nasce e si perpetra proprio fra le mura di casa?

Ci spiega Nicoletta Livi Bacci, socia fondatrice e responsabile delle case rifugio dell'associazione fiorentina Artemisia, centro antiviolenza di Firenze: «In Italia c'è una rete nazionale la cui sede è a Roma, Di.Re cioè Donne in rete contro la violenza, che raccoglie 60 centri antiviolenza e che ha il compito di costruire un'azione politica nazionale per promuovere un cambiamento culturale della società italiana nei riguardi del fenomeno della violenza maschile sulle donne rivolgendosi anche al Governo. Poi ovviamente ci sono le reti regionali, fra cui quella toscana, Coordinamento regionale Tosca, nata 4 anni fa. Raggruppa 12 centri antiviolenza sparsi per la regione che operano in modo simile, dotati di staff professionali (psicologhe, psicoterapeute, operatrici) e che hanno ricevuto l'anno scorso oltre 3000 segnalazioni»

 

Perché questa rete, a cosa serve?

«Indubbiamente la rete è un interlocutore più forte nei confronti delle istituzioni quando ci sono delle specifiche richieste da fare».

 

Come si finanziano i centri?

«In parte con sovvenzioni pubbliche: comune, provincia, società della salute e di privati. Noi di Artemisia abbiamo anche una convenzione con Unicoop Firenze che ci fornisce, nell'ambito del progetto "Buon Fine", prodotti buoni ma vicini alla data di scadenza o con confezioni sciupate, che noi portiamo alle case rifugio o distribuiamo ad altre donne che si rivolgono al centro. Ed è una grande risorsa»

 

Quante segnalazioni avete ricevuto e chi si rivolge a voi?

«Nel 2011 sono state 1179 le richieste di aiuto che abbiamo ricevuto al nostro centro, di cui 665 nuove. Perlopiù sono donne tra i 18 e i 49 anni, di nazionalità italiana (80%) e straniera che hanno subito vari tipi di violenza: da quella fisica e psicologica, la più numerosa (52%), a quella sessuale o lo stalking».

 

Chi sono gli autori di queste violenze?

«In maggioranza i partner (55%) o gli ex (20%), parenti o conoscenti (26%), solo in minima parte gli sconosciuti (3%). Questi sono dati interni del nostro centro; mancano ovviamente i dati della polizia e degli ospedali»

 

Cosa trovano le donne che si rivolgono a voi?

«Sostegno sotto tutti i punti di vista. Operatrici qualificate, consulenza legale gratuita. Artemisia è stata fondata nel 1991 e nel '94 è stato aperto il centro in via del Mezzetta. Abbiamo due case rifugio segrete, strutture che servono a proteggere le donne prima che arrivino le misure di protezione ufficiali del tribunali (per evitare ad esempio che i partner si avvicinino a loro o che portino via i figli, anche se ora con la legge dell'affidamento condiviso le cose sono cambiate). Qui le donne possono stare non più di sei mesi, periodo in cui devono rifarsi la propria vita dalla casa al lavoro e soprattutto tornare a credere in se stesse come donne. Nell'anno passato abbiamo ospitato 34 persone fra donne e figli ».

 

Che consiglio direbbe ad una donna che vive il dramma della violenza?

«Di chiedere aiuto, di telefonarci senza indugio, fare un colloquio, maturare una decisione. È importante sapere che le soluzioni ci sono, è un percorso lungo e difficile, ma possibile. Uscire dalla violenza si può e noi siamo in grado di dare un aiuto».

 

Nella foto l'intervistata: Nicoletta Livi Bacci, socia fondatrice e responsabile delle case rifugio del Centro antiviolenza Artemisia

 

Info: Artemisia: 055602311 (lun-ven 9-17); www.artemisiacentroantiviolenza.it; Tosca: 0583997928; tosca@prontodonna.it

 


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