Ritrovati gli scritti inediti su Tallinn. A Fucecchio nella sede della Fondazione Montanelli-Bassi la famosa Olivetti "Lettera 22"

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Aprile 2004    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

In Estonia per punizione
La cosiddetta "battaglia di Santander"
si svolse nell'agosto del 1937. Indro Montanelli era appena arrivato sulla costa basca come inviato speciale del quotidiano "Il Messaggero" di Roma. L'ordine giunto da Roma era quello di usare tutti gli aggettivi immaginabili per esaltare quella che sarebbe stata una sicura vittoria. Facile profezia, dal momento che le forze in campo erano in rapporto di 1 a 10 a vantaggio dei franchisti, appoggiati da molti legionari italiani.
La vittoria ci fu, ma Montanelli scrisse esattamente quello che i suoi occhi avevano visto e la sua coscienza gli aveva dettato: «E' stata una lunga passeggiata con un solo nemico: il caldo».

Si racconta che quando Mussolini lesse quell'articolo ebbe non celati moti di rabbia che dovette placare ordinando che a Montanelli - che pur aveva aderito, in anni non lontani, al partito fascista ed era andato volontario in Abissinia per contribuire alla creazione dell'Impero al quale il Duce teneva tanto - fosse tolta la tessera del partito, fosse radiato dall'albo dei giornalisti e invitato a non tornare in patria.
Si dice altresì che Montanelli abbia così risposto a Mussolini: «Fatemi il nome di un solo militare deceduto in quella battaglia e mi riconoscerò colpevole».
Fortuna per Indro che in Italia aveva qualche buon amico, e fu proprio Giuseppe Bottai, personaggio di rilievo nella gerarchia fascista, a procurargli l'incarico di direttore dell'Istituto italiano di Cultura a Tallinn, in Estonia.

In quel settembre del 1937 Indro aveva 28 anni e già una precoce carriera giornalistica alle spalle; ma il soggiorno in quella remota regione baltica lo portò ad interessarsi con maggior impegno di letteratura.
Non solo scrisse il romanzo "Giorno di festa" e completò l'altro, "Ambesà", ma contribuì a far conoscere in Estonia alcuni autori italiani. Per esempio fece tradurre e scrisse la prefazione al romanzo di Corrado Alvaro "Gente in Aspromonte". Scrisse anche la prefazione al romanzo di Luigi Pirandello "I vecchi e i giovani".
Di questi due scritti si erano perse le tracce. Sono stati recentemente rintracciati, quasi per caso, in una biblioteca di Tallinn, nella sola versione estone. Lo studioso che ha operato il doppio ritrovamento, Sandro Gerbi, ha acconsentito all'invito del direttore della rivista fucecchiese "Erba d'Arno" di pubblicare - per la prima volta in Italia - la prefazione all'opera di Pirandello (la prefazione al lavoro di Alvaro è stata pubblicata dal "Sole 24 Ore" il 14 dicembre 2003).

La rivista esce in questo mese d'aprile che, guarda caso, coincide con il novantacinquesimo anniversario della nascita del grande giornalista e scrittore.
La cerimonia avverrà sabato 24 aprile nella sede della Fondazione Montanelli-Bassi a Fucecchio, voluta dallo stesso Indro negli anni '80 e che adesso conserva, fra l'altro, tutto l'arredamento (compresi dunque libri, agende, carte, lettere, e la mitica Olivetti "Lettera 22") dei due studi che Montanelli aveva a Roma e a Milano.

Ritorno a Fucecchio
I rapporti con la cittadina toscana che gli ha dato i natali sono stati, per alcuni decenni, piuttosto freddi. Del resto Indro se n'era andato via all'età di sette anni e fino alla maturità avanzata non aveva trovato più alcuno stimolo per tornare: non era ben visto, lui anticomunista viscerale, dalle amministrazioni comunali di sinistra, e non riscuoteva sostegni nemmeno dal mondo cattolico che lo considerava un ateo, liberale, forse anche massone.
L'occasione di un primo incontro nacque, a metà degli anni '80, con la morte della sua mamma Maddalena, alla quale Indro era molto legato. La signora, pur avendo vissuto a lungo a Roma, volle essere sepolta a Fucecchio, accanto alle spoglie di suo marito Sestilio. Così per Indro venne a crearsi quel periodico impegno morale costituito dalla visita alle tombe dei suoi genitori.
Del resto, negli ultimi anni molte cose erano cambiate sia a Fucecchio che nell'esistenza di Indro: le sue vicende giornalistiche legate all'allontanamento dal Corriere della Sera - dopo quaranta anni! -, i successi con i giornali da lui fondati, il suo clamoroso rifiuto di farsi in qualche modo condizionare dall'attuale presidente del Consiglio, ma soprattutto la pubblicazione delle sue godibili "Storie", contribuirono a renderlo celebre e simpatico a molte persone di qualsiasi colorazione politica.

LA VITA
Inviato molto speciale

Indro Montanelli nasce a Fucecchio il 22 aprile del 1909. Dall'età di sette anni segue il padre, preside di liceo, prima a Lucca, poi a Nuoro e infine a Rieti.
Si laurea a Firenze, ma mentre ancora studia collabora a "Paris Soir" e all'"Associated Press" inglese. Entra nel partito fascista e collabora all'"Universale" di Leo Longanesi. Nel '35 si arruola volontario in Abissinia e sposa (ma sarebbe meglio dire "compra") una giovane eritrea che, al suo rientro in Italia, "restituisce" alla famiglia.
Durante la seconda guerra mondiale è inviato del Corriere della Sera in Albania, Finlandia, Romania, Grecia, Russia. Nel 1944 è arrestato dai tedeschi e condannato alla fucilazione. Ma Indro, aiutato dalla madre, riesce a fuggire e si rifugia in Svizzera.
Nell'immediato dopoguerra riprende il suo posto al Corriere, un incarico che terrà fino al 1973. Divergenze profonde con la proprietà lo portano ad allontanarsi dal quotidiano milanese e fonda "Il Giornale".
Nel 1977 un gruppo di brigatisti rossi lo affronta in pieno centro di Milano e gli spara alcuni colpi di pistola alle gambe. I brigatisti vengono arrestati e condannati, ma lui li perdona.
Nel 1993, per evitare condizionamenti ideologici da parte del nuovo proprietario, Silvio Berlusconi, lascia "Il Giornale" e fonda " La Voce ". Ma il nuovo quotidiano avrà vita breve: nel 1995 deve cessare le pubblicazioni e Indro accetta di collaborare di nuovo al Corriere della Sera. Muore a Milano il 22 luglio del 2001.

Per saperne di più

sui suoi inediti:
Redazione di Erba d'Arno
Tel. 057122487

sulla sua vita:
Federico Orlando , Fucilate Montanelli . Roma 2001
Marcello Staglieno, Montanelli, novant'anni controcorrente . Milano 2001