In vigore la legge che impedisce di vendere a meno di quanto si è comprato

La prima conseguenza è stata l'aumento dei prezzi di un centinaio di prodotti di marca appartenenti a generi di largo consumo, come olio, pasta, tonno, detersivi. Un effetto immediato, causato dall'entrata in vigore, il 25 ottobre scorso, della legge sulle vendite sottocosto. Un provvedimento contro il quale si erano mossi in tanti, a cominciare dalle associazioni che tutelano i diritti dei consumatori. E anche Coop, a suo tempo, si era detta fortemente
Il prezzo lo fa la marca
preoccupata delle possibili ripercussioni sui prezzi. Timori che, purtroppo, si sono avverati.
«E' una legge che limita fortemente la libera concorrenza tra le imprese distributive - dice Maura Latini, responsabile della gestione commerciale dei cinque Ipercoop della Toscana -. Prima potevamo applicare i prezzi che ritenevamo più opportuni, indipendentemente dall'azienda produttrice. Adesso, in pratica, è il produttore a stabilire il prezzo di vendita, e a decidere se e a chi concedere la possibilità di vendere i propri articoli ad un costo inferiore a quello stabilito».
Una legge che sembra fatta su misura per le grandi marche, e difatti sono state proprio le aziende leader di mercato a volerla. Le ripercussioni si sono avute fin dalla campagna natalizia, con pandori e panettoni a prezzi quasi doppi rispetto a quelli dello scorso anno.
«I rincari hanno interessato 100 prodotti in assortimento negli iper e 50 nei super - continua Maura Latini -. Sugli scaffali sono evidenziati da un'icona con una faccina triste e la scritta "Prezzo aumentato per effetto delle vendite sottocosto"». Accanto a questi, altri prodotti - 120 negli iper e 80 nei super - contrassegnati invece da una faccina sorridente, ad indicare una diminuzione del costo. «Poiché eravamo fortemente contrari a questa legge, abbiamo deciso di utilizzare i guadagni aggiuntivi, realizzati nostro malgrado, per abbassare i prezzi di altri prodotti», continua Maura Latini. Una strategia messa a punto dalla cooperativa per tutelare gli interessi dei consumatori, con un provvedimento che non sarà l'unico. In questo quadro i prodotti a marchio Coop ricopriranno un ruolo molto importante, perché potranno garantire ancora di più un elevato rapporto tra qualità e prezzo.
«In altri paesi, come la Francia, è possibile ricorrere al sottocosto per difendersi dalla concorrenza, ma la legge approvata in Italia non prevede nemmeno questa clausola - prosegue la responsabile degli iper -. Cosicché è facile ipotizzare un pericoloso indebolimento delle aziende italiane della grande distribuzione, che dovranno puntare molto sulla loro singola forza contrattuale».

Le norme
La legge definisce "sottocosto" la vendita al pubblico a un prezzo inferiore a quello risultante dalle fatture d'acquisto maggiorate dell'Iva e di ogni altra imposta o tassa, dopo aver sottratto gli ulteriori sconti che ci possono essere. «E' proprio questo lo strumento che la legge dà alle grandi marche - spiega Maura Latini -. Ogni ulteriore sconto al di fuori della fattura, come quello di fine anno al raggiungimento di determinati fatturati, può essere usato per abbassare il prezzo di vendita solo previo accordo con il fornitore. Questo, ad oggi, si traduce quasi sempre nella non disponibilità da parte delle grandi marche che così si permettono, in barba al libero mercato, di determinare i prezzi al pubblico dei loro prodotti».
Le vendite sottocosto non scompariranno del tutto: saranno possibili tre volte l'anno, per un massimo di dieci giorni e per non più di 50 prodotti, lasciando alle singole imprese distributive la facoltà di decidere quando usufruire di queste occasioni speciali, purché intercorrano 20 giorni di apertura effettiva (esclusi quindi i giorni di chiusura) tra l'una e l'altra.
Sono esclusi da questa normativa i prodotti freschi deperibili, ma anche prodotti di ricorrenza, come il panettone, una volta passata la ricorrenza stessa. Altre deroghe sono consentite per avvenimenti particolari, come l'inaugurazione di un nuovo punto vendita, e per i prodotti tecnologici obsoleti. Restano fuori da questo provvedimento anche i saldi relativi al comparto del tessile, che continueranno con le consuete regole.