Vetrerie: un'attività fiorente

Scritto da Rossana De Caro |    Febbraio 2001    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

Il verde di Empoli
Trasparente, opaco, colorato, leggero ma anche molto resistente. Il vetro è un materiale davvero straordinario, dalla composizione estremamente semplice, rimasta quasi immutata fin dall'antichità. Il vetro si ottiene infatti mescolando sabbia silicea, soda (o potassa) e carbonato di calcio. Elementi che vengono poi fusi ad alte temperature (1400-1500 gradi). L'estrema duttilità lo ha reso utilizzabile in una infinità di modi: da oggetti di uso comune fino ai vetri dei veicoli spaziali. In Toscana, sede di alcuni dei maggiori centri di produzione del vetro in Italia, la tradizione vetraria ha origini antiche. In Valdelsa le prime fornaci risultano attive a Gambassi e Montaione già dal XII secolo con la produzione di bicchieri (i 'gambassini', i famosi bicchieri senza piedi). Due secoli dopo i 'bicchierai' valdelsani portano la loro arte a Montelupo, Empoli, Firenze e Pisa. La produzione vetraria toscana fin dalle sue origini era finalizzata ad oggetti di uso comune. La massima espansione di questa attività si ha agli inizi del '900, in particolare nell'empolese dove nascono una serie di importanti vetrerie che producono vetro per uso di fiascheria e di bufferia (fiaschi, damigiane, bottiglie, bicchieri, lampade, ampolle), dal caratteristico colore verde. A dare questa tipica tonalità al vetro, definito "verde di Empoli", era la sabbia ferrosa, proveniente dal Lago di Massaciuccoli, impiegata nella fusione senza l'aggiunta di sostanze coloranti. Il vetro verde di Empoli divenne presto così noto che nel 1928 la regina Elena di Savoia si recò a visitare una delle più importanti vetrerie empolesi, la Taddei, da cui ebbe in dono un servizio completo per la tavola in vetro verde inciso con le insegne reali. Fra gli anni '50 e '60 si sviluppa anche la produzione del vetro artistico e colorato, che sostituisce progressivamente quella del vetro verde. Oggi nella zona si trovano circa un centinaio di vetrerie (tra prima e seconda lavorazione del vetro, molatura, decorazione etc.). Sedici di queste danno vita al Centro Vetro Consorzio di Empoli, che conta 430 dipendenti, un fatturato annuo di 80 miliardi e che esporta il 65% della produzione. Sebbene alcune vetrerie siano passate alla lavorazione meccanica del vetro, altre hanno proseguito l'antica tradizione manuale, anche se scarseggia la manodopera. Sono pochi, infatti, i giovani interessati a questo settore, che pure offrirebbe posti di lavoro e un buon guadagno. Le aziende del territorio, per essere competitive sul mercato mondiale, necessitano della creatività e del supporto di nuove leve (dai maestri vetrai ai designer e creativi), per rinnovarsi nelle forme, nei colori. La produzione locale attuale si concentra su articoli da regalo, da illuminazione e da tavola, che vengono esportati in tutto il mondo, dall'Europa all'Australia, dal Giappone agli Stati Uniti.

Si ringraziano per la gentile collaborazione: Stefania Viti, Silva Cioni, Lucia Ceccanti, Luciano Giunti