Dopo tre secoli è tornata a nidificare in Toscana, nel padule di Fucecchio. Dove già si prepara il nido per il prossimo anno

«Non si allontanavano mai dal nido per più di due o tre ore. Ma se ritardavano, anche solo di qualche minuto, ci prendeva l'ansia. E non appena qualcuno di noi le vedeva rientrare iniziava il giro di telefonate tranquillizzanti. Un vero stress, ma ne valeva la pena». A parlare così è Enrico Zarri, del Centro di ricerca, documentazione e promozione del Padule di Fucecchio, testimone e protagonista di un evento eccezionale: il ritorno della cicogna bianca in Toscana, dopo tre secoli - ma potrebbero essere anche di più - che non nidificava dalle nostre parti.

Il ritorno della cicogna 1
Tutto è cominciato ai primi di aprile,
quando una coppia è stata avvistata nel padule, con tutta l'intenzione di mettere su casa.
«Il corteggiamento e l'accoppiamento sono spettacolari - spiega Zarri -. È una fase che dura una decina di giorni, e va di pari passo con la costruzione del nido». E qui ci sono stati i primi momenti di ansia. Perché le due cicogne hanno scelto di costruirlo su un traliccio dell'Enel, alto una trentina di metri, con il rischio di rimanere folgorate dai cavi elettrici, e soprattutto vicinissimo ad una strada, non particolarmente trafficata, ma insomma...
«L'amministrazione comunale di Fucecchio ha emesso subito un'ordinanza per impedire a chiunque di avvicinarsi troppo al nido, imponendo il rispetto di una distanza di cento metri. La cicogna è un animale abituato alla presenza dell'uomo, in molti paesi nidifica ancora sui tetti o sui comignoli delle case, in Spagna ad esempio ce ne sono tantissime - continua Zarri -. Però il rischio c'è sempre, soprattutto dopo la nascita dei piccoli che, spaventati, possono cadere dal nido».
Per fortuna a Fucecchio tutto è filato liscio come l'olio, e dalle uova sono nati cinque bei pulcini.

Il ritorno della cicogna 3
La favola continua

Per settanta giorni sono rimasti nel nido, nutriti da entrambi i genitori che hanno dovuto battere in lungo e in largo il padule per trovare cibo sufficiente per una famiglia tanto numerosa. I piccoli sono cresciuti, costantemente monitorati a distanza di sicurezza dagli uomini della Riserva del Padule e sotto l'occhio di migliaia di curiosi arrivati a Fucecchio da tutta la Toscana per assistere a quello che fino a poco tempo fa sembrava assai improbabile, se non addirittura impossibile. Poi hanno lasciato il nido e si sono avventurati da soli, preparandosi al lungo viaggio: la loro prima migrazione verso i quartieri di svernamento africani, a sud del Sahara.
«L'ultimo avvistamento di uno dei giovani risale a metà settembre - dice Zarri -. Siamo sicuri che si trattava di uno dei "nostri", anche se nel padule si stavano già radunando molte cicogne, perché l'abbiamo visto sul nido».
La storia comunque non finisce qui. A Fucecchio ci si sta già preparando per la prossima primavera, quando, con molta probabilità, la coppia tornerà a nidificare.
«L'Enel ci sta dando una grossa mano, e insieme al Comune di Fucecchio e al Circondario empolese-Valdelsa stiamo lavorando per rendere più sicuro il nido - spiega Zarri -. Verrà alzato con una torretta artificiale per allontanarlo dai cavi elettrici, sopra la "prolunga" metteremo pezzi del vecchio nido. Faremo installare anche un secondo traliccio: questo perché, essendo la cicogna un animale coloniale, altre coppie potrebbero seguire l'esempio dei "fidanzatini toscani". Almeno è quello che noi speriamo».
Il ritorno della cicogna bianca, oltre ad essere un evento storico, è anche la conferma che negli ultimi anni è stato svolto un buon lavoro all'interno dell'area del Padule. La zona, estesa su 1800 ettari tra le province di Pistoia e di Firenze, è particolarmente protetta all'interno della riserva, 230 ettari affidati al Centro di ricerca e aperti, con visite guidate, anche al pubblico.

