Tante, belle e antiche; ecco le biblioteche storiche della nostra regione

Scritto da Pier Francesco Listri |    Ottobre 2013    |    Pag. 6

Giornalista e scrittore Caporedattore per oltre un ventennio del quotidiano "La Nazione", è stato collaboratore del "Ponte" e de "L'Espresso". Profondo conoscitore della storia fiorentina e toscana, alla quale ha dedicato numerosi volumi. Ha curato a lungo i problemi della scuola, redigendo manuali e fondando le riviste "Tuttoscuola" e "Palomar". Ha diretto a Firenze l'emittente televisiva Rete A, al suo attivo ha anche una collaborazione trentennale con la RAI.

Bella e unica per il paesaggio, per la cucina, per la lingua, la Toscana è anche una fra le sedi mondiali più cospicue per i suoi depositi cartacei, di manoscritti, documenti e libri, e le sue tantissime biblioteche si ripartiscono in straordinarie e antiche biblioteche storiche e più moderne raccolte, utilizzate anche dal grande pubblico.

Scegliere in prestito un libro di oggi, oppure osservare da vicino un manoscritto di Petrarca o di Guicciardini, o infine sedersi a consultare tante e spesso poco disponibili riviste è un piacere che la Toscana offre ai suoi cittadini e che è bene conoscere e valorizzare.

La Nazionale del libro

È noto a tutti che la Biblioteca reale di Alessandria fu la più grande e ricca del mondo antico, ma più volte andò distrutta sia per mano di Giulio Cesare nel 48 a.C. che per l’attacco di Aureliano trecento anni dopo, per un decreto di Teodosio del 391, per la conquista araba nel 600. È stata una delle più grandi perdite culturali del mondo.

Un rischio meno decisivo, ma grave, subì nel 1966, a causa dell’alluvione, la Biblioteca nazionale centrale di Firenze, costruita come edificio improvvidamente ai bordi dell’Arno.

Biblioteca nazionale firenze esternoIn quell’occasione la ‘Nazionale’ che è la prima in Italia insieme a quella di Roma, vide offesi 1.300.000 pezzi poi lentamente, ma non tutti, restaurati.

Oggi la ‘Nazionale’ è un’immensa macchina che conserva ben oltre cinque milioni di titoli, mentre come emeroteca, cioè raccolta di giornali e periodici ne comprende oltre centomila.

Nacque dal fondo privato di un solitario e sparuto studioso del Seicento, Antonio Magliabechi, che aveva raccolto ben trentamila volumi e che trovò, per intelligente consenso del granduca Gian Gastone de’ Medici, sede nel Palazzo della dogana degli Uffizi.

Ad essa si aggiunsero più tardi i volumi della Biblioteca medicea palatina e più tardi ancora nel 1859 anche i depositi della nuova Palatina, finché nel 1861 lo Stato la trasformò in Biblioteca nazionale e, nel 1885, in Biblioteca nazionale centrale.

Agli inizi del Novecento si impose una nuova sistemazione edilizia. Si scelse uno spazio sul lungarno fra Santa Croce e l’Arno: la prima pietra fu posta nel 1911, ma l’edificio fu inaugurato nel 1935, su progetto firmato dal noto architetto Cesare Bazzani.

Le magnifiche quattro

Dopo la ‘Nazionale’, Firenze gode di una quaterna di storiche e importantissime biblioteche: la Laurenziana, la Riccardiana, la Moreniana e la Marucelliana.

Biblioteca nazionale firenze esterno 2La Laurenziana è ospitata fra il chiostro e la chiesa di San Lorenzo (in parte realizzato da Michelangelo Buonarroti, con una celebre scalinata) e custodisce opere di Tacito, Plinio, Eschilo, Sofocle, Quintiliano, Virgilio, oltre la più antica vestigia del Corpus Iuris cioè le pandette di Giustiniano.

Ma non basta, c’è una delle tre raccolte complete dei Dialoghi di Platone, il Codice Squarcialupi, unica fonte della musica profana del Tre-Quattrocento. Né basta ancora. Sono qui raccolti autografi di Petrarca e di Boccaccio, opere del Guicciardini e l’autobiografia di Benvenuto Cellini, scritta di suo pugno.

Molto si deve di tutto questo a Cosimo il Vecchio dei Medici, raccoglitore indefesso di antichi testi autografi che li volle a Firenze, offrendoli alla cerchia straordinaria di Marsilio Ficino, di Pico della Mirandola, del Poliziano. Di questa eredità i successivi granduchi medicei e poi quelli lorenesi furono custodi, consegnandola nel 1861 all’Italia unita.

Fu aperta al pubblico nel 1561 e a metà Settecento il grande bibliofilo Angelo Maria Bandini l’arricchì di circa 2500 papiri con testi di Saffo e di Callimaco che, uniti al patrimonio umanistico, fanno della Laurenziana un luogo e una fonte unica di studi sulla cultura classica e umanistica.

