Ovvero quando si cominciò a tenere la destra sulle strade

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Ottobre 1999    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Il primo giubileo
Con la morte del re di Francia Luigi IX, il Santo, nel 1270 terminò l'epopea delle Crociate. Erano stati due secoli di straordinarie gesta, durante i quali alcune migliaia e migliaia di cristiani si erano impegnati nel tentativo di strappare il Santo Sepolcro alle mani degli "infedeli", ma soprattutto per conquistare territori, mercati e risorse alle potenze commerciali dell'epoca. E sotto quel punto di vista le Crociate furono un successo. E' vero che Gerusalemme era rimasta in mano musulmana, ma si erano aperte importanti vie di comunicazione verso il Medio Oriente che consentivano enormi guadagni, potenza e prestigio.
Tuttavia non si era spento, nel cuore del buon cristiano, il desiderio di compiere un atto che potesse in qualche modo fargli sentire che Dio era dalla sua parte e che, per quanto peccatore, esisteva pur sempre una possibilità di avere cancellati, prima della morte, i propri peccati. Papa Bonifacio VIII fu il primo ad intuire questa nuova esigenza e interpretando alla perfezione lo spirito del tempo creò quello che può essere considerato il maggior evento di carattere mistico-turistico del Medioevo: il Giubileo dell'anno 1300.
Precorrendo i tempi - non anni, ma secoli - si fece promotore di quell'iniziativa con un dispiego di forze, di energie e di iniziative che trovano dei paralleli solo nelle moderne tecniche di marketing e di pubblicità. Già qualche anno prima della data fatidica aveva sguinzagliato per tutta Italia i suoi emissari, con il compito di contattare e mettere sotto contratto i migliori artisti del momento. Giotto, è noto, fu uno di questi. Ed è altrettanto nota la sua risposta, quando l'emissario gli chiese una prova delle sue qualità artistiche: "Dite al Pontefice che questo è più che sufficiente", rispose tracciando su un foglio di carta una semplice O.
Bonifacio aveva provveduto, prevedendo un grande afflusso di pellegrini, ad aprire nuove strade nella città eterna, a dotarla di centri di raccolta, di ristoro, di riposo, perfino a regolare il traffico dei viandanti che necessariamente dovevano percorrere uno dei rarissimi ponti che attraversavano il Tevere, il Ponte Sant'Angelo. Chi andava verso San Pietro doveva tenere la destra, chi ne tornava la sinistra. In pratica il più antico esempio di organizzazione del traffico per mezzo della circolazione a destra. Un fatto, questo, che non sfuggì all'occhio attento di Dante Alighieri - uno dei circa duecento o trecentomila (ma alcuni storici, vedi il Gregorovious, parlano di due milioni) che in quell'anno visitarono la città. E nel XVIII canto dell'Inferno così si esprime: "Come i Roman per l'esercito molto, l'anno del giubileo, su per lo ponte hanno a passar la gente modo colto, che da l'un lato tutti hanno la fronte verso 'l Castello e vanno a Santo Pietro; da l'altra sponda vanno verso 'l monte".