Scritto da Carlo Macchi |    Novembre 2004    |    Pag.

Esperto di enogastronomia Uno dei pochi italiani in corsa per il prestigioso titolo di Master of Wine, rilasciato a Londra dall'omonima associazione. Scrive per alcune riviste italiane ed estere specializzate nel vino e nell'enogastronomia (Terre del Vino, Enotime, Merum). Ha condotto una trasmissione su Telemontecarlo sul cibo e sul vino, chiamata "Gnam". Curatore di Vini Buoni d'Italia, la prima guida italiana ai vini da vitigni autoctoni, alla seconda edizione.

Il vino di Cavour
Il fax lo ha messo da pochissimo
tempo, dietro continue pressioni della figlia. Il telefono invece ce l'ha da "più" di dieci anni, anche se è sempre restio ad usarlo. A chi gli chiede il perché di questa "ritrosia tecnologica" risponde con una storiella.
«Ero con mio padre in cantina ed arrivò tutto trafelato un ristoratore di Torino. Aveva finito il nostro vino ed era venuto a prenderne altro, ma aveva qualcosa sul gozzo e lo disse subito: "Ma signor Mascarello, perché non si decide a mettere il telefono?", al che mio padre serafico: "Perché se avessi avuto il telefono sarei dovuto correre io a Torino!"».

Questa è una delle tante pillole della filosofia di vita di uno dei grandi produttori di Barolo, lo stesso che, per manifestare la sua avversione per "il nuovo che avanza", sia in campo enologico che politico, ha scritto sulle sue etichette "No barrique, no Berlusconi".
Uno può essere più o meno d'accordo su queste due affermazioni, ma non si può negare che ci vuole del fegato per scriverlo sull'etichetta di un vino.

In Langa, quella meravigliosa zona collinare che si trova pochi chilometri a sud-est di Torino, questi personaggi sono quasi all'ordine del giorno, e del resto per produrre vini così particolari come Barolo e Barbaresco un minimo di sana follia è di rigore.
Parliamo prima del Barolo, chiamato da molti "il re dei vini": nasce da uve Nebbiolo e per struttura, importanza e potenza ha sicuramente tutte le carte in regola per primeggiare tra i grandi vini del mondo. Questo primato lo detiene da molti anni, almeno dall'epoca di Cavour, che praticamente battezzò il vino.

Di storie da allora se ne sono intessute molte e, almeno per controbilanciare la prima, mi piace narrarvi questa.
Siamo intorno al 1980, epoca in cui il Barolo non godeva di grande fama. Molti vini, anche a causa di botti non proprio perfette, prendevano dei puzzi che ne rendevano difficile il commercio. Ma per molti produttori quelli erano i profumi tradizionali del vino e quindi osteggiavano con forza ogni cambiamento.
Un giovane produttore di Barolo decise di voltare pagina e, mentre il padre era fuori alcuni giorni per lavoro, distrusse tutte le vecchie botti e le sostituì con delle barrique. Il padre quando rientrò in cantina e vide l'accaduto non perse tempo. Buttò fuori di casa il figlio e lo diseredò. Lui però non si scompose più di tanto e dal nulla è diventato uno dei più blasonati produttori di Barolo.

Proprio accanto, praticamente intersecata con la zona di produzione del Barolo, c'è quella del Barbaresco. Anch'esso è vino di grande potenza, ma sicuramente più fine e, dopo un lungo invecchiamento, elegante.
Prende il nome dall'omonimo comune, come il Barolo del resto.
Il sindaco di Barbaresco è un mio carissimo amico e per questo mi fa piacere citare una sua iniziativa particolare. A tutti quelli che vanno a sposarsi in municipio a Barbaresco lui regala 12 bottiglie di questo gran prodotto.
Prossimamente la stessa dolce sorte toccherà ad ogni nascituro all'interno del territorio comunale. Questa consuetudine potrebbe essere adottata anche dai sindaci di molti Comuni della nostra regione: se così fosse sono quasi certo che le nascite aumenterebbero!


INVECCHIAMENTO
Botte o barrique?

Dall'esterno sembra una questione di lana caprina ma la differenza tra l'uso della botte o della barrique ha diviso per molto tempo il mondo del vino. Intanto, partendo dal presupposto che tutti sappiano cosa è una botte, spieghiamo cosa è una barrique.
Non è altro che una piccola botte di capacità intorno ai 225 litri, che viene costruita piegando le doghe grazie all'uso della fiamma (diretta o indiretta).
Il suo uso è quello di far maturare il vino. Ha quindi lo stesso compito della botte ma conferisce caratteristiche diverse al vino in invecchiamento (tra cui profumi di vaniglia, tostato, caffè, spezie...).

Questi due tipi di contenitori, la botte (capacità minima 15-18 quintali) e la barrique (solo 225 litri), sono divenuti anche il simbolo di due modi, oggi molto smussati, di intendere il vino: quello definito innovatore (tifosi della barrique) e il tradizionalista (i fan della botte).