La cooperazione toscana nell'economia regionale. Intervista a Giovanni Doddoli

Un anno e mezzo fa Giovanni Doddoli, per due legislature sindaco di Scandicci, è stato eletto presidente di Legacoop Toscana. Lo abbiamo incontrato per analizzare insieme a lui i cambiamenti, non solo economici, che hanno segnato la regione in quest'ultimo periodo.

Presidente, diamo uno sguardo alla Toscana...
Imprese sane e in sviluppo
La situazione generale non è delle migliori, i riflessi della crisi che sta attanagliando l'economia toscana ormai da diversi anni cominciano a farsi sentire anche nel mondo delle imprese cooperative. I dati ci dicono in sostanza che questa regione continua a caratterizzarsi per una crescita zero, e ad oggi non si avvertono segni di ripresa. L'ultimo anno e mezzo ci ha confermato quello che in pratica già sapevamo: questa crisi non è passeggera. È un problema strutturale e non tutti i soggetti sono riusciti a reagire a questa situazione.

Il mondo della cooperazione come si colloca all'interno di questo panorama non proprio rassicurante?
L'onda lunga della crisi sta arrivando, lentamente, ma sta arrivando. Negli ultimi 6-7 anni le nostre cooperative sono riuscite a mantenere un buon tasso di crescita sul fronte del fatturato, degli investimenti e degli occupati. I dati relativi al 2004 ci comunicano però che la crescita è decisamente rallentata. Non si può dire che siamo alla fine di un ciclo, perché i numeri sono ancora di gran lunga superiori alla media toscana, ma certo non possiamo ignorare questi segnali di allarme.

Quali scenari si aprono allora per le imprese cooperative?
Aggregazione e diversificazione sono le due parole chiave. Tante piccole imprese, che da sole rischiano di non farcela, possono riorganizzarsi in forma cooperativa e giocare un ruolo importante nel rilancio di tutta l'economia toscana. Ci sono già alcuni esempi positivi di aziende che hanno intrapreso questa strada: penso alla filosofia del global service adottata da due imprese che insieme possono coprire una vasta gamma di servizi, dall'igiene ambientale alla gestione dei rifiuti, dall'assistenza agli enti pubblici al verde urbano. Prendiamo ad esempio la ristrutturazione di un palazzo: con il global service il committente non sarà costretto a fare dieci gare di appalto per ogni singolo lavoro ma potrà contare su un'impresa qualificata, in grado di soddisfare tutte le diverse esigenze. Altri progetti interessanti ci sono nel settore dell'agroindustria, nel florovivaismo. Anche le cooperative sociali stanno valutando la possibilità di dar vita a dei consorzi, per allargare il loro raggio d'attività ad una dimensione più ampia di una realtà strettamente locale. È importante accompagnare questo percorso di aggregazione, destinando una parte delle poche risorse disponibili proprio alla creazione di un sistema industriale piuttosto che alla nascita di nuove piccole imprese che poi non saprebbero come affrontare il mercato.

E la diversificazione? Su che piano si colloca?
È un aspetto fondamentale non solo per il futuro del mondo cooperativo, ma anche per il rilancio di tutta l'economia toscana. Molto si gioca sulla capacità imprenditoriale di rinnovarsi, e per una parte importante del mondo cooperativo è già una realtà. Penso all'accordo raggiunto da Unicoop Firenze e Cdc (il gruppo industriale leader in Italia nel settore dell'informatica da cui Unicoop Firenze ha acquistato il 52 per cento del capitale di Compy Superstore, ndr), ma non è il solo. In questi ultimi mesi si è discusso tantissimo della vicenda Unipol/Bnl: personalmente ritengo che la nuova stagione di sviluppo del mondo cooperativo non debba essere necessariamente legata alla finanza.

A proposito di finanza, come valuta il presidente di Legacoop Toscana le prime decisioni prese dal movimento cooperativo sulla questione Unipol?
La decisione di nominare Turiddo Campaini alla presidenza di Finsoe (la società di controllo di Unipol, ndr) ci ha rassicurato molto: è senz'altro l'uomo giusto al posto giusto. Anche se, nonostante opinioni e scelte diverse, tra emiliani e toscani non c'è mai stato un vero e proprio scontro all'interno del mondo cooperativo. Il fatto di poter ripartire da un governo forte di Unipol è comunque una garanzia non solo per il mondo cooperativo ma per tutto il paese.

Recentemente avete presentato i dati relativi al 2004: che cosa emerge dall'analisi dei numeri?
L'andamento economico delle cooperative toscane è sostanzialmente positivo, pur con qualche ombra. I settori più in forma sono quelli del consumo e dei servizi, mentre qualche segnale di affanno arriva dal settore manifatturiero e delle costruzioni. Ma il dato più significativo è la crescita della dimensione media delle imprese cooperative toscane, che passa dai 37 addetti del 2002 ai 43,5 del 2004. Anche il tasso di investimenti nel 2004 è aumentato del 17 per cento, per l'acquisto di materiali, attrezzature, brevetti. È un dato molto importante, che testimonia che il mondo cooperativo sta reagendo bene, con dinamismo, alla crisi. La chiave sta nel cercare nuove strade. E in questo senso la cooperazione sta già andando incontro al suo futuro.



SVILUPPO E OCCUPAZIONE
Un patto per la Toscana

Anche la Lega delle cooperative è uno dei tanti soggetti (Regione, istituzioni locali, categorie sociali, rappresentanti dei lavoratori e degli imprenditori, associazioni ambientaliste) che il 30 marzo 2004 hanno firmato il nuovo Patto per lo sviluppo e l'occupazione in Toscana.

Il documento rappresenta l'aggiornamento nei metodi e nei contenuti del Patto per l'occupazione del 1996. Da allora lo scenario è profondamente cambiato sia sul piano economico che istituzionale, ed è per questo che si è reso necessario cambiare anche il Patto. Che oggi ha un doppio obiettivo: la crescita in qualità e quantità dell'occupazione e la sostenibilità ambientale.

Punto di forza del documento la governance cooperativa, la capacità cioè di far collaborare in ogni momento e in ogni territorio tutti i soggetti interessati. Per questo sono state individuate 14 aree progettuali, dalla formazione permanente alla promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro, dalla riorganizzazione dei distretti e dei sistemi economici locali alla promozione di politiche per gli immigrati. Per approfondimenti sui criteri che regolamentano la concertazione (legge regionale n. 49 del 1999): www.rete.toscana.it/sett/concertazione/

Nelle cooperative toscane cresce l'occupazione, che per la prima volta ha superato la soglia dei 40 mila addetti. Oltre il 50 per cento è impiegato nelle cooperative di servizi