Le navi romane a San Rossore

Scritto da Beatrice Bardelli |    Gennaio 2000    |    Pag.

Pisa, stazione di San Rossore. E' lì, a pochi passi dalla ferrovia, che si è aperto agli occhi del mondo intero quello che oggi viene chiamato il "Porto delle meraviglie". Era il dicembre del '98 quando, durante i lavori di scavo per la
Il porto delle meraviglie
realizzazione delle fondazioni del nuovo centro direzionale delle Ferrovie dello Stato, a poche centinaia di metri da Piazza dei Miracoli, affiorò la prima struttura in legno.
Si trattava di una nave da carico romana rimasta sepolta per oltre duemila anni sotto una spessa coltre di limo argilloso a circa quattro metri di profondità. I primi ad accorrere furono i giovani archeologi della cooperativa fiorentina "Co.Idra" che, proprio in quella zona, stavano effettuando campagne di scavo per la Soprintendenza archeologica toscana sotto la direzione scientifica del dottor Stefano Bruni.
In un anno, a poco a poco, sono emerse dal fango 18 navi praticamente intatte, con gli argani, i cordami, le carrucole ed addirittura i cavicchi di legno che tenevano unite le assi del fasciame. Nel corso degli scavi è anche emersa una palizzata frangiflutti perfettamente conservata, insieme alle strutture del molo e a due ancore, una in ferro e l'altra, enorme, in legno, che serviva probabilmente da "segnaporto".
Dalle stive di quelle navi sono emersi, a volte miracolosamente intatti, carichi preziosi. Oltre mille anfore di forma diversa contenenti residui di liquido (vino, olio, salsa di pesce), frutta e poi numerosi oggetti di vita di bordo. Ma la scoperta più emozionante è stata il ritrovamento dello scheletro di un marinaio e del suo cagnolino morti insieme, molto probabilmente, durante un nubifragio.
La grande importanza del porto delle meraviglie sta nel fatto che tutte le navi finora affiorate sono diverse tra loro, per epoca e funzionalità. Ci sono navi onerarie e grossi barconi da pesca, snelle barche fluviali e persino una nave da guerra. Sono tutte navi affondate. Perché? Secondo l'ipotesi del dottor Bruni qui doveva sorgere l'antico porto urbano della città etrusca e romana. Un porto fluviale costruito sulle sponde di quel bacino d'acqua che lambiva Pisa a nord e che si era formato da una ramificazione del fiume Auser (oggi scomparso) prima di sfociare in mare, al di sopra della foce dell'Arno. Furono probabilmente grosse libecciate a spingere nel bacino del porto urbano enormi ondate, che provocarono il naufragio delle navi in epoche diverse. E visto che non valeva la pena recuperare i relitti, questi sono stati lasciati sul fondo fino a che i detriti argillosi dell'Auser non li hanno sepolti, conservandoli praticamente intatti fino ai nostri giorni.
Nel corso di quest'anno le navi saranno trasferite in un arsenale per essere restaurate e nel 2002 diventeranno l'attrazione principale di quel Museo del Mare che la città di Pisa costruirà per onorare non solo le scoperte del porto delle meraviglie ma anche le sue antiche radici marinare.