Dalla foresta amazzonica boliviana, agli scaffali dei punti vendita

Scritto da Silvia Amodio |    Settembre 2012    |    Pag.

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.


(Foto di V. Bigliazzi)

Figura decisamente interessante, Valeria Bigliazzi, e determinata come sanno esserlo le donne nelle situazioni più difficili, soprattutto quando sono sostenute e orientate dalla passione. Agronoma di formazione, inizia giovanissima la sua attività in Africa, da Capoverde al Mozambico, al Niger, dove si è occupata di riforestazione di dune, della costruzione di pozzi, di varie attività agricole e di tutto quello che era inerente ai suoi studi.
La svolta c'è stata quando in un momento di pausa, rientrata in Italia, a Grosseto, un'amica le offre la possibilità di seguire un progetto in Bolivia della durata di un paio d'anni.
Valeria accetta con qualche perplessità, perché non aveva mai pensato di andare in Sud America. Il suo compito sarebbe stato quello di lavorare negli altipiani della provincia dello Yungas ad un progetto di riconversione produttiva. Che in parole semplici significa dare più spazio alle coltivazioni legali rispetto a quelle illegali. Ricordiamo che la Bolivia è uno tra i paesi con le più estese piantagioni di coca, destinata alla produzione di droga.
«L'amore per la Bolivia è durato 14 anni - sorride Valeria - mi sono fermata oltre il periodo previsto grazie alla collaborazione con l'Acra, un'organizzazione non governativa che opera in Africa e in Sud America e che in quel periodo si occupava della valorizzazione dei prodotti forestali nel Pando, un'area vasta quasi 6.400 chilometri quadrati nella foresta amazzonica. Mi sono trovata di fronte a comunità di contadini che non sapevano come gestire le risorse che avevano. Non solo: nella maggior parte dei casi erano persone sfruttate da intermediari locali che acquistavano, a basso prezzo, i loro prodotti per poi rivenderli a un prezzo molto più alto. Sono dovuta entrare in questa cultura in punta di piedi, capire le regole che governavano tali meccanismi e utilizzare soprattutto le mie qualità diplomatiche, insieme alle competenze agrarie. Dovevamo agire con molta attenzione, eravamo entrati in territori delicati e pericolosi».


«
Siamo anche riusciti a far abrogare un decreto che voleva riportare in vigore i latifondi. Una soluzione che avrebbe arricchito pochissime persone sfruttandone molte altre. Nel 2001, così, è nata la prima cooperativa di contadini del Pando (Amazzonia boliviana) che ha esportato il primo contenitore di 16.000 chili di noci dell'Amazzonia - ci racconta con orgoglio la dottoressa -; da allora i contenitori esportati sono passati da uno a dieci l'anno e alla prima cooperativa se ne sono aggiunte altre due. Nel 2004 la Cooperativa Chico Mendes - Modena si è strutturata per affiancarle e organizzare la commercializzazione in Italia.
Tutte le fasi della produzione sono controllate, i lavoratori tutelati, e le noci, naturali al 100%, sono biologiche, coltivate senza l'uso di prodotti chimici. Il marchio internazionale Fairtrade garantisce che i prodotti siano lavorati senza causare sfruttamento e povertà nel sud del mondo, e acquistati secondo i criteri del Commercio equo e solidale
».


(Foto di S. Amodio)


La noce dell'Amazzonia è l'unica risorsa di questa vasta area, e l'unica alternativa alla deforestazione. La cooperativa ha nel tempo esteso la commercializzazione anche ad altri prodotti: la noce di Macadamia, la noce di Anacardio, la noce Mariposa cilena. Si tratta di frutta secca molto gustosa, ma anche ricchissima di proprietà nutritive, vitamine, minerali, fosforo, potassio, calcio, selenio.
Questi alimenti sono arrivati con successo alla grande distribuzione, che consente di immettere sul mercato un prodotto di qualità ad un prezzo accessibile. Coop è partner storico e contribuisce con il 70% al fatturato totale.
L'acquisto di questi prodotti, cresciuti spontaneamente nei luoghi di raccolta, contribuisce a sostenere l'equilibrio naturale dell'ambiente e dei suoi abitanti, a garantire lavoro, a promuovere servizi sociali e sanitari, a sostenere il diritto allo studio e incoraggiare opportunità di sviluppo.

Info: www.chicomodena.org


(Nella foto di S. Amodio l'intervistata Valeria Bigliazzi, agronoma)