Arrivano sugli scaffali il vino novello e il beaujolais

Scritto da Francesco Giannoni |    Novembre 2010    |    Pag.

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

Come ogni 6 novembre, torna nei negozi di Unicoop Firenze (iper, super e mini), un'ampia varietà di vini novelli della nostra Regione. Se i tradizionali fornitori toscani fanno, ovviamente la parte del leone, la giusta evidenza viene data anche ad altre Regioni che, in campo enologico, vantano una lunga tradizione: Sicilia e Sardegna. Dopo qualche giorno, a completare una scelta già ampia, dalla Francia ecco il Primeur e, il terzo giovedì di novembre, il Beaujolais nouveau.

Diamo, con l'aiuto di Maurizio Cremonini, enologo del consorzio Le Chiantigiane, qualche informazione sulle tecniche di produzione e sulle caratteristiche del vino novello che trova un numero sempre crescente di estimatori. Il novello è prodotto con uve vendemmiate tra fine agosto e inizio settembre su vigneti dalla maturazione anticipata, indicati per questo vino. In piccola parte si usano uve Merlot e Sangiovese, ma la base è il Ciliegiolo, varietà molto precoce e di intensità e tonalità del colore ideale per questa tipologia di vino. Il Ciliegiolo è ricco di antociani che danno al vino il suo tipico colore rosso intenso, tendente al violaceo.

I grappoli sono selezionati e deposti in cassette piccole in modo che ogni singolo chicco non sia schiacciato e arrivi integro in cantina. Vengono sistemati in appositi serbatoi, sempre facendo attenzione a non pigiarli, in modo che non si formi il mosto e la fermentazione avvenga in ogni singolo chicco (macerazione carbonica). Dopo che i serbatoi sono stati saturati con anidride carbonica, rimangono ermeticamente chiusi per circa dieci giorni.

Almeno il 30% del vino che poi diventa Novello Toscano aderente al Consorzio del Novello deve essere prodotto in questo modo (si capisce, quindi, che i costi di produzione sono superiori a quelli del vino classico); in seguito questa percentuale viene unita all'altra parte di mosto e fatta fermentare a temperature basse per preservarne i profumi che, essendo molto volatili, a temperature elevate svaniscono facilmente.

Quindi il vino viene portato a -4°C per ottenere la "stabilità tartarica", cioè per evitare la formazione di cristalli di cremor tartaro; questo è un processo del tutto naturale e non dannoso, ma che il consumatore moderno non gradisce vedere in bottiglia. Dopodiché il vino viene sottoposto a filtrazione sterile (molto stretta) in modo da trattenerne le impurità e dargli stabilità biologica.

Infine, imbottigliato ed etichettato secondo norme ben precise, è confezionato e inviato nei negozi dove è posto in bella vista in attesa dei palati che apprezzano vini morbidi, di pronta beva, con una freschezza che ricorda l'uva, con in più, i tipici aromi di questo vino: bacca rossa e ciliegia.

 


Fotografia di Carlo Valentini

 


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