Un antico castello, giovani vitigni, nuovi vini

Scritto da Silvia Gigli |    Novembre 1999    |    Pag.

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

Il vino del castello
Nel 1968 c'erano solo tre ettari di vigneto promiscuo. Adesso sono in tutto 79 e producono uve Sangiovese, Merlot, Syrah, Chardonnay, Trebbiano e un po' di Cabernet. La sagoma, massiccia e ben piazzata del castello del Trebbio, è sempre la stessa dal 1100, adagiata ai piedi del centro abitato di Santa Brigida, a due passi da Molin del Piano e dalle Sieci. Quel maniero che i coniugi Baj Macario incontrarono, inospitale e spoglio, al loro primo viaggio nelle colline sopra Pontassieve, ora vive quasi una seconda giovinezza.
Nel cortile centrale spicca ancora lo stemma con i delfini della famiglia dei Pazzi; l'altro, nel salone, fu distrutto (si dice) a colpi di scalpello dai Medici, che confiscarono il castello dopo la famosa congiura nella quale trovò la morte Giuliano, fratello di Lorenzo il Magnifico che era invece il vero obiettivo del pugnale dei Pazzi. Nel loggiato interno, accanto alle colonne con i capitelli a palmetta - gli storici dell'arte giurano che sono una rarità - si ammonticchiano i giocattoli dei tre figli della padrona di casa e quelli dei loro cugini. Nell'aria il profumo del caffè appena fatto che arriva dall'enorme cucina, ricavata dove un tempo c'erano le stalle. Anna Baj Macario si infervora a raccontare la storia del castello e quella della sua famiglia, che lì al Trebbio c'è finita un po' per caso e che si è subito innamorata di quel maniero circondato dai cipressi, austero ma misurato, praticamente un angolo di paradiso.

Storie di famiglia
'Quando i miei genitori sono arrivati qui nel '68 il castello era semidistrutto - dice -. Mio padre faceva il consulente finanziario e gli proposero l'acquisto del Trebbio come un affare, perché il vecchio proprietario aveva bisogno di vendere. La mamma, che era molto più giovane del babbo, aveva già cinque figli e a Milano non faceva niente. Decise così di puntare tutto sul castello e sulle sue vigne, si inventò un lavoro dal nulla e convinse tutta la famiglia a trasferirsi qui. Crescere in un posto così bello è stata una fortuna'. Anna oggi ha trentatré anni e dalla mamma austriaca, scomparsa nel 1990 a soli 50 anni, due anni dopo la morte del marito, deve aver ereditato il piglio energico e la voglia di fare. 'Non è stato facile, a ventiquattro anni, trovarsi sulle spalle un'eredità così pesante. Senza la mamma, che fino ad allora aveva seguito tutti i lavori della fattoria nei minimi dettagli, è stato il caos. I primi due anni, lo confesso, siamo rimasti in piedi per miracolo'.
Gli altri fratelli erano decisi a vendere il maniero e la fattoria, ma Anna e il fratello maggiore Alberto, che ora si occupa del settore finanziario dell'azienda, hanno tenuto duro. Adesso l'Antica Fattoria Castello del Trebbio è nelle loro mani. Due fratelli si sono allontanati dedicandosi ad altre attività e una sorella gestisce alcune delle coloniche vicine al castello, dove due anni fa è nato il settore agrituristico del Castello del Trebbio.

