Scoperto il patrimonio genetico del pesco; serve a migliorarne la qualità

Scritto da Andrea Marchetti |    Giugno 2013    |    Pag. 41

Dopo gli studi giuridici, si è occupato di ambiente ed energie rinnovabili: scrive per www.greenme.it, www.greenews.info e per alcune riviste del Gruppo Tecniche Nuove S.p.A. Collabora, inoltre, con la redazione di Pontedera (Pisa) de La Nazione e, dal 2010, con l'Informatore. Ha frequentato il Master in "Scrittura e Storytelling" della Scuola Holden di Alessandro Baricco e oltre a scrivere per i giornali si cimenta come sceneggiatore per cinema e fumetti.      

Il pesco non avrà più segreti grazie a The International Peach Genome, il consorzio internazionale di ricerca di cui fanno parte anche docenti e ricercatori della Scuola superiore di studi e perfezionamento Sant’Anna di Pisa.

Lo scorso 24 marzo, infatti, il consorzio, guidato dal dottor Ignazio Verde del Cra  (Consorzio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura) del Ministero delle politiche agricole, ha pubblicato la sequenza completa del genoma del pesco sulla prestigiosa rivista scientifica “Nature Genetics”.

Il genoma è l’insieme di tutti i geni (a loro volta composti da “tasselli” più piccoli, i nucleotidi) e rappresenta, per così dire, la “carta d’identità” genetica, la totalità del patrimonio genetico caratteristico di ogni individuo e di ogni specie vivente, animale e vegetale.

Il Consorzio è composto da 53 ricercatori di 23 istituzioni: statunitensi, cilene, spagnole, francesi e italiane. Fra le sette italiane c’è anche, unica toscana, la Scuola Sant’Anna di Pisa che ha preso parte al progetto di ricerca con il contributo del professor Pietro Tonutti e dei dottori Andrea Zuccolo ed Erica Mica dell’Istituto di scienze della vita.

«Non è un caso che il consorzio sia guidato dall’Italia - dice il professor Tonutti -: siamo tra i maggiori produttori al mondo di pesche, secondi solo alla Cina e ne produciamo più dell’America, dove è molto attiva la ricerca per la selezione di varietà di pesco di qualità sempre migliore».

«L’obiettivo del progetto - spiega Tonutti - era quello di “sequenziare” il genoma del pesco, cioè mettere ordine nella lunga sequenza dei nucleotidi che sono i “mattoncini”, le unità base dei geni. Si è trattato di un lungo lavoro: i geni del pesco sono circa 28.000. Il pesco - prosegue Tonutti - fa parte della famiglia delle rosacee, la stessa di mele, pere, fragole e albicocche.

Tuttavia il pesco ha una maggiore varietà rispetto alle altre specie e ciò permette alle pesche di essere presenti nei nostri supermercati per un periodo ampio: da aprile, con le pesche della Spagna o della Sicilia, fino a ottobre.

Albero pesce in fiore il pesco svelato articolo informatore unicoop firenzeL’abbondanza è data proprio dalla differenza genetica tra le diverse varietà». «Abbiamo messo in sequenza - spiega ancora Tonutti - il genoma di un pesco di riferimento, un individuo di una varietà senza interesse commerciale.

Lo abbiamo poi comparato con il genoma delle varietà che, invece, hanno interesse commerciale, scoprendo le differenze, cioè la presenza di varianti genetiche, dette “marcatori molecolari”. Sono state prese in esame varietà orientali e asiatiche, varietà occidentali, soprattutto americane, e varietà selvatiche, per capire anche i processi di domesticazione avvenuti nel tempo.

Dalla Cina e dall’Asia, infatti, il pesco è arrivato in Europa e, poi, oltre oceano. Caratterizzare le varietà e capire dove sono le differenze ci permette di sfruttarle per migliorare la qualità. Ci siamo accorti - prosegue Tonutti - che degli 8 cromosomi del pesco, i più variabili sono il 2 e il 4. Il cromosoma 4, a esempio, influisce sulla maturazione, e il 2 sulla resistenza ad agenti patogeni.

Uno dei maggiori problemi delle pesche, infatti, è quello della delicatezza nel periodo post-raccolta e nella conservazione. Per questo la ricerca è importantissima: si aiutano i produttori a capire quali tecnologie sono migliori, ad esempio, per la refrigerazione e quali sono le piante più idonee da mettere a coltura, perché più resistenti al clima oppure ai parassiti.

È possibile creare protocolli di studio integrati e biologici: le piantine e le sementi ottenute da incroci vengono studiate per capire se si sono create le differenze genetiche che le dovrebbero migliorare, cioè se c’è la presenza di determinati marcatori molecolari piuttosto che di altri. Questo tipo di selezione assistita permette di avere varietà migliori, più adattabili ai cambiamenti climatici, più resistenti ai principali parassiti e con proprietà benefiche per la salute».

  • Foto di C. Valentini.
  • Nella foto in alto l’intervistato: Prof. Pietro Tonutti, Scuola superiore di studi e perfezionamento Sant’Anna di Pisa

Notizie correlate

Zucchero semplice

Ottimo nella frutta, meno indicato come dolcificante


Pelle vegetale

Dagli scarti di frutta e verdura nascono i prodotti della cooperativa AltreMani

Photogallery

Colore e gusto

È nel periodo estivo che si trovano frutta e verdura dai colori intensi e naturali


Mele toscane

Sui banchi dell'ortofrutta le mele delle nostre valli


Meglio frutta che pillole

La moda degli antiossidanti. Scarsi i riscontri scientifici alla loro efficacia


Guadagnare in salute

I consigli per una corretta alimentazione: più frutta e verdura, meglio se toscana. Il contributo di Unicoop Firenze alla campagna promossa dalla Regione Toscana


Frutta da bere

Il consumo dei succhi di frutta è cresciuto negli ultimi anni