A Sovana il leggendario tesoro di Montecristo

Scritto da Gabriele Parenti |    Giugno 2013    |    Pag. 43

Giornalista professionista e regista radiotelevisivo, Gabriele Parenti ha realizzato vari programmi per le reti nazionali della Rai (Intercity-cultura, Learning, Speranze d'Italia) e per Rai International. Autore di documentari e di docu-fiction, attualmente coordina i programmi culturali della Sede Rai di Firenze. Ha svolto attività di ricerca presso l'Istituto di Filosofia del Diritto e di Studi storico-politici dell'Università di Pisa; tiene workshop e seminari nelle Università di Firenze, Pisa e Siena. Tra i suoi libri: Il pensiero dell'esilio (1986); La Sfida. Il pensiero e il coraggio di Robert Kennedy (1999); Il sogno e la memoria (2000); Il lato oscuro (2002); Sui crinali della storia (2005); Oltre l'immagine (2006).

Nel corso di una campagna di scavi condotta dal 2004 a Sovana dalla Soprintendenza dei Beni Architettonici di Siena e Grosseto, nel sottosuolo della chiesa di San Mamiliano, furono riportate alla luce antiche tombe, ma soprattutto, al loro interno fu rinvenuto un tesoro di 498 monete d’oro, che per la maggior parte risultano emesse dalla zecca di Costantinopoli, nel V sec. d.C.

Le raffigurazioni sono quelle tipiche dell’Impero d’Oriente: il busto dell’imperatore con diadema oppure con corazza lancia e scudo e, sul rovescio, la Vittoria alata o la personificazione di Costantinopoli in trono.

La scoperta è stata di grande importanza per il valore artistico e numismatico, tanto che attorno ai ritrovamenti e alle monete è stato costruito un museo. Ma quello che ha fatto più scalpore è stata l’ipotesi che si possa addirittura trattare del tesoro di Montecristo, reso celebre da Dumas nel romanzo Il Conte di Montecristo.

La connessione è data dalle reliquie di San Mamiliano che morì nell’isola dove era vissuto come eremita, ma fu sepolto a Sovana dove aveva svolto la maggior parte della sua attività di predicazione, tanto che Sovana conquistò un ruolo preminente, nel mondo cristiano, divenendo sede di diocesi alla fine del VI secolo.

Il tesoro di San Mamiliano, dunque, secondo questa ipotesi, sarebbe sempre stato a Sovana. «Alexandre Dumas conosceva leggende e storie e probabilmente anche quella che da secoli raccontava di un tesoro nascosto a Montecristo – ha osservato Piergiorgio Zotti, coordinatore dell’Archivio delle tradizioni popolari della Maremma grossetana - e sono molte le probabilità che monete e tesoro siano la stessa cosa».

Solidi aurei

L’occultamento del tesoro deve essere avvenuto nell’ultimo quarto del V secolo, in un periodo di gravi difficoltà per la regione a seguito delle invasioni barbariche. Il “tesoro ritrovato” è costituito da “solidi aurei”.

Il Solido (4,5 grammi circa) era una moneta d’oro introdotta in sostituzione dell’aureo con la riforma monetaria di Costantino I nel 324, rimanendo in uso in tutto l’Impero Bizantino fino al X secolo. Il peso e la percentuale di oro nel solido rimasero abbastanza costanti per l’intero periodo nel quale vennero coniati.

Una straordinaria scoperta, per la quantità dei pezzi rinvenuti (è una rara testimonianza, unica di questi luoghi, riferibile all’età tardo-antica) che ha portato il Comune a trasformare la chiesa in museo, lasciando in vista una parte importante dello scavo, e all’esposizione di reperti archeologici riferibili alla fase romana della città, con un ampio spazio dedicato al tesoretto ritrovato.

Il Museo fa parte della rete “Musei della Maremma”. A questo proposito, Cinzia Tacconi, assessore alla Cultura della Provincia di Grosseto ha rilevato che «ciascuna struttura espositiva è uno spazio in cui si racconta la storia di quel frammento di terra e del suo popolo».

Cinzia Tacconi ha posto in evidenza la ricchezza e la varietà di questi racconti, le cui “pagine” sono rappresentate dalla preziosa eredità della preistoria e della civiltà etrusca ma anche dai resti di antichi lavori minerari e metallurgici.

Pierandrea Vanni, sindaco di Sorano (nel cui Comune si trova Sovana), ha sottolineato che in Toscana molti piccoli comuni hanno un grande patrimonio storico e culturale. È il caso di Sorano, nel cui territorio sono presenti numerose testimonianze significative di civiltà diverse.

«La realizzazione del museo del tesoro di San Mamiliano a Sovana – osserva Pierandrea Vanni – rappresenta un ulteriore tassello che arricchisce e qualifica il parco archeologico della città del tufo all’interno del quale troviamo, oltre alla necropoli etrusca, anche il museo della Fortezza Orsini, la porta di accesso al parco tematico degli etruschi, sempre nella fortezza Orsini, la necropoli di san Rocco, il sistema delle vie Cave e Vitozza. Si può quindi parlare di una vera e propria rete, fatta di necropoli, musei, fortezze e castelli».

 Info:

  • Museo di San Mamiliano, piazzadel Pretorio, Sovana – Sorano (GR)
  • Fino al 6 ottobre è aperto tutti i giorni 10-13 e 15-19; chiudeil mercoledì (eccetto i mercoledì festivi e del mese di agosto)

Foto di C. Valentini


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