Come coltivare un piccolo frutteto: le varietà più indicate, il terreno, la potatura

Scritto da Càrola Ciotti |    Gennaio 2007    |    Pag.

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

Il tempo dei meli 1
Chi ama stare all'aperto, sa bene che dedicarsi alla cura di un giardino - o di un piccolo orto - significa unire l'utile al dilettevole: è rilassante, divertente, s'impara sempre qualcosa di nuovo e s'impiega il proprio tempo libero in modo sano e naturale. Se si ha la disponibilità di uno spazio adeguato è inevitabile che, prima o poi, nasca il desiderio di cimentarsi nella coltivazione di un piccolo frutteto o quanto meno di uno o due alberi da frutto. Benché l'impresa richieda un certo impegno e una discreta conoscenza dei cicli naturali, i risultati, qualora si riesca nell'intento, sono sempre motivo di gran soddisfazione: vuoi mettere la gioia di produrre le proprie mele o pesche, mangiarle appena colte o magari farne una bella marmellata da consumare in pieno inverno, ricordando così la bella stagione?
La prima cosa da considerare, prima di mettersi all'opera, è lo spazio che si ha a disposizione. Le piante crescono; hanno bisogno del loro spazio vitale altrimenti si soffocano l'una con l'altra, e il risultato, non solo estetico, sarà compromesso.

Al lavoro!
Meglio acquistare un alberino da frutto di almeno tre anni di vita; vanno benissimo quelli in vaso (attenzione: una pianta di quest'età, posta in un vaso che abbia un diametro inferiore a 26 cm, rischia di avere l'apparato radicale atrofizzato). Ad eccezione delle zone montane, è possibile trapiantare durante tutto l'arco dell'anno, evitando giusto i momenti di gran gelo o quelli dopo forti piogge, quando il terreno è troppo bagnato; se si sceglie invece una pianta a radice nuda, il momento adatto al trapianto è l'autunno o la metà di marzo. Condizione essenziale per mettere a dimora un albero da frutto è avere la possibilità di poterlo irrigare con regolarità per il primo periodo, altrimenti si rischia di farlo morire.
La fossa per accogliere la pianta deve essere tale! Si consiglia di fare uno scasso di circa un metro cubo: tali dimensioni, per un piccolo albero sembrerebbero eccessive ma, come afferma Dino Monti, vivaista specializzato nella produzione di alberi da frutto, «la buca non è per oggi, ma per domani: porterà beneficio alla nostra pianta negli anni a venire». Quindi, sotto con la vanga e... buon lavoro!
Al momento del trapianto è necessario anche concimare e, se occorre, migliorare la qualità del terreno; se si ha la fortuna di averne a disposizione un tipo già naturalmente "sciolto" non si deve far altro che smuoverlo bene. In caso contrario, invece, sul fondo della fossa è bene disporre uno strato di sassi, allo scopo di favorire il deflusso dell'acqua; quindi aggiungere torba, sabbia e terriccio. Il concime da utilizzare può essere il classico stallatico: metterne una piccola quantità sul fondo, poi, man mano che si riempie la buca, aggiungerne ai lati, e infine un'ultima dose "in testa". Questo sarà il primo nutrimento di cui l'albero beneficerà.

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Cura costante

Negli anni seguenti si dovranno eseguire interventi di potatura (generalmente intorno a febbraio, ma molto dipende dalla specie e dall'ubicazione della pianta) e trattamenti che aiutino l'albero a resistere ad eventuali attacchi di afidi, funghi ecc. Per questo tipo di operazioni si potrà chiedere consiglio, circa i prodotti e le tecniche da utilizzare, ad un centro specializzato dove, in genere, si trovano soluzioni adatte anche all'uso familiare; si raccomanda senz'altro il trattamento biologico, da preferirsi visto che si tratta di allevare piante destinate a fornire alimenti. La durata della vita di un albero da frutto dipende da vari fattori, quali la specie, il tipo di cure ricevute e l'adattamento che la pianta riesce a sviluppare nel proprio habitat. Generalmente il più longevo è il melo - anche fino a cinquant'anni - mentre susino, ciliegio o pesco vivono in media una quindicina d'anni.
La scelta della varietà di frutta da coltivare può essere ardua, specie quando gli alberi da impiantare sono uno o due. Può essere utile sapere che meli, peri e susini sono forse i più adatti e possono dare maggiori soddisfazioni di altri. Si potrebbe anche considerare la possibilità di impiantare una vecchia cultivar, una varietà, cioè, dalle origini antiche. Ormai si tende, fortunatamente, a recuperare i patrimoni genetici originari, reintroducendo la coltivazione di antiche specie tipiche: anche in questo settore alcuni vivaisti si sono adoperati per riproporre vecchie varietà di frutta che finalmente stanno tornando sul mercato. Un esempio su tutti: la mela Francesca, profumatissima e dolce, utilizzata dai nostri nonni - tanto è gradevole il suo aroma - anche per profumare gli ambienti domestici (ponendola sopra agli armadi). Le vecchie cultivar hanno anche il pregio di essere più resistenti ad eventuali attacchi di parassiti.

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Arrivano i nani
Esistono pure varietà d'alberi da frutto nane: questa tipologia di piante potrebbe essere una buona soluzione se, ad esempio, si dispone di spazi ridotti o se si vuole coltivare un albero non proprio comune. Tutte le varietà di frutta si possono ricavare da alberi nani, ma le specie che rendono meglio in questo caso sono il pesco e il melo; il pero rischia di dare frutti piccoli e l'albicocco tende a crescere troppo e a perdere così la sua caratteristica principale, quella cioè di restare basso. Gli alberi di questo tipo raggiungono un'altezza massima di 140 cm, mentre si estendono in larghezza fino a 2 metri. Oltre ad essere molto decorativi, la loro modesta altezza può facilitare la raccolta dei frutti ai bambini, che possono essere così coinvolti in un'attività divertente, senza correre però alcun pericolo.
Se poi siete davvero stravaganti e volete qualcosa di ancor meno comune, potreste scegliere di coltivare alberi nati da incroci di specie "classiche". Avete mai sentito parlare, per esempio, del "biricoccolo"? Questo bell'albero che ha preso vita da un susino e un albicocco vi regalerà le dolcissime ed originali biricoccole (a detta di chi le ha assaggiate, davvero uniche...). Buona frutta a tutti!