La Moreniana nasce molto più tardi, nel 1870, con i lasciti di Domenico Maria Manni (gran consigliere del granduca Pietro Leopoldo) ed è versata nella storia e nella cultura della Toscana. Sta nel Palazzo Medici Riccardi dove fu aperta al pubblico nel 1942 ed è fonte imprescindibile per la storia e la cultura della Toscana.

Sua consorella ospite anch’essa nello stesso Palazzo Medici Riccardi, è la Riccardiana, nata dal patrimonio privato, fra gli altri della famiglia dei Riccardi (siamo a metà del Seicento).

Biblioteca nazionale firenze esterno 3I suoi nuclei cartacei si arricchirono anche lungo il Settecento con lasciti, fra l’altro, di testi scientifici e filosofici. Qui splendido è il patrimonio dei manoscritti: codici miniati, autografi di Petrarca, Boccaccio, Savonarola, Poliziano, Alberti, Ficino, Pico della Mirandola. Ma non mancano preziose opere sulla farmacopea, sul teatro, di viaggio e letterarie.

Situata fra San Marco e il Duomo, ricca di un severo salone e di aerei ballatoi, la Marucelliana è oggi la preferita dagli studenti fiorentini. Iniziata nel 1747 si inaugurò cinque anni dopo, sui lasciti dell’abate fiorentino Francesco Marucelli, poi passata, per mezzo secolo, nelle mani sagge di Angelo Maria Bandini e nell’Ottocento del linguista Pietro Fanfani.

Ricca e varia, possiede quella che fu la biblioteca privata del medico e scienziato Francesco Redi, memorie foscoliane, preziosi ricordi dei pittori macchiaioli. Nel complesso possiede oltre cinquecentomila volumi, 2400 manoscritti, 490 incunaboli e 10.000 lettere e documenti.

La Statale di Lucca

Da Firenze spostiamoci a Lucca. Ricca di oltre due secoli di vita, la Biblioteca statale (sede nell’ex convento di Santa Maria dell’Ordine dei Chierici della Madre di Dio) nasce dalla settecentesca Biblioteca dei canonici di San Frediano ed ebbe dalla fine del Settecento dalla Repubblica, il diritto di stampa per Lucca, quando venne anche aperta al pubblico.

Trasferita in questa sede verso fine Ottocento (vedi lo splendido salone barocco), le sue raccolte hanno carattere prevalentemente umanistico e custodiscono fondi delle biblioteche ecclesiastiche soppresse, oltre, naturalmente, opere di interesse lucchese.

Biblioteca nazionale firenze esterno 4Comprende circa 500.000 opere a stampa, oltre 4000 manoscritti e 20.000 sciolti, 800 incunaboli, 12.000 cinquecentine e oltre 3000 periodici, compresi quelli correnti.

Fra le più preziose opere antiche 37 corali e il Missale Romanum, del Trecento del vescovo lucchese Stefano Trenta. Vi sono anche carteggi relativi a Paolo Guinigi nonché, per epoca più recente, documenti su Giacomo Puccini.

Da sapienti a Intronati

L’origine della senese Biblioteca degli Intronati fu quando l’arcidiacono Sallustio Bandini donò la sua privata libreria – era il 1758 – all’Università che era priva di biblioteche, imponendole “l’uso pubblico”. Così la Sapienza divenne anche centro culturale, presto arricchita di altre donazioni private, anche leopoldine, e insieme punto di vista museale per la raccolta di rari disegni dei primitivi senesi.

Nel corso dei secoli la biblioteca si è arricchita di testi di eruditi contemporanei senesi e di manoscritti dalle soppressioni dei conventi.

Più volte chiusa (per un terremoto e per decreti francesi), fu riaperta nel 1810 fondendo la Biblioteca della Sapienza e quella del Convento di Sant’Agostino e passando dall’Università al comune di Siena. Deve il suo nome a Fabio Bargagli Petrucci che nel 1932 lo attribuì in memoria della gloriosa Accademia letteraria senese.

Lumi in salsa lucchese

Biblioteca nazionale firenze esterno 5La pubblicazione in Italia dell’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert, summa del pensiero illuminista francese, avvenne a Lucca e fece la fortuna dei suoi editori e tipografi.

Come mai nello staterello più bigotto dell’Italia settecentesca fu permessa la stampa del libro più ateo e rivoluzionario dell’epoca? Fu un grande affare, prima di tutto.

E poi fu trovato uno stratagemma: le note al testo, nelle quali si annotava “non è vero”, “è falso”. Nella Biblioteca statale di Lucca ci sono sette copie di quella storica Encyclopédie in salsa lucchese.

  • Foto di F. Giannoni
  • Nella prima foto in alto: Salone della Biblioteca Medicea Lurenziana di Firenze
  • Nella foto di metà articolo: Biblioteca Marucelliana di Firenze
  • Nelle altre foto: Biblioteca Nazionale di Firenze

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