L'attore fiorentino affronta in chiave comico-grottesca un testo di Thornton Wilder

Scritto da Edi Ferrari |    Febbraio 2006    |    Pag.

Giornalista. Dal 1988 nel magico mondo della comunicazione (uffici stampa, pubbliche relazioni, editoria, eccetera), e con una quasi (senza rimpianti) laurea in Lettere, collabora con Unicoop Firenze anche per l'aggiornamento dei contenuti del sito internet, per le pagine del tempo libero. Ha lavorato anche nella redazione di Aida (attuale Sicrea), dove si è occupata principalmente della realizzazione di trasmissioni televisive, fra le quali anche InformaCoop. Per l'Informatore si occupa delle pagine degli "Eventi".

Il ponte di Paolo Poli
Con il romanzo "Il ponte di San Luis Rey"
Thornton Wilder ha vinto il suo primo premio Pulitzer: era il 1927, e Wilder si avviava a diventare uno dei più importanti autori del suo tempo. A due, non troppo fortunate, trasposizioni cinematografiche (la prima, muta, di due anni dopo, e la seconda del 1944), il dirompente regista/autore/attore Paolo Poli, mostro sacro del panorama artistico italiano, risponde con una commedia in due atti tratta dal testo, una rivisitazione in chiave comico-grottesca applauditissima nei teatri italiani e che ora arriva al Teatro Puccini di Firenze dal 21 al 26 febbraio.

Un ponte crolla improvvisamente in Perù alla metà del secolo diciottesimo, facendo perire cinque viaggiatori. Nasce nella coscienza di una religiosa una domanda: il Signore punisce così i malvagi oppure in tal modo chiama a sé gli innocenti? Cinque persone, cinque personaggi altrimenti sconosciuti, tornano a prendere vita attraverso le parole e i racconti di chi li ha veramente conosciuti: ci vengono presentati una vecchia marchesa egoista ed ubriacona e la sua giovanissima damigella di compagnia, un giovanotto ombroso e fiero in procinto di imbarcarsi, un vecchio artista di teatro strenuo sostenitore della commedia antica e il suo pupillo ancora fanciullo desideroso di istruirsi.
Intorno alle biografie degli scomparsi si muove un caleidoscopio di personaggi emblematici che fanno rivivere un'intera società. Conosciamo così il viceré annoiato e gottoso, l'arcivescovo pigro e gaudente, un capitano che ha solcato mille mari, un giovane scrivano vittima di un amore infelice, ma soprattutto la Perichole, attrice consumata e donna ambiziosa, e Madre Pilar che nelle opere di misericordia vede l'unico scopo e il solo significato di questa vita terrena.

Paolo Poli è uno e tutti: è Madre Pilar, sofferente e cinica, pia donna di chiesa e altrettanto navigata donna di mondo; ma è anche zio Pio, il vecchio commediante che si divide fra angeli e demoni, commedie classiche e sacre rappresentazioni. Il suo mondo è il mondo della varietà, del caos, della confusione; nella sua drammaturgia si mescolano i toni naïf della recita da parrocchia con il linguaggio ambiguo e caustico del miglior avanspettacolo; il suo spettacolo è una bomba a orologeria che rischia di scoppiare in ogni momento, in continuo precario equilibrio fra realtà e mistificazione, fra ballo, canto e recitazione.
Il romanzo di Wilder diviene infine un semplice pretesto per giocare con parole, personaggi e situazioni, una prova d'attore, un grande contenitore zeppo di battute e aforismi, quasi la comicità fosse l'unica vera arma per sconfiggere l'oblio della morte.

L'azione si muove nei vari ambienti evocati dalle scene di Emanuele Luzzati, sfoggiando i coloratissimi costumi ideati da Santuzza Calì, con l'accompagnamento delle musiche di Jacqueline Perrotin. Accanto a Paolo Poli recitano un'attrice di grido, un grande caratterista e uno scelto manipolo di brillantissimi attori.
Uno spettacolo imperdibile anche per un'altra ottima ragione: per i soci posto unico numerato al prezzo di 11 € (eccetto venerdì 24 e sabato 25), ma solo attraverso le Agenzie Toscana Turismo (Arcipelago Viaggi).

E restiamo al Teatro Puccini, perché tra febbraio e marzo il cartellone è ricco di grandi nomi. Fra gli altri, "Il bar sotto il mare", one man show con Fabio De Luigi, elaborazione teatrale dei racconti e delle poesie di Stefano Benni (3/2); Paola Cortellesi ne "Gli ultimi saranno gli ultimi", monologo dissacrante, pungente e comico, dove si diverte a giocare interpretando tutti i protagonisti di questa storia fuori dall'ordinario (9-10/2); infine il nuovo progetto che vede protagonista Alessandro Benvenuti ne "I costruttori di imperi", nel quale le tematiche di grande attualità e il pathos drammatico della paura dell'uomo di fronte alla sofferenza che la vita inevitabilmente riserva, ben si fondono con l'ironia di stampo surreale caratteristica dell'autore, Boris Vian (2-3/3).

Ricordiamo che la consueta convenzione per i soci prevede lo sconto di 3,00 € sul biglietto intero, esclusa la replica del sabato.

Teatro Puccini, via delle Cascine 41, Firenze, tel. 055362067, www.teatropuccini.it.