Un'arte antica che perdura fino ad oggi; a Fiesole una scuola diretta da un'allieva di Marcel Marceau

Scritto da Pier Francesco Listri |    Febbraio 2010    |    Pag.

Giornalista e scrittore Caporedattore per oltre un ventennio del quotidiano "La Nazione", è stato collaboratore del "Ponte" e de "L'Espresso". Profondo conoscitore della storia fiorentina e toscana, alla quale ha dedicato numerosi volumi. Ha curato a lungo i problemi della scuola, redigendo manuali e fondando le riviste "Tuttoscuola" e "Palomar". Ha diretto a Firenze l'emittente televisiva Rete A, al suo attivo ha anche una collaborazione trentennale con la RAI.

Che cos'è il mimo? È quell'arte del teatro in cui l'attore esprime tutto solamente attraverso il corpo, il suo movimento e le sue espressioni, senza la parola e senza la musica.
Ma una definizione più profonda direbbe: il mimo è scrivere il suono della vita nel silenzio vuoto dello spazio.


I suoi "fratelli"

Presente sul teatro fino da tempi antichissimi per alcuni, per altri la nascita del mimo, o meglio la sua rinascita moderna, risale alla Commedia dell'Arte, ed è invenzione, dunque, tutta italiana e non, come spesso si dice, francese derivandolo da Pierrot.

Pur spiccando nella sua splendida solitudine, l'arte del mimo ha dei fratelli: la pantomima parlata, la danza, perfino la magia del clown. Addirittura quegli attori di strada col viso infarinato che si mostrano in una assoluta inquietante immobilità, potrebbero essere suoi lontani e assai più modesti parenti. Al mimo - che ha in Inghilterra, in Germania e negli Stati Uniti prestigiosi cultori - si sono per qualche verso ispirati anche, ai nostri tempi, artisti come il francese Jacques Tati, l'inglese Mister Bean e i nostri Dario Fo e Maurizio Nichetti.

 

Gli eredi di Marceau in Toscana

È certo che notorietà e successi dell'arte del mimo hanno nel ‘900 come palcoscenico primario Parigi e la Francia, dove (a parte il grande attore-mimo Barrault e il teatro di Charles Dullin) si sono fronteggiate due grandi scuole, con i rispettivi maestri: quella di Jacques Lecoq, più teatrale e disinvolta, e quella rigorosissima di Etienne Decroux. Il più grande allievo di quest'ultimo è stato Marcel Marceau, a giudizio dei più il massimo genio pantomimico dell'epoca moderna, nato a Strasburgo nel 1923 e scomparso, appena ieri, nel 2007.

Non pochi toscani conoscevano Marceau non solo per le sue esibizioni anche alla Pergola e al Comunale di Firenze, ma perché per alcuni anni ha tenuto a Montepulciano, un suo stagionale laboratorio. Anche qualche prezioso film di cult, come First Class e Shanks, degli anni Settanta, ce ne conserva l'immagine.

Ora, magicamente, Marceau, o meglio la sua arte, è tornata fra noi e per questo qui ne parliamo. Si è infatti aperta ed ha sede da qualche tempo a Fiesole, unica in Italia, una Scuola di Mimo, la quale ha il prezioso merito di essere diretta e condotta da Bianca Francioni, prediletta allieva appunto di Marcel Marceau. Fiesole si impegna dunque a rilanciare quest'arte grande, quanto ai più sconosciuta.

Maestro e poeta

«Tutti i giorni - confessa Bianca - mi confronto con il mondo dell'invisibile. Il silenzio non è per noi mimi un tempo morto, ma una musica interiore dell'anima». Bionda, esile, determinata, essa porta avanti, con rara perizia e immensa passione, un'arte che oggi in Italia non propone altre scuole.

Chi ha visto, anche una sola volta, il bianco viso incipriato e la snella proteiforme figura di Marceau agire sul palcoscenico nelle sue più celebrate creazioni e mimodrammi come il ciclo di Bip con le sue 42 avventure, o La creazione del mondo o infine Le età dell'uomo, non può non serbare ammirato stupore per quante corde ha potuto toccare ed esprimere un così grande maestro del silenzio.

«Com'era nella vita e nell'arte Marcel?», chiedo a Bianca.

«Allegrissimo, buffo, purissimo e rigorosissimo. Era un poeta e non a caso, sebbene avesse tanto guadagnato con i suoi spettacoli nel mondo, è morto povero perché tutto dava alla sua scuola».

«Che cos'è - chiedo ancora - la cosa più difficile dell'arte del mimo che lei insegna?».

«Certo, la tecnica è molto difficile, ma di questa sono bravissimi anche i danzatori e gli acrobati. La cosa più difficile è la "sospensione", un'arte non solo del respiro ma anche della postura e del movimento. Un mimo sta sempre "in sospensione" nello spazio... così erano Charlot e Keaton cui, a volte, Marceau s'è ispirato».

«Ricorda qualche dettato del maestro?»

«Comico e drammatico - diceva - sono la stessa cosa: tutto deve essere amore. Il resto è silenzio».

 

Scuola di mimo a Fiesole

Le lezioni, individuali e di gruppo, della durata di un biennio, si svolgono da ottobre a giugno, accesso a numero chiuso. Chi è interessato, deve rivolgersi alla Associazione culturale Ascarè Teatranti (tel. 055597143).


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