Non sentire bene pone problemi di relazione. I rimedi

Avere un calo dell'udito, chiamato propriamente ipoacusia, potrebbe sembrare un problema di relativa importanza in un soggetto adulto, ma in realtà può creare dei gravi problemi di relazione, specie per coloro che svolgono un lavoro che prevede un contatto con il pubblico. In molti casi è un fenomeno riconducibile ai normali fenomeni dell'invecchiamento, tanto che la prevalenza del disturbo aumenta con l'età. Secondo le statistiche, infatti, l'ipoacusia è presente nel 25% degli adulti di età inferiore a 65 anni, passa al 33% nella fascia di età tra i 65 e gli 80 anni, mentre è addirittura del 50% negli ultra-ottantenni.
Bisogna anche ricordare che esistono numerose malattie dell'orecchio che possono provocare delle forme di ipoacusia transitoria o permanente e pertanto il fenomeno si può manifestare in fasce di età anche relativamente giovanili. La causa può coinvolgere il sistema che trasmette il suono dall'ambiente al sistema nervoso, cioè malattie dell'orecchio esterno o dell'orecchio medio, oppure può coinvolgere direttamente il nervo acustico che trasmette il segnale al cervello.
Non dobbiamo dimenticare che un considerevole numero di ipoacusie è dovuto all'inquinamento ambientale da rumore, che spesso è legato ad attività lavorative a rischio quali i telai ed i martelli pneumatici, tanto per fare due esempi. Il fenomeno può interessare anche i giovani che ascoltano la musica ad alto volume con gli auricolari o con le cuffie, o che frequentano molto spesso dei locali dove la musica viene trasmessa ad alto volume.
Un altro fatto molto importante da segnalare è quello relativo alla diagnosi, che in molti casi è tardiva, cioè a dire che gli individui affetti da questo problema possono far passare molto tempo, si parla in media di circa 7 anni, prima di rivolgersi ad uno specialista per fare una diagnosi ed instaurare una terapia. Per aiutare a diffondere la consapevolezza del fenomeno abbiamo rivolto alcune semplici domande al professor Paolo Pagnini, ordinario di Audiologia e foniatria presso l'Università degli studi di Firenze.

Come ci si accorge di sentire meno?
«I principali segni premonitori della presenza di una ipoacusia possono essere i seguenti: difficoltà a distinguere le parole in special modo nelle conversazioni di gruppo; tenere il volume della televisione o della radio più alto rispetto agli altri familiari; farsi ripetere le domande troppo spesso rispetto al normale; non avvertire segnali acustici come il campanello della porta o lo squillo del telefono che, invece, gli altri familiari avvertono e per ultimo provare ad ascoltare una conversazione telefonica prima con un orecchio e poi con l'altro, per notare se ci sono differenze».

Dopo aver fatto una adeguata diagnosi sulle cause di ipoacusia, ed aver eseguito le prove audiometriche, quando c'è bisogno di un apparecchio?
«L'apparecchio acustico non è "curativo" ma solo "correttivo": pertanto la necessità di mettere un apparecchio varia da soggetto a soggetto. Per esempio ne ha maggiore necessità una persona che svolge un lavoro pubblico, rispetto ad una che vive prevalentemente in casa».

Quali sono i vari tipi di protesi?
«I due tipi maggiormente usati sono le "retroauricolari" (ormai piccole come il cappuccio di una penna a sfera) e le "endomeatali" (a forma di capsula, da inserire nel condotto esterno): non è però importante il "tipo" di protesi, ma le sue capacità di migliorare i rapporti sociali nei vari ambienti».

Quali sono i problemi che si possono presentare?
«Se vogliamo esprimerci in estrema sintesi, prima di mettere una protesi, occorre sempre consultare uno specialista audiologo per valutare se esistono rimedi farmacologici o chirurgici della propria sordità. Successivamente sarà suo il compito di individuare la soluzione più idonea per il paziente».
Questo è quanto dice la scienza ma, purtroppo, nella vita di tutti i giorni ci troviamo a parlare senza essere ascoltati anche da chi sente benissimo; perciò ricordiamoci sempre questo vecchio proverbio: "non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire".

Nota: l'intervistato è il Professor Paolo Pagnini, ordinario di Audiologia e Foniatria presso l'Università degli studi di Firenze.