Marina Alessi, la fotografa che lavora con la Polaroid

Scritto da Silvia Amodio |    Settembre 2013    |    Pag. 10

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

La macchina fotografica Polaroid, con la rispettiva pellicola a sviluppo istantaneo, ha segnato un’epoca e noi tutti ne abbiamo subìto il fascino. Vedere e avere tra le mani, dopo pochi secondi, lo scatto appena realizzato aveva qualcosa di magico. In un certo senso la Polaroid è stata l’anticipazione del digitale.

Vale la pena ricordare com’è nata. L’ingegnere-inventore Edwin H. Land, fondatore della Polaroid Corporation, era in vacanza con la sua famiglia a Santa Fe, in Nuovo Messico, nel 1944. Sua figlia gli chiede come mai non è possibile vedere subito le fotografie che hanno scattato e anziché liquidare la piccola con un buffetto sulla guancia, prende in seria considerazione la domanda.

Analizza la questione e trova il modo di risolvere il problema e permettere a una macchina fotografica di realizzare foto istantanee. Nel 1946 il signor Land la brevetta e nel 1948 inizia a produrla e a commercializzarla.

Quella gigante

La cugina più grande, nel vero senso della parola, di questa macchina è la Giant Polaroid, un apparecchio fotografico piuttosto singolare prodotto in soli cinque esemplari a partire dal 1978.

Questo balocco di legno e ottone, pesa oltre 100 chilogrammi, richiede una certa abilità nell’utilizzo e sforna, com’è da tradizione, le classiche immagini istantanee, ma di dimensioni di tutto rispetto, 50 per 60 cm., ricavate da un unico grande rullo. Si tratta per definizione di pezzi unici, preziosi per la rarità e la complessità dell’operazione.

Operazione impegnativa anche economicamente, visto che ogni pellicola costa 200 euro! Vien da sé che lavorarci è un privilegio riservato a pochi e che il fotografo in questione deve essere piuttosto bravo e non sbagliare un colpo.

Marina Alessi è una grande ritrattista e l’unica donna italiana ad aver realizzato molti lavori con questa macchina.

Marina alessiScatti d’arte

La passione di Marina nasce al liceo e viene coltivata all’Istituto europeo di fotografia a Roma dove individua subito nel teatro e nella fotografia di scena il suo percorso professionale.

È Oliviero Toscani, durante un workshop a consigliarle di trasferirsi a Milano a metà degli anni ’80, una piazza più interessante per il suo talento.

Una decisione che si rivela giusta, visto che inizia subito a collaborare con i “grandi”, da Giovanni Gastel a Fabrizio Ferri e allo stesso Oliviero Toscani.

«Il mio primo lavoro vero in teatro – ci racconta Marina – l’ho realizzato con la Banda Osiris, poi ho seguito molto anche Claudio Bisio, Paolo Rossi e Aldo, Giovanni e Giacomo.

Mentre al cinema, ho debuttato come fotografa di scena in un film di Salvatores, Nirvana. Quella del fotografo di scena è una figura che è molto cambiata, una volta le lavorazioni duravano tantissimo, 9-12 settimane, ora i tempi si sono drasticamente ridotti. Tutti i giorni dovevo essere sul set con due macchine, una per la pellicola a colori e una per quella in bianco e nero.

Con gli scatti fatti venivano realizzate le locandine e tutto il materiale promozionale. Un compito più complesso di quanto non si immagini: ancora adesso mi leggo il copione e il piano di produzione, in modo da poter organizzare i momenti chiave della giornata. Mi sento come una giornalista che al posto della penna usa la macchina fotografica; sono io che ho la responsabilità di scegliere che cosa raccontare».

Facce da leggere

Tornando invece alla Giant Polaroid il lavoro più importante dell’autrice è legato al “Festivaletteratura” di Mantova. «In quell’occasione – ci spiega - per sei anni di fila, per conto della rivista “Vanity Fair” ho ritratto tutti gli scrittori presenti, 282 per la precisione.

Un lavoro ambizioso e molto interessante, raccolto nel libro Facce da Leggere (Rizzoli). Il primo anno le persone non capivano perché non potessi io spostarmi da loro per ritrarle, fino a quando non constatavano le dimensioni della macchina, un metro e mezzo di altezza per due.

Gli anni successivi, invece, il mio set si trasformava in un vero e proprio salotto dove, di tanto in tanto, qualche scrittore si rifugiava per riposarsi o per non essere trovato… Su ciascuno di loro mi documentavo e cercavo di inserire nel set qualcosa che li caratterizzasse».

Foto “d’autori”

Sono sfilati davanti all’obiettivo di Marina Alessi, autori del calibro di Enzo Biagi, Doris Lessing, Ken Follett, Inge Feltrinelli e David Grossman, solo per citarne alcuni. «Quest’ultimo - ci racconta la fotografa - è stato uno dei pochissimi scatti che ho dovuto rifare.

Era da poco morto suo figlio e il suo sguardo era davvero triste. In quest’ultimo periodo, invece, sono ritornata al cinema dove sono stata impegnata con il film, che uscirà a novembre, La gente che sta bene, tratto dal libro di Federico Baccomo, per la regia di Francesco Patierno, con Claudio Bisio, Margherita Buy e Diego Abatantuono».

L’accessibilità al digitale ci ha reso tutti un po’ fotografi e l’enorme produzione di immagini, milioni ogni giorno, ha impoverito e anestetizzato il comune senso critico. Per fortuna lavori come quelli di Marina Alessi tengono alto il valore della fotografia.

Nella foto di S. Amodio, l'intervistata Marina Alessi


Notizie correlate

I ritratti dei benestanti

Agli albori della fotografia. I maggiori fotografi labronici


Marco quinti la siberia in cucina articolo informatore maggio 2013 unicoop firenze4

La Siberia in cucina

Il lungo viaggio del gas raccontato da un fotografo del Levante Fiorentino, grazie a Toscana Energia

Photogallery

Davide mengacci non solo tv popolare informatore unicoop firenze poltrona

Non solo tv popolare

La sorprendente personalità di Davide Mengacci. Amico degli animali e fotografo di strada