Nasce un nuovo vino
Dal '90 ad oggi al Trebbio sono cambiate molte cose. Innanzitutto il modo di produrre il vino. 'Il cambiamento enologico lo si deve a mio marito, che viene da una famiglia legata da sempre al vino. Da lui ho imparato che il vino si fa in campagna, non in cantina. E che l'attenzione da dedicare ai vitigni deve essere assoluta. La tipicità di un vino nasce dal terreno, e se l'uva arriva sana in cantina il più è fatto'. Nel '93 i Baj Macario iniziano a rinnovare i vigneti. E' un lavoro delicato perché bisogna stare attenti a scegliere i vitigni giusti per i terreni giusti, altrimenti il prodotto finale può risultare non di alta qualità. I fratelli Baj Macario e il marito di Anna hanno deciso di puntare sull'uva rossa Sangiovese, Merlot e Syrah e di sostituire, per quanto riguarda le uve bianche, gran parte dell'originario Trebbiano (quello da cui si fa il Galestro, per intendersi) con lo Chardonnay. Ed è stato proprio quest'ultimo vitigno a dare l'idea di un nuovo vino. L'intuizione è stata di Anna che, pur non essendo enologa, a forza di corsi di specializzazione ha maturato un palato piuttosto raffinato ed esigente e va pazza per i vini bianchi 'barricati', ovvero fermentati in piccole botti di legno chiamate appunto barrique. 'Erano anni che chiedevo a Stefano di provare a fare un vino bianco barricato solo per me. Era come un regalo, un piccolo esperimento da fare in famiglia. Finalmente lo scorso anno l'uva raccolta ha raggiunto la maturazione e l'acidità giusta per poter essere trattata in barrique e abbiamo provato. Ne è uscito un vino meraviglioso, che abbiamo deciso di chiamare 'Bianco della Congiura' in ricordo della congiura dei Pazzi, che avvenne proprio nella sala centrale di questo castello'.
Il Bianco della Congiura adesso è pronto per essere bevuto. Dal passaggio in barrique (che ha le pareti di legno francese leggermente tostato, così come si addice ad un vino bianco di alta qualità), dove è entrato appena quattro giorni dopo la vendemmia e dove è rimasto circa 9 mesi, il vino in questione ha assunto un umore e un gusto tutti particolari. 'Non è un bianco frizzante, tutt'altro. E' piuttosto un vino da meditazione, morbido, rotondo. Profuma di vaniglia, ma anche di ananas e di frutta sciroppata; però non è dolciastro, semmai leggermente salato al palato. Si può tranquillamente bere al posto di un vino giovane rosso. La su' morte è l'abbinamento con i formaggi e le carni bianche. Sono entusiasta di questo vino, ha un'eleganza davvero particolare'. Bisogna però saperlo bere. E quindi il Bianco della Congiura, così come tutti i vini barricati, non va servito freddo ma leggermente fresco (10-12 gradi). L'affinamento in bottiglia è necessario. Perché, come dice chi di vino se ne intende, 'il legno lo forma, ma chi gli lega le scarpe è il vetro'.
Anna è un fiume in piena. 'Il vino è una passione - dice entusiasta -. Ora mi pento di aver studiato ragioneria perché l'enologia è una materia troppo affascinante'. E il Bianco della Congiura, che sarà venduto in Italia da Coop, con la quale il Castello del Trebbio ha un rapporto privilegiato, non è il solo nuovo nato della vulcanica coppia.

Rosso pazzesco
'C'è un rosso in cantiere dal '97 che si chiama 'Pazzesco' ed è un blend (una miscela) di Sangiovese, Merlot e Syrah. Ma il nostro obiettivo è riuscire a lanciare il Chianti Rufina (solo Sangiovese), un vino meraviglioso che non viene ancora sufficientemente valutato e conosciuto. Il vitigno del Sangiovese nella zona del Chianti Rufina (da Pontassieve fino a Dicomano) acquista un grande potenziale. E' un vino per il quale si potrebbero fare pazzie'. Di fronte al castello, nel rustico medievale dove si faceva la malta per costruire il maniero, ora ci sono le salette di degustazione e uffici che tengono contatti con compratori sparsi in mezzo mondo: Germania, Austria, Danimarca, Svizzera, Stati Uniti, Giappone. Però c'è anche chi si ferma alla cantinetta solo per caso, affascinato dal bellissimo castello che è rimasto praticamente intatto dal 1100 ed è uno dei pochi esempi autentici di fortezza medievale, e dai profumi di vino che aleggiano tutt'intorno. Dopo un assaggio di rosso robusto o di bianco ci scappa anche un giro nelle cantine del castello, nella famosa e austera sala della congiura o nella piccola cappella dove a lungo ha dimorato un affresco di Andrea del Castagno. 'Vivere qui è un privilegio, ma senza persone dentro il castello rischierebbe di morire', dice Anna mentre si arrampica sulla scala a chiocciola quattrocentesca che porta in cima alla torretta passando attraverso un sottotetto dove profumano nell'ombra piccole botti di vin santo. Tutt'intorno le belle colline toscane. Il castello sorride. Questa seconda giovinezza è un regalo atteso da secoli.

Per informazioni:
Fattoria Castello del TrebbioSanta Brigida-Pontassieve (Firenze). Tel. 0558304900fax 0558304003internet www.vinoturismo.itE-mail: trebbio@tin.it