Come nasce il Sassicaia, il pregiato e costoso vino di San Guido

Scritto da Carlo Macchi |    Maggio 2003    |    Pag.

Esperto di enogastronomia Uno dei pochi italiani in corsa per il prestigioso titolo di Master of Wine, rilasciato a Londra dall'omonima associazione. Scrive per alcune riviste italiane ed estere specializzate nel vino e nell'enogastronomia (Terre del Vino, Enotime, Merum). Ha condotto una trasmissione su Telemontecarlo sul cibo e sul vino, chiamata "Gnam". Curatore di Vini Buoni d'Italia, la prima guida italiana ai vini da vitigni autoctoni, alla seconda edizione.

Il vino del marchese
Giosuè Carducci aveva capito tutto
, o quasi. Aveva solo sbagliato pianta. Vi ricordate i "cipressi che a Bolgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filar"? In realtà il poeta, scrivendo queste rime, vedeva nel futuro. Un futuro costellato di "duplici filar" di viti che, partendo dall'azienda San Guido, hanno costellato la bellissima zona di Bolgheri. Il futuro che Carducci, in realtà, non poteva immaginare, è iniziato alcuni anni dopo la seconda guerra mondiale. Fu allora che il marchese Incisa della Rocchetta - proprietario dell'azienda San Guido, utilizzata soprattutto per far svernare i cavalli da corsa - decise di impiantare delle viti di un vitigno francese, il Cabernet Sauvignon. Da allora la storia la sappiamo tutti. Il Sassicaia (nome del vino nato da queste viti) è diventato forse il vino italiano più conosciuto nel mondo.

Cipressi addio, meglio le vigne
Accanto a San Guido sono nate numerose vigne e relative aziende, che hanno amplificato il nome di Bolgheri nel mondo.
Fiutando l'affare, molti si sono precipitati in zona per piantare vigneti.
Si sono mossi anche i nomi più importanti della viticoltura italiana (Antinori e Gaja tanto per farne due) e il risultato è che oggi i vini di Bolgheri, che nascono soprattutto dai vitigni francesi Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot, sono contesi in Italia e nel mondo e stanno spuntando prezzi non certo alla portata di un normale consumatore di vino.
In meno di venti anni Bolgheri ed i suoi dintorni sono divenuti meta di pellegrinaggio da parte di enoturisti da tutto il mondo e le sue colline sono divenute un susseguirsi di vigneti, ben piantati, ben tenuti e... ben pagati. Pensate infatti che ad oggi un ettaro di terra senza vigna (se lo trovi) costa intorno ai 250.000 euro. Detto questo si può immaginare che il costo spuntato da una buona bottiglia di Bolgheri non possa essere a buon mercato.
La domanda che ci dobbiamo porre adesso è se questo prezzo è correlato alla qualità. La risposta non è certamente facile perché il prezzo di una bottiglia di vino non viene fatto "semplicemente" sommando i costi sostenuti per produrla. Vi sono altre voci e soprattutto c'è il vecchissimo rapporto "domanda/offerta" che può far schizzare in alto o in basso il prezzo di qualsiasi merce, non solo il vino.
La mia opinione è che certi vini di Bolgheri hanno raggiunto prezzi "da aficionados", ma nella fascia intorno ai 25/30 € si possono trovare ottimi prodotti. Capisco che sto parlando di cifre molto alte, ma questo è il costo in enoteca per un buon rosso di Bolgheri. A meno che uno non punti sul bianco, allora le cose si semplificano notevolmente.

Il vino del marchese 2
La seconda scelta

Molte aziende hanno dei vini bianchi da bere giovani a prezzi molto interessanti, nonché dei rossi più semplici a cifre più contenute. Perché il problema del prezzo se lo sono posto anche i produttori bolgheresi che, ognuno a suo modo, sono corsi ai ripari. Molti, dal marchese Incisa della Rocchetta in giù, hanno messo in commercio un "secondo vino", fatto dagli stessi vigneti o da vigne più giovani, quasi sempre molto buono ma di minore struttura, corpo e sicuramente prezzo. Questi vini sono consigliabili per chi vuole provare, senza spendere una fortuna, se i vini di quella zona rispondono ai suoi gusti. Se la risposta è sì allora dovrà mettere in previsione, in un prossimo futuro, almeno la spesa dei 25/30 euro prima ricordati. Se poi volesse proprio il massimo, allora gli euro potrebbero diventare anche 100 o 200: una follia, ma viene il momento nella vita in cui ognuno di noi "getta il cappello per aria" e si permette cose mai pensate. Sarà quello il momento giusto per provare uno dei tre-quattro grandissimi Bolgheri, i loro profumi fini e suadenti, la loro morbidezza in bocca, la loro eleganza. Non mi resta che augurarvi di avere... molti cappelli da buttare in aria!

Cattive abitudini
Via i cantucci dal vinsanto
Vi confesso che sono il presidente fondatore di un Club. Si chiama "Maledetto te se inzuppi il cantuccio nel vinsanto". Per ora non ho trovato molti soci e quindi cerco di farmi pubblicità. Prendete delle uve adatte di Trebbiano e Malvasia, passitele (con il rischio di buttare via tutto) per alcuni mesi. Poi vinificatele e mettetele in caratelli a maturare. Lasciate passare molti anni (da 3-4 a 10) e poi aprite il vostro caratello e guardate che cosa è successo. Il risultato è un liquido ambrato, che profuma di frutta passita, di miele, di mandorla, e che in bocca è dolcemente avvolgente, però fresco e asciutto. Ci avete messo oltre dieci anni per creare questo nettare ed ora arriva "il primo bischero" (come si dice dalle mie parti), ci infila un biscotto dentro e lo rende una poltiglia bruscolosa che fa quasi effetto. Prendete il biscotto, infilatelo in bocca e accompagnatelo con un sorso di vinsanto: ogni produttore vi sarà grato. In ogni caso un vinsanto buono non può costare meno di 15/20 euro. In quelli che costano molto meno, e che in realtà non sono veri vinsanti ma miscele liquorose, inzuppateci pure tutti i cantucci che volete: se lo meritano!