Bello, inquieto, ebbe una vita breve ma intensa, finita tragicamente nel mare della Versilia

Scritto da Silvia Silvestri |    Maggio 2006    |    Pag.

Pittrice Ha da sempre associato la sua professione alla ricerca della storia toscana. Attenta ricercatrice della tradizione, a cui si ispira principalmente nelle sue opere pittoriche, essa scrive diffusamente di quegli elementi di curiosità storica di cui è ricchissimo quello che è definito "il giardino d'Italia", la Toscana.

Poeta Giramondo
L'espulsione da Oxford
per aver fatto circolare un opuscolo in difesa dell'ateismo, la conseguente offesa alla Chiesa d'Inghilterra e il matrimonio frettoloso e segreto, nel 1811, con Harriet, una compagna di scuola di sua sorella, allontana il giovane Shelley dalla famiglia. Con Harriet iniziano a spostarsi senza sosta, sospinti dalla passione politica di Percy, prima in Irlanda per sostenerne la causa, poi a Londra, dove frequentano sempre più spesso la casa di Godwin, filosofo anarchico e romanziere, in cui Shelley spera di trovare un alleato per la sua attività. Qui conosce la giovanissima figlia di Godwin, Mary, in cui troverà conforto quando Harriet verrà convinta dalla sorella ad allontanarsi dal marito, troppo facile all'innamoramento. I due partono di nascosto per il continente, lui diciannovenne, Mary diciassettenne. Sul lago di Ginevra Shelley conosce Byron ed è qui, quasi per caso, che nasce uno dei classici della letteratura horror: Frankenstein.
E' Mary a scriverlo, in una competizione letteraria tra Shelley, Byron e l'amico Polidori: ognuno di loro deve scrivere un racconto dell'orrore, da leggere poi agli altri come passatempo serale. Nasce così il personaggio di Frankenstein, che Mary - racconta la leggenda - aveva sognato in un terribile incubo. Nel dicembre del 1816 il corpo della prima moglie di Shelley, Harriet, viene ripescato in Hyde Park, nel lago Serpentine. Alla fine dello stesso mese Mary e Percy si sposano. Lui però non riesce a trovare in patria lo spazio e il riconoscimento che si aspetta, e anche la sua recente e cospicua eredità sta per finire; così, con Mary, lascia definitivamente l'Inghilterra per stabilirsi in Italia, più esattamente a Pisa. Ma la tragedia è dietro l'angolo: un viaggio di alcuni giorni sotto il caldo sole di agosto sarà fatale alla piccola figlia di Mary e Percy, Clara. I due riprendono il vagabondaggio tipico della natura di Percy: vanno a Napoli, a Pompei, a Roma, dove muore anche l'altro figlio della coppia, William. Mary e Percy decidono di tornare in Toscana: prendono residenza a Livorno, poi a Firenze, in Palazzo Marini in via Valfonda, dove hanno un altro figlio, Percy Florence, l'unico che sopravviverà.

In tutto questo periodo Shelley sta lavorando al Prometeo Liberato e a molti altri scritti, tra cui La Maschera dell'Anarchia e Ode al Vento dell'Ovest. Tornano a Pisa, dove Shelley spera di poter creare una comunità di artisti: «una società del nostro stesso rango, per quanto possibile, per intelletto e sentimento». E doveva succedere a Pisa perché, come scrive a Mary, «le nostre radici non sono mai state così radicate come a Pisa e le piante trapiantate non fioriscono». Dalla loro residenza Tre Palazzi di Chiesa, sul lungarno Galileo Galilei, potevano vedere Palazzo Lanfranchi sul Lungarno mediceo, dove avevano convinto Byron a trasferirsi.

Nello stesso periodo fanno la conoscenza di un'altra coppia di inglesi, i Williams. Shelley riceve la notizia della prematura morte a Roma dell'amico poeta John Keats e ne scrive l'elegia Adonais. Con Byron ha l'idea di lanciare dall'Italia una nuova rivista, The Liberal: l'obiettivo di Shelley era anche quello di farsi raggiungere dall'amico Leigh Hunt, per godere della sua esperienza fatta come editore della rivista politica Examiner. Ma nel 1822 gli uomini della comitiva si azzuffano con la guardia armata di Pisa e vengono tutti banditi dalla città. Byron si rifugia a Livorno, nella bellissima villa Casa Rossi in cima al Montenero, gli Shelley e i Williams si trasferiscono a Casa Magni nel villaggio di San Terenzo, nel golfo di Lerici. Qui Williams insegna a Percy, che non sapeva nuotare, ad andare in barca e ne ordinano una fatta su commissione. Avuta notizia che gli Hunt sono finalmente arrivati a Livorno, il poeta e Williams partono subito con la barca appena consegnata, la Don Juan, per andare a trovare gli amici. Una volta assicuratisi che gli Hunt fossero ben sistemati nella residenza offerta da Byron, riprendono il mare per tornare a Lerici: Mary è malata e Shelley non può lasciarla sola troppo a lungo. Ma la Don Juan viene travolta poco a largo della costa da una tempesta. Dopo dieci giorni di ricerche il corpo di Shelley, non ancora trentenne, e dell'amico Williams vengono ritrovati sulla spiaggia di Viareggio; nella giacca del poeta due libri, uno di Eschilo e l'altro di Keats. Il corpo viene cremato sulla spiaggia alla presenza di Byron e Hunt e in seguito le ceneri sono sepolte nel cimitero Acattolico di Roma.



BIOGRAFIA
Spirito ribelle

Poeta romantico inglese, si ribellò alla politica britannica e ai valori conservatori. Nato in Sussex nel 1792 in una famiglia aristocratica, studia ad Eton e poi ad Oxford. A 18 anni è già un riconosciuto latinista, ma viene espulso nel 1811 per aver pubblicato un saggio intitolato "La necessità dell'ateismo". Viaggiatore instancabile, Shelley scrisse la maggior parte della sua produzione poetica in Italia: il "Prometeo liberato", la tragedia "I Cenci", l'elegia "Adonais" e "Il trionfo della vita", scritto sulla barca che lo porterà alla morte.