Una tradizione, quella degli sbandieratori, che resiste nel tempo. Con qualche novità

Scritto da Maurizio Fanciullacci |    Gennaio 2001    |    Pag.

Giornalista

In aria le bandiere
In Toscana sono dovunque o quasi. Sicuramente dove si respira un po' di storia, dal Medioevo in su, e la tradizione popolare non è finita nel dimenticatoio. O dove un po' di sano campanilismo fa capire meglio monumenti, palazzi, castelli e nomi di piazze. In questi posti si va indietro nella storia usando una semplicissima macchina del tempo: la bandiera. Dal Palio di Siena al calcio in costume di Firenze, dall'evento mondano alla festa paesana, le bandiere e gli sbandieratori non mancano. A volte sembrano un contorno allo spettacolo vero, un riempitivo. Spesso invece l'evento sono loro. Per rendersene conto basterebbe capire che i loro gesti, le coreografie, i lanci altissimi in verticale, secoli e secoli fa, erano segnali militari, ordini alle armate schierate in pianure e colline. Allora erano anche manifestazioni di gioia, di festa. Oggi sono uno spettacolo che affascina e che prende. E sono in tanti a dedicarsi a quest'arte. I gruppi più famosi sono ovviamente a Siena, Firenze, Arezzo e Pisa, ma anche a Sansepolcro, Cerreto Guidi, Massa, Castiglion Fiorentino, Pienza, Suvereto, Querceta, Fucecchio, Volterra, Figline, solo per dirne alcuni. Spesso sono composti da soli uomini, a volte sono gruppi misti. Una cosa li unisce, oltre alla bravura e allo splendore dei costumi: la giovane età dei praticanti. Sono studenti, liberi professionisti, casalinghe, impiegati che si allenano dopo cena, che sacrificano domeniche, giornate di riposo e ferie per uscire con la bandiera, girando piazze e paesi ma anche il mondo. Come fanno gli sbandieratori di Sansepolcro: 45 uscite in Italia e 10 tra Stati Uniti e Giappone, con i network televisivi che si accapigliano per riprenderli. Ma non sono solo le tv a inseguirli. Il piccolo esercito di quasi 90 persone, musici compresi, che si muove dietro indicazione di Giuseppe Barna, impiegato comunale all'ufficio del turismo, è meta ambita di tanti giovani. La leva degli sbandieratori, anche con manifesti murali, ha avuto un grande successo. Le iscrizioni dei ragazzi hanno superato di gran lunga quelle della squadra locale di calcio: sono stati in 38 a presentarsi ai primi allenamenti e tanti sono convinti di voler continuare. L'età media è sui 28 anni e il gruppo più nutrito è quello dei non ancora, ma quasi, maggiorenni. Solo per rispettare la tradizione la squadra è composta di soli uomini. Sbandierare è faticoso, comporta un bel lavoro delle braccia e delle spalle e lo stress è notevole. Le bandiere pesano poco più di un chilo ma quando vengono lanciate in aria sono dei proiettili di cannone. E ogni tanto capita di procurarsi un bel bernoccolo o un occhio nero. Occorre concentrazione, preparazione, allenamento e affiatamento con i compagni. E compagne nel caso degli sbandieratori di Firenze, dove le donne si fanno rispettare ed è il gruppo che diventa protagonista. Lo dimostra il successo ottenuto, come quello tributato a Tokyo o quello conquistato nell'isola di Porto Santo nell'arcipelago di Madeira. Qui i fiorentini erano stati invitati per festeggiare il matrimonio del genovese Cristoforo con la lusitana Filippa. Firenze non aveva niente a che vedere ma su internet questi sbandieratori avevano colpito l'attenzione degli organizzatori. Le referenze raccolte hanno fatto il resto. Lo spettacolo, gli applausi tributati hanno confermato. E così una delle più importanti tradizioni popolari toscane e italiane è stata conosciuta in tutto il mondo.