Una mostra che riporta l’attenzione su Frederick Stibbert e il suo museo

Scritto da Rossana De Caro |    Maggio 2015    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

Frederick Stibbert in costume per corteo storico

Un riccone eccentrico, un collezionista appassionato, innamorato dei costumi e delle armi, un dandy (un po’ burlone?) che amava travestirsi da cavaliere medievale, un sognatore, uno scaltro uomo di affari...

Insomma chi era veramente Frederick Stibbert, artefice dell’omonimo museo fiorentino (che raccoglie oltre 50.000 pezzi fra costumi, armature, armi, quadri etc, molti corrispondenti al gusto gotico ed esotico del tempo), una straordinaria casa museo unica nel suo genere e rimasta magicamente intatta come nell’Ottocento quando ci viveva “l’inglese dal cuore toscano”. Lo chiediamo a Simona Di Marco, vicedirettrice del museo Stibbert, dove è attualmente in corso la mostra “Il sogno e la gloria”, (aperta fino al 6 settembre).

Come potremmo definire oggi un uomo come Stibbert?

«Un entusiasta, apparentemente eccentrico, ma in realtà con un progetto di vita ben preciso: lasciare una traccia di sé attraverso la realizzazione del ‘suo museo’, come lo ha sempre definito».

Che importanza ebbe per lui la famiglia di origine?

«La famiglia gli trasmise una grande curiosità verso culture diverse dalla sua. Sia il padre grande viaggiatore, che il nonno che aveva vissuto a lungo in India, come militare nell’esercito della Compagnia delle Indie, contribuiscono a sviluppare la visione ‘internazionale’ di Frederick. Dalla famiglia ottenne anche l’enorme eredità che gli permise di vivere come preferiva».

La Sala della cavalcata

Potremmo dire che il flop negli studi in Inghilterra lo portò in Italia a fare la bella vita…

«Fu un flop solo apparente, che creava apprensione nei suoi tutori che pensarono allora che avrebbe dilapidato il suo patrimonio in pochi anni. In realtà proprio in Inghilterra aveva maturato il suo interesse per l’arte e aveva coltivato la sua passione per il disegno e la pittura. La bella vita era conseguenza della sua sterminata ricchezza».

Come iniziò la sua passione per le armi e le armature?

«In Inghilterra aveva già visitato le grandi armerie dinastiche e private, ma l’attenzione per le armi e le armature fa parte del suo interesse più generale per la storia del costume, sia civile che militare».

Cosmopolita, fu anche un grande viaggiatore, ma scelse Firenze come città d’adozione, che rapporto aveva con la Firenze del tempo?

«Non era una scelta d’adozione, lui era nato a Firenze e sua madre Giulia era toscana. Firenze rimase sempre la città dei suoi affetti, sia familiari che di amicizia. Era tornato a Firenze pochi anni prima che diventasse la capitale d’Italia, in un momento di grande vitalità della città, e partecipò con entusiasmo al processo di unificazione del paese, anche come garibaldino volontario, nella campagna del Trentino del 1866, dove ottenne perfino una medaglia al valor militare».

L’intervistata: Simona Di Marco, vicedirettrice Museo Stibbert

Era anche un uomo molto affermato socialmente, faceva parte di tutti i circoli e i club più esclusivi, era amico di tutta la nobiltà fiorentina, ma lo apprezzavano anche gli artisti e gli artigiani con i quali lavorava: la sensazione è che fosse un uomo molto simpatico; lui si definiva “inglese di origine, italiano di affetto”.

Un po’ di gossip  sulla vita privata: Stibbert fu al centro di flirt e avventure, ma non si sposò mai; perché?

«Perché aveva troppo da fare per realizzare il suo museo, e non voleva essere limitato in questo grande progetto dalla inevitabile responsabilità che avrebbe avuto verso una famiglia e dei figli. Si potrebbe dire che era egoista, ma della sua generosità abbiamo la prova oggi, che possiamo godere di tutto quello che ha lasciato alla sua città».

Fu anche un grande appassionato di cavalli…

«Così appassionato che trasformò un’intera villa, nella quale aveva soggiornato anche Gioacchino Rossini, per creare una scuderia degna dei suoi amati cavalli. Abbiamo fotografie che ce li mostrano, con i loro nomi, in posa davanti alla scuderia. Uno dei più amati era il fido Scrub, che lo aveva accompagnato nella campagna garibaldina senza mai abbandonarlo». 

Amava travestirsi da cavaliere medievale e farsi fotografare così abbigliato; perché?

«Nell’Ottocento la moda del revival medievale era diffusa ovunque. Si tenevano feste rievocative, balli in costume, cortei storici. Per Frederick c’era anche il desiderio di rivivere lo spirito cavalleresco che aveva caratterizzato i secoli passati, ma lui era ben consapevole di essere un uomo del suo tempo, non a caso era anche un finanziere oculato, che riuscì ad arricchire nonostante le spese enormi che richiedeva la realizzazione del museo».

Frederick Stibbert guida garibaldina

Cosa rappresentò per lui la realizzazione di questo straordinario museo?

«Il coronamento del progetto di tutta una vita, la certezza che il suo nome non si sarebbe esaurito in una discendenza che forse non avrebbe apprezzato i suoi sforzi, ma sarebbe rimasto legato per sempre ad una istituzione utile, che tutti avrebbero potuto apprezzare.

Come sempre Stibbert appare pieno di contrasti: un egocentrico, ma generoso e interessato alla collettività».

La mostra in atto si chiama “Il sogno e la gloria”. Perché?

«Perché secondo noi queste sono due parole chiave per comprendere il progetto di Frederick Stibbert: realizzare un sogno, e viverlo, ma anche riflettere su di sé un po’ della gloria che viene dal passato, conservando le opere che ne sono testimonianza».

La mostra: “Il Sogno e la Gloria. L’armeria di Frederick Stibbert attraverso i suoi capolavori”, Fino al 6 settembre.

Ingresso ridotto soci Coop, 6 euro) comprende l’accesso complessivo al museo e alla mostra. Orario:lun, mar e mer ore 10-14 / ven, sab e dom ore 10-18 / giovedì chiuso. Info:

Samurai! La nuova mostra del museo Stibbert. Da Toscanamedia – 28.03.15 – durata 1’ 49’’