La vita e la storia di Leonardo Fibonacci in un libro di Paolo Ciampi

Scritto da Silvia Gigli |    Febbraio 2017    |    Pag. 41

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

Il libro

Provate a immaginare. A Pisa è la fine del 1100. Siete un ragazzino di circa tredici anni e vostro padre vi scrive per chiedervi di partire per l’Algeria dove lui è rappresentante del governo pisano. «Vieni qui; potresti imparare qualcosa che ti sarà utile». Siamo in pieno periodo di Crociate, ma il giovanissimo Leonardo s’imbarca comunque da solo per raggiungere la città di Béjaïa dove prosperava un importante fondaco pisano.

In quella terra lontana imparerà un’arte segreta che guiderà la sua vita, l’arte del calcolo. Lascia una città, dove ancora i conti si scrivono con caratteri romani e si fanno con le dita o, al limite, con l’abaco, e incontra una cultura che già domina i numeri, lo zero e il sistema decimale. L’adolescente Leonardo diventerà Leonardo Pisano e infine, nell’‘800, Leonardo Fibonacci, oggetto di culto per gli studiosi di matematica e non solo. A lui Paolo Ciampi, giornalista e scrittore fiorentino, ha dedicato il suo ultimo libro, L’uomo che ci regalò i numeri - La vita e i viaggi di Leonardo Fibonacci (ed Mursia).


Quali informazioni ha trovato sul matematico Fibonacci?

«Innanzitutto che fra gli studiosi è una vera star. Basti pensare che il bollettino ufficiale dei matematici statunitensi si chiama “Fibonacci Quarterly” e che la giornata mondiale della matematica si tiene il 23 novembre che nei paesi anglosassoni si scrive 11/23, proprio come l’inizio della sua celebre Successione. Ma ciò che più di tutto mi ha colpito è stata la sua curiosità intellettuale e senza barriere, in tempi in cui le guerre di religione erano una sanguinosa realtà. Ciò per cui è famoso nel mondo è solo un pezzettino di quel che è stato. Certo, la sua Successione, che esprime un profondo senso di armonia e bellezza, è importantissima, ma non dobbiamo scordarci che Leonardo Pisano è stato determinante nel portare in Occidente i numeri arabi».


Cosa succede a quel ragazzino, una volta in Algeria?

«Impara lo zero e l’arte del calcolo. Ma in Algeria rimane solo pochi mesi. Da lì inizia a viaggiare, a percorrere tutto il Mediterraneo e ovunque cercherà uomini saggi che siano in grado di ampliare il suo sapere. “È di moda imparare da tutte le dispute in giro per il mondo”, scrive all’inizio del suo Liber Abaci nel 1202. In tempi di dispute ideologiche era assolutamente controcorrente e proprio questo tratto del suo carattere mi ha spinto a scrivere il libro. È accaduto dopo la strage di “Charlie Hebdo”. In un mondo divenuto improvvisamente stretto, preda dello scontro fra culture, la storia di Fibonacci era un antidoto. Se un uomo del ‘200, un mercante, era stato capace di aprire la mente al punto di fare proprie e divulgare le scoperte degli arabi, gli “infedeli”, non tutto era perduto».


Per Leonardo Pisano però non fu facile far accettare quella rivoluzione.

«Ci volle tanto tempo perché il suo regalo venisse accolto. Ancora nel 1399 l’Arte del Cambio vietava l’uso dei numeri arabi e fino a poco prima della scoperta dell’America la Banca dei Medici usava i numeri romani nei suoi documenti legali».


Quale fu il suo rapporto con Pisa?

«I pisani lo chiamavano “bigollo”, ovvero trottola, girellone. Alla fine dei suoi viaggi gli assegnarono un vitalizio chiedendogli di continuare a lavorare per la città. C’è una sua statua ottocentesca nel cimitero monumentale e lo si ricorda soprattutto per l’incontro che si tenne nel 1215 fra lui e l’imperatore Federico II. Lo stupor mundi volle incontrarlo, gli pose tre questioni matematiche e le risposte divennero un libro. Una delle meraviglie della sua stupefacente esistenza».


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