Il ritorno della cicogna 2
Storie di coppie

La nidificazione nel Padule di Fucecchio non è stata l'unica in Toscana. Un'altra coppia aveva deciso di mettere su famiglia, a Campi Bisenzio, ma la storia purtroppo non è a lieto fine. In una delle sue uscite per procurare il cibo a tutta la famiglia, il maschio è rimasto intrappolato nella rete di un orto. La femmina, non vedendolo rientrare, ha abbandonato il nido, e i tre pulcini sono morti. Il maschio è stato poi ritrovato, ferito, ed è stato portato al Centro di Scienze naturali di Galceti, dove hanno fatto di tutto per salvarlo. Ma ormai era troppo tardi.
La storia di Campi Bisenzio e quella di Fucecchio, pur così diverse, hanno un elemento in comune: in entrambi i casi le femmine, inanellate - e quindi identificabili - provenivano dal Centro Carapax di Venelle (Massa Marittima).
«Lavoriamo al progetto cicogne dal 1994, con l'obiettivo di ripristinare la rotta migratoria sopra l'Italia - dice Veerle Vandepitte, responsabile del Centro -. Nella grande voliera del Centro vivono 20 coppie, nate in cattività». Il progetto prevede che i loro pulcini, nati e vissuti dentro la voliera fino all'età di tre anni, siano poi inanellati e rimessi in libertà. «A questo punto però hanno già perso l'istinto della migrazione - continua Veerle Vandepitte - per cui andranno a formare una colonia stanziale che nidificherà nel raggio di 60 km». Ed è qui che si ha la svolta. Le coppie diventano miste, gli stanziali si accompagnano alle cicogne selvatiche, e quel che più conta i loro figli nasceranno in piena libertà. «Abbiamo già avuto sette coppie nidificanti all'esterno della voliera, una addirittura in Sardegna», conclude Vandepitte. Una conferma che la strada imboccata è quella giusta. Adesso il Centro chiuderà per riaprire a marzo, con la speranza che la primavera porti buone notizie... e tanti bei cicognini.

Portafortuna e bambini

Da sempre portatrice di buoni auspici, quasi una sorta di porta-fortuna, la cicogna bianca (Ciconia ciconia) è anche simbolo di fecondità (la leggenda che la dipinge con un fagottino nel becco a dispensare bebè pare sia nata in Germania). Nell'antica Grecia la legge che disponeva il mantenimento, da parte dei figli, dei genitori anziani si chiamava pelargonia, dal nome con il quale i Greci chiamavano la cicogna. I nomi usati per indicarla nell'Europa centrale e settentrionale derivano dal germanico sterg, che significa "stare saldamente insieme". Sarà perché la cicogna è monogama, fedele per tutta la vita non solo al compagno ma anche al luogo dove nidifica.

Alta più di un metro, ha piume bianche e nere (le remiganti), il becco e le zampe sono di un bel rosso brillante. Il becco, lungo 15-20 centimetri, è forte e appuntito e particolarmente adatto alla caccia di piccole prede nell'erba alta e nell'acqua.

Le cicogne non cantano, ma comunicano battendo il sotto e il sopra dei loro grandi becchi. Un rumore inconfondibile e assai suggestivo, che ripetono non solo durante il rituale dell'accoppiamento, ma anche tutte le volte che fanno ritorno al nido, per salutare, un po' come il nostro "ciao".

Sono ottime veleggiatrici: sfruttano sapientemente le correnti ascensionali di aria calda battendo le grandi ali (aperte superano il metro e mezzo) solo quando è strettamente necessario e per brevi spostamenti. Con l'arrivo dell'autunno le famiglie si riuniscono in grandi stormi di alcune migliaia di individui per un volo che attraverso i corridoi di Gibilterra e del Bosforo le porterà in Sudafrica.

Sono animali longevi: 26 anni il record conosciuto, raggiunto da un esemplare inanellato.



Padule Fucecchio
Visite guidate da febbraio a giugno.
Dietro versamento di un piccolo contributo è possibile richiedere il calendario delle cicogne allo 0573 84540.
www.zoneumidetoscane.it

Centro Carapax
Venelle, Massa Marittima (Grosseto), tel. 0566 940083
www.carapax.org