Scritto da Miriam Serni Casalini |    Novembre 2000    |    Pag.

Racimolati un po' di soldini (proprio i cinque centesimini con la spiga), cominciammo per tempo ad organizzare il nostro presepio.
Nella vetrina di Biaggìo, cartolaro in fondo alla via, erano in mostra personaggi di gesso, casine di sughero, palme, pecorelle. Bellissimi, ma lontani anni luce dai nostri centesimini.
Fu giocoforza ripiegare sul "bricolage" che ancora non era stato inventato, o meglio, non si chiamava così. Il "fai da te", insomma.
C'erano in vendita anche dei cartoni con sopra stampati tutti i personaggi del presepio e relativi ornamenti. Fu quello il nostro acquisto, oltre ad alcuni fogli di carta azzurra per il cielo che già immaginavamo trapunto di stelle.
Eravamo sei ragazzi dai nove ai dodici anni, fratelli e cugini tra noi. Da un falegname di piazza Peruzzi i maschi riuscirono ad avere, non so in cambio di quale servizio, dei pezzi di compensato sui quali furono incollati i cartoni.
I lavori fervevano in un grande ripostiglio-sottoscala, squallido ma denso di risa, ché ogni riuscito tentativo, ogni contesa o bisticcio, finivano in risa.
I maschi incollavano, traforavano, limavano. Noi bambine fungevamo da trovarobe e dalle nostre forbici cadevano stelle di stagnola sul cielo blu della notte santa.
Un paio di uscite fuori porta ci fruttarono rena e muschio, la stagnola del vecchio panforte accuratamente conservata imitava lo scorrere di un fiumicello che terminava la sua corsa in un laghetto di specchio.
Finalmente tutto fu a posto su di un tavolo del ripostiglio. Dall'orizzonte del muro di fondo partiva la carta del cielo che saliva a mo' di volta sopra la capanna.
Estasiati e soddisfatti si pensò di spengere la luce e di rendere più suggestiva l'atmosfera ponendo due candele accese su un baule che stava sotto il tavolo.
L'effetto fu meraviglioso e lo divenne sempre più, perché la luce, come per miracolo aumentava, aumentava...
Fu un coro: che bel colore!!!
Era il nostro fondale che andava a fuoco!
Seguì un fuggi-fuggi. Giorgio scappò per le scale, mentre Mario con uno straccio e con le mani spengeva le fiamme di carta e salvava il presepio.
Mario era il nostro eroe, e lui si sentiva tale.
Con orgoglio apostrofò suo cugino:
"Giorgio, sei scappato! Bel Balilla che sei. Vergognati!". A quel tempo la vigliaccheria era onta gravissima per un Balilla. Poveri ragazzi.
Eravamo nel XV anno dell'Era Fascista.