Professori sul palco per raccontare curiosità e aneddoti del passato. E il successo di pubblico conferma che l’intuizione è giusta

Scritto da Bruno Santini |    Dicembre 2008    |    Pag.

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

In coda per ascoltare la storia” titolava il quotidiano La Repubblica del 27 ottobre in riferimento al primo appuntamento di “Lezioni di storia – Gli anni di Firenze” la bella iniziativa ideata e progettata da Editori Laterza e promossa dal Comune di Firenze. «Una fila interminabile e posti esauriti al cinema Odeon - si leggeva - dove quasi seicento spettatori hanno seguito il racconto del professor Alessandro Barbero sulla battaglia di Campaldino, del 1289, a cui partecipò anche Dante. Molti sono stati costretti a rinunciare per esaurimento dei posti». Numeri quasi da concerto rock, e sul palco la storia applaudita come una celebrata superstar…

«È innegabile che si tratti di un successo - dice Franco Cardini, protagonista del secondo appuntamento in cartellone, quello di novembre, dedicato alla Congiura dei Pazzi -. Certo, va sottolineato che Barbero è un divulgatore molto conosciuto ed apprezzato, e forse tra qualche incontro il fattore novità si affievolirà. Come cultori di storia non dobbiamo e non possiamo cantar vittoria; prendiamo atto, questo sì, della buona accoglienza riservata all’iniziativa». La storia dunque sale sul palco e si fa spettacolo. Che pubblico trova seduto in platea?

«Certamente non quello universitario a cui siamo più abituati a rivolgerci… E questo determina la metamorfosi che il nostro raccontare deve subire. Un linguaggio più popolare, meno didattico, che tiene più conto delle curiosità e degli aneddoti. Se qualcuno, com’è accaduto, ha da ridire su questa impostazione non possiamo farci niente».

Come si può convincere quella parte di pubblico che quasi spaventato dalla storia se ne mantiene a debita distanza pur avvertendone il richiamo? «È una scusa, la storia non ha mai fatto paura a nessuno! Bisogna provare… Come quando si ha bisogno di un vestito e si va dal sarto o in un negozio. Tempo fa ho partecipato ad una bella iniziativa organizzata dalla sezione soci Coop di Gavinana, che ha avuto un successo straordinario. Ecco io sono sicuro che, adesso, quando il socio andrà a mangiare la cacciagione a Poppi, fermandosi sulla piana di Campaldino penserà a quel giugno del 1289 quando, in quello stesso luogo, si affrontarono l’armata aretina dei Ghibellini e quella fiorentina dei Guelfi».

Dal cinema alla radio

Avvicinarsi alla storia, a piccoli passi. È la stessa filosofia adottata dalla rivista “Microstoria” (Nuova Toscana Editrice), che quest’anno festeggia i suoi 10 anni di vita. Il suo direttore e fondatore Fabrizio Nucci è un accanito sostenitore della tesi che l’analisi territoriale dei piccoli fatti è estremamente utile per comprendere i grandi. «Ginsburg sostiene che la storia è come una foresta: per conoscerla bisogna cominciare a studiare il singolo albero… E questo è alla base del nostro buon riscontro editoriale. La storia va raccontata assecondando la curiosità e la voglia dei cittadini di ricercare le proprie radici».

In questo deciso ritorno d’interesse nei confronti della storia ci piace segnalare anche la realizzazione di una fiction radiofonica che andrà in onda, a breve, su Rai International. Il lavoro, registrato nella sede Rai di Firenze, s’intitola Lorenzo il Magnifico, dieci puntate dirette da Gabriele Parenti che è anche responsabile del progetto editoriale. Ad intervallare i dialoghi alcune incursioni nel presente di Cardini. «Anche questo è un modo per diffondere la storia – conclude Cardini, che è docente di Storia medievale all’Università di Firenze -. Quello che preoccupa è il disinteresse che invece ha la televisione per l’argomento. I dirigenti non programmano la storia in prima serata, preferendo prodotti su cui evito anche di formulare giudizi… eppure ci sarebbero divulgatori all’altezza. Le cose vanno meglio in radio dove, anche grazie a Sergio Valzania, direttore di RadioRai, lo spazio per la storia si trova».