Come si è evoluto in questi ultimi anni: lo racconta Guido Guerzoni

Scritto da Silvia Amodio |    Luglio-Agosto 2018    |    Pag. 10

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Foto S. Amodio

Società

Guido Guerzoni è un personaggio piuttosto singolare e decisamente eclettico. È professore a contratto di Gestione museale all’Università Luigi Bocconi di Milano e ricercatore senior dell'University of California Davis. Ha collaborato con il Getty Museum di Los Angeles e con il dipartimento di ricerca del Victoria and Albert Museum di Londra ma è soprattutto un cacciatore di storie.

Il suo ultimo libro, che ha avuto molto successo, si intitola Pets (ed. Feltrinelli) e offre uno spaccato sulla relazione, non sempre rose e fiori, che lega gli uomini ai propri animali. «Tutto nasce dal mio incontro con Pioppo, un bracco roano che lo scorso primo maggio ha compiuto sette anni e a cui, durante il parto, è stata rotta la coda. Dalla nostra felice convivenza è nata la mia curiosità scientifica per i processi di umanizzazione dei pets, il termine scozzese che abbraccia le canoniche sei categorie di animali di casa». Guerzoni si è cimentato in un libro innovativo introducendo un nuovo genere letterario, il “saggio profondamente comico”: infatti, se da un lato il testo è frutto di una ricerca scientifica ineccepibile, dall’altra la lettura assicura sorrisi e risate senza mai essere irrispettoso dei sentimenti e delle idee altrui. L’autore esamina l’evoluzione del nostro rapporto con cani, gatti, conigli e roditori, pesci, uccelli, rettili e sauri. Un rapporto che in brevissimo tempo è profondamente cambiato. Anche papa Francesco ha detto che amiamo più i nostri animali domestici dei vicini di casa. Un’affermazione che ha suscitato qualche polemica. «In effetti, più o meno 15 anni fa è iniziato il cambiamento - prosegue Guerzoni - che si è trasformato in un crescendo che ha portato all’odierna “parentizzazione”: oggi il 90% dei “proprietari” occidentali, italiani compresi, si considera orgogliosamente il genitore del proprio animale, senza vergognarsi di esprimere sentimenti paterni, materni e fraterni. Sono legami che non possono sostituire quelli umani, ma nella pratica succede spesso. Non è un caso che si parli di ersatz children, ovvero di figli surrogati, poiché nella surroga la sostituzione tra marmocchi e cuccioli non avviene alla pari ma a un livello più basso. Ma, a differenza dei figli, gli animali, pur invecchiando, non maturano mai, rimangono sempre bambini affettuosi e fedeli, che non ci provocano e contraddicono, non ci insultano durante l’adolescenza, non ci dimenticano nel corso dell’eterna maturità».

Ecco qualche dato interessante riportato nel libro: il 90% dei “proprietari” occidentali considera gli animali a tutti gli effetti membri della famiglia, ritenendo di esercitare un ruolo pienamente “genitoriale”. Si tratta di genitori tanto permissivi quanto premurosi: il 71% li lascia dormire nel proprio letto, il 64% compra loro dei regali quando è in vacanza, il 50% gli parla regolarmente (con dialoghi più fitti di quelli che intercorrono con la prole, teoricamente in grado di proferire verbo), il 45% si ricorda sempre di acquistare un presente il giorno del compleanno, il 31% cucina regolarmente prelibati manicaretti, il 27% ha commissionato ritratti fotografici professionali e il 12% li porta regolarmente sul luogo di lavoro. «Non sono numeri banali - aggiunge il ricercatore - se consideriamo che le stime ufficiali attestano la presenza a livello mondiale di 1,7 miliardi di animali domestici, destinati a crescere in doppia cifra nei prossimi anni. E ancora: una ricerca inglese dice che una donna su 10 preferisce la compagnia del proprio animale al partner e il 62% degli italiani preferisce la compagnia del proprio animale a quella di altre persone». Come si è arrivati a questo? «Premesso che non credo che il 62% degli italiani sia divenuto improvvisamente misantropo/misogino, ritengo che altri dati siano più veritieri: in un sondaggio condotto dall’American animal hospital association, il 40% delle donne intervistate ha affermato di aver ricevuto nel corso della propria esistenza molto più affetto dai propri cani che dai rispettivi figli e mariti, laddove un’indagine condotta in Italia (non particolarmente rigorosa dal punto di vista scientifico) ha riscontrato che il 76% dei proprietari tricolori bacia i propri cani tra le due e le quattro volte al dì, più spesso di quanto non baci il proprio partner bipede. Queste affermazioni sono la prova provata - conclude Guido Guerzoni - che l’ingresso dei pets nei perimetri affettivi delle famiglie occidentali ha cambiato per sempre la natura dei nostri reciproci rapporti».

 

L’intervistato

Guido Guerzoni, autore e docente universitario

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