Caldo, morbido, economico e pratico: storia di un successo annunciato

Scritto da Alessandra Pesciullesi |    Gennaio 2014    |    Pag. 19

Esperta in scienze dell'alimentazione e merceologia alimentare, lavora nella formazione professionale di cuochi, pasticceri e camerieri-barman. Nel 2000, insieme a Monica Galli, ha costituito uno studio associato che si occupa della divulgazione di informazioni sull'alimentazione e la merceologia alimentare, tenendo corsi per il Comune di Firenze e alcuni quartieri cittadini. In quest'ambito nasce anche la collaborazione con l'Informatore.

Cos’è: il pile fa parte delle fibre sintetiche, prodotte dall’uomo a partire dal petrolio ed ottenute con particolari procedimenti chimici di sintesi. Ha origini recenti: nel 1979 l’azienda americana Malden Mills brevetta la lavorazione a maglia grossa di una fibra continua di poliestere, seguita da una spazzolatura finale (in inglese fleece) che serve a creare l’aspetto soffice e a pelo raso.

Il nome del brevetto è Polartecâ ma è conosciuto come Polar fleece o, soprattutto in Italia, come pile. Nato per abbigliamento tecnico, da tempo è impiegato per ogni tipo di indumento e nei più vari settori del tessile.

Caratteristiche: sono alla base del successo di questa fibra. È leggero ma anche altamente traspirante, tiene caldo come la lana ma asciuga molto più rapidamente, non si restringe, si lava in lavatrice, è antipiega, non si stira e brucia senza prendere fuoco. I difetti della fibra originaria sono che non ferma il vento né la pioggia.

Istruzioni per l’uso: le etichette non sempre sono chiare al riguardo; le migliori sono quelle dei capi italiani, poiché il nostro è uno dei pochi paesi dove l’etichetta di manutenzione dei capi è obbligatoria. Il pile si può lavare a 30 o 40°C, meglio se centrifugato a bassi giri, evitando l’uso dell’ammorbidente che tende a sfibrare il tessuto. Non usare candeggina o prodotti a base di cloro, non lavare a secco e non stirare. Sconsigliata l’asciugatrice, eventualmente solo a basse temperature.

L’evoluzione: il basso costo e le caratteristiche del pile l’hanno reso un vero successo commerciale. Per questo in breve tempo, sia l’azienda originaria sia molte altre hanno iniziato a produrre fibre pile con caratteristiche tecniche sempre più sofisticate.

L’originale Polartecâ viene prodotto in tre pesantezze diverse: polartec 100, per indumenti molto leggeri o intimo; polartec 200, la fibra standard usata per la maggior parte dei capi, e polartec 300, la più adatta per capi tecnici adatti alle temperature più basse. Interessante il pile brevettato dall’azienda Patagonia, chiamato Synchilla, prodotto per l’80% con il riciclaggio di bottiglie di plastica e per il 20% di poliestere vergine e il pile Regulator, nato dalla collaborazione di più aziende, che è una fibra con caratteristiche termiche eccezionali che imita perfettamente il pelo degli animali.

È un riciclo: il poliestere (Pet) può essere riciclato se rispetta gli standard stabiliti dalla Cee. Poiché le bottiglie di Pet devono rispettare tali standard, queste sono usate per produrre fibre e riutilizzarle per fare pile.

Le caratteristiche tecniche della fibra riciclata rimangono le stesse dell’originale, ma si calcola che i risparmi ambientali siano enormi: 13.700 bottiglie da 2 litri possono produrre 150 giacche in pile, 20 bottiglie fanno una copertina. I risparmi nell’uso del petrolio e nell’emissione di gas tossici sono considerevoli.

L’effetto sull’ambiente: uno studio piuttosto recente pubblicato dalla rivista “Science”, che ha coinvolto ricercatori ambientali di più continenti, afferma che durante ogni lavaggio in lavatrice possono staccarsi più di 2000 fibre di poliestere e acrilico, che poi finiscono nelle spiagge e negli oceani di tutto il mondo.

A oggi non esiste la prova scientifica di quanto e come queste fibre siano dannose per l’ambiente marino, ma è un monito per produttori di fibre e macchine lavatrici per sviluppare tecnologie che tengano sempre più conto del possibile danno ambientale.

Capire le etichette: l’evoluzione tecnologica dei trattamenti ha fatto sì che ci siano capi per ogni esigenza; i trattamenti sono indicati con particolari sigle in etichetta, vediamone alcune:

UPF 15= ottima protezione dai raggi del sole; Fibre X-Staticâ= protezione permanente dagli odori attraverso l’inibizione dello sviluppo dei batteri; Power Shield= blocca il vento al 98% e la superficie esterna è idrorepellente; Power Stretch= elastico nelle due direzioni, lunghezza e larghezza. Wind Pro= 4 volte più resistente al vento del polar classico. PCR= Post Consumer Recycled, ricavato da poliestere riciclato.