Una tradizione cristiana antica che risale a san Francesco, molto diffusa in Toscana e oggi nuovamente alla ribalta. Coinvolti interi borghi; la riscoperta dei mestieri di un tempo

Scritto da Olivia Bongianni |    Dicembre 2009    |    Pag.

Laureata in scienze della comunicazione con una tesi su "Il cuore si scioglie", è giornalista professionista.

Si è occupata di organizzazione di eventi e ha collaborato con alcuni uffici stampa. Ha scritto articoli per l'Unità.

Collabora con un'agenzia di comunicazione e ha scritto per la rivista "aut&aut" su tematiche relative all'innovazione nella Pubblica amministrazione.

È appassionata di lettura, cinema, calcio.

Come tutti gli anni non mancheranno la grotta, la mangiatoia, il bue e l'asinello, i magi con i loro doni, i pastori... ma anche le colombe e perché no, il cagnolino o il criceto di famiglia. Nel periodo natalizio la tradizione del presepe vivente, una delle più sentite tra quelle ancorate alle radici cristiane, si popola di sempre nuovi figuranti, umani e non, che arricchiscono con la loro presenza la commemorazione della Nascita.

Protagonisti inconsapevoli

Eppure, forse non tutti sanno che il primo presepe della storia è stato proprio un presepe vivente: «La tradizione dei presepi viventi è antica quanto quella dei presepi», spiega infatti Rodolfo Cetoloni, vescovo di Montepulciano - Chiusi - Pienza. L'usanza, tutta italiana, del presepe (dal latino praesaepe, ovvero "greppia", "mangiatoia") va fatta risalire all'epoca di San Francesco d'Assisi che nel 1223, di ritorno dalla Terra Santa, diede vita alla prima rappresentazione vivente della Natività.

Secondo quanto si racconta, infatti, la notte della vigilia di Natale, gli abitanti di Greccio (nei pressi di Rieti) furono richiamati al suono delle campane in una grotta in cui Francesco aveva pensato di far rivivere la nascita del Redentore. Ci arrivarono a piedi, a cavallo, a dorso d'asino, diventando così, in maniera inconsapevole, i protagonisti di un vero e proprio presepe vivente. Non solo: secondo la leggenda ad un certo punto Francesco vide per un attimo il Bambino Gesù materializzarsi tra le braccia: "Sembrò che nelle sue mani - si narra - la statua del bambino fosse viva".

Se questo momento può essere considerato un po' la data di nascita della rappresentazione, «in seguito i presepi - aggiunge Cetoloni - si sono diffusi in particolare sotto la forma statica, quella delle ‘statuine'. Negli ultimi anni, però, si sta di nuovo rivitalizzando la tradizione dei presepi viventi».


Una partecipazione più profonda

Anche l'iconografia è cambiata nel corso dei secoli: «Il Vangelo parla solo della stalla senza fornire ulteriori dettagli sulla presenza di animali - precisa il vescovo -. Da San Francesco in poi il presepe si è allargato fino a comprendere altri elementi: tutti secondo la visione francescana devono partecipare alla festa, e quindi anche gli animali e la natura». Per arrivare fino ai giorni nostri, in cui nei presepi viventi fanno la loro comparsa i segni della "modernità": «Ci sono bambini che portano le colombe, ma anche il loro criceto o il cagnolino - racconta Cetoloni - arricchendo l'ambientazione con la loro fantasia».

Ma cosa c'è all'origine di questa nuova "stagione" del presepe animato? «Nelle parrocchie la sua realizzazione diventa un modo per stimolare la partecipazione delle persone, per avvicinarle alla rappresentazione sacra, non solo come qualcosa da guardare dall'esterno, ma da sentire dentro di sé - conclude Cetoloni -. Ci sono quindi sia l'aspetto dell'aggregazione e dello stare insieme, ad esempio nei preparativi della scenografia o dei costumi, sia una componente più profonda, che ha valore dal punto di vista della pastorale, perché i figuranti sono invitati a conoscere meglio la storia e ad aiutare anche coloro che assistono ad avvicinarsi alla religione».

In Toscana: la riscoperta degli antichi mestieri

Nel nostro Paese, i presepi viventi sono molto diffusi e anche in Toscana (che insieme a Napoli e alla Sicilia è una delle terre in cui la tradizione è più radicata),  e sono numerose le rappresentazioni "animate" della natività nel periodo natalizio.

A Pian di Scò (Arezzo), ad esempio, quest'anno l'appuntamento con il presepe vivente è per sabato 19 dicembre (domenica 20, in caso di maltempo). Un'iniziativa, giunta alla sua sesta edizione, che vede la partecipazione, nella fase di preparazione, di molti cittadini piandiscoesi, organizzati in un Comitato specifico: «Siamo un'ottantina di persone - spiega Damiano Bondi, presidente del Comitato organizzatore -. Il nostro lavoro dura tutto l'anno e comprende eventi e feste di autofinanziamento; ci dividiamo in gruppi per la realizzazione delle botteghe artigiane o di momenti di animazione (ad esempio un laboratorio di danze popolari o di costumi, sullo stile del presepe napoletano) e per la riscoperta di antichi mestieri: il carbonaio, il sellaio, il cestaio e così via».

Due i momenti principali della giornata, che puntano a creare un connubio e un'armonia tra il momento del villaggio, più "popolare", e quello sacro dell'evento. «Dalle 17 circa - prosegue Bondi - la vecchia via del paese si animerà con la ricostruzione di un vero e proprio villaggio, poi, alle 21 circa, un corteo di figuranti e visitatori si snoderà lungo il paese e culminerà nella millenaria Pieve romanica di Pian di Scò, con l'adorazione della Sacra Famiglia».

E dopo una sospensione di cinque anni il presepe vivente torna anche a Casole d'Elsa (Siena) il 26 e 27 dicembre e il 3 e 6 gennaio. Qui, ad ospitare la manifestazione è un'intera area del paese, con l'allestimento nel cuore dell'antico borgo di un vero e proprio villaggio, animato da oltre 150 personaggi con costumi tipici dell'epoca (gli abiti sono stati cuciti e ricreati con perfetta sintonia all'epoca fino al punto di invecchiare la stoffa con procedimenti chimici).

Ecco qualche anticipazione dell'atmosfera che si può respirare a Casole d'Elsa nei giorni del presepe: mentre nella piazza del mercato si svolgono le operazioni di baratto delle merci, nelle botteghe artigiane ferve il lavoro, con le donne che filano la lana e gli artigiani che battono il ferro. I pastori custodiscono pecore agnelli, capre e maialini scaldandosi vicino ai fuochi accesi, i soldati controllano le vie e sopraintendono al censimento della popolazione, le osterie accolgono i viandanti.

Al centro della scena, la Capanna con la Sacra Famiglia che il 6 gennaio accoglierà i Re Magi. Quella che si viene così a ricreare è un'atmosfera magica che - spiegano gli organizzatori - è frutto di mesi di prove e preparazione. Nei giorni del presepe inoltre - è la novità di quest'anno - rimarrà aperto gratuitamente il Museo Civico Archeologico della Collegiata, con sede nell'antico Palazzo della Prepositura, e nei locali attigui al Chiostro verrà realizzata una originale mostra di immagini sulla Natività e sul Natale tratte dai messali custoditi negli archivi storici della Prepositura dal 1300 ai giorni nostri.

 


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