La porta d'oro del Ghiberti restaurata al museo della cattedrale di Firenze

Scritto da Rossana De Caro |    Ottobre 2012    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

È davvero una visione paradisiaca! La celebre porta d'oro del Ghiberti, definita "del Paradiso" dal divino Michelangelo, è riapparsa in tutto il suo originario splendore dopo 27 anni di un complesso restauro. Attualmente è esposta nel Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze, dentro una teca climatizzata (dove l'aria è filtrata e deumidificata) che ne preserva l'integrità.

«La doratura è molto delicata - ci spiega il direttore del museo monsignor Timothy Verdon -: è realizzata con l'amalgama di mercurio che oggi non si fa più, (in quanto nociva per l'uomo e quindi proibita). Ma questo sistema permette una luminosità particolare, che non si ottiene con il metodo galvanico usato ad esempio nella copia visibile al Battistero».

 

Copiata e ricopiata

La copia della porta, fu realizzata negli anni '90 dalla nota fonderia artistica fiorentina di Enrico Marinelli, utilizzando i calchi in gesso dell'opera del Ghiberti risalenti al 1948. Nel '47 ebbe infatti inizio il restauro di questa monumentale porta in bronzo (formata da due poderose ante di 40 quintali ciascuna, alte 5 metri e larghe un metro e mezzo) ) che impegnò il celebre artista fiorentino per quasi 30 anni, dal 1426 al 1452, prima di essere inserita nella parte orientale del battistero: «Lo spazio tra il battistero e il Duomo anticamente si chiamava Paradiso.

Michelangelo indubbiamente ne era al corrente, quando definì la porta del Ghiberti in questo modo, ma sicuramente voleva anche fare un grande complimento allo scultore per il suo capolavoro - afferma monsignor Verdon, il quale sostiene anche in un suo libro di prossima pubblicazione (sul significato biblico degli affreschi nella cappella Sistina a Roma), che lo stesso Michelangelo "nella organizzazione e sistemazione visiva dei vari soggetti biblici" per la sua celeberrima opera, trasse ispirazione proprio dal Ghiberti e dalla sua Porta.

 

Modestamente l'ho fatta io!

Nelle 10 formelle dorate sono raccontati alcuni degli episodi più significativi dell'Antico Testamento, 5 per ciascun battente: dalla Creazione di Adamo ed Eva,  all'Uccisione di Golia ad opera di Davide, all'Incontro fra Salomone e la regina di Saba. Tutti momenti fortemente simbolici. «La stretta di mano tra la Regina di Saba e re Salomone - racconta Verdon - rappresenta infatti l'unione fra la chiesa di oriente e di occidente, fu fatta da Ghiberti proprio durante il concilio ecumenico a Firenze, che aveva come obiettivo quello di riunire le due chiese d'Occidente e Ortodossa».

A metà della porta, vicino alle formelle più visibili, quelle di Esaù e Giacobbe, fra le teste dei profeti del fregio, c'è il ritratto dell'artista e accanto quello del figlio Vittore. Non solo, ma vicino si può vedere la firma del Ghiberti e una dicitura in latino Mira arte fabricatum che significa più o meno: "Ammira con quanta arte è fatto". Un atto di immodestia che l'autore della porta del paradiso poteva certo permettersi!

 

Il restauro

Dopo essere scampata prima alla guerra (venne smantellata e nascosta in una galleria tra Firenze e Incisa Valdarno) e poi all'alluvione del '66 (che causò anche il distacco di 6 rilievi), la porta fu sottoposta di nuovo a restauro alla fine degli anni ‘70: si iniziò con una prima formella che venne "ripulita" con un sistema a immersione in una soluzione salina in grado di rimuovere lo sporco. Nel 1990 la porta fu smontata e trasferita all'Opificio delle pietre dure, e sostituita con l'attuale copia, per ovviare alla corrosione progressiva della doratura che avrebbe portato inevitabilmente alla perdita totale di quest'ultima. Il restauro è durato da allora fino ad oggi ed ha coinvolto oltre 50 persone riunendo le competenze più disparate: restauratori, fisici, architetti, ingegneri.

«Un lavoro lungo, difficile e molto emozionante - ci dice Stefania Agnoletti che, insieme ad Annalena Brini, Ludovica Nicolai e Fabio Burrini, insegnante dell'Opificio delle pietre dure ora in pensione, sotto la direzione di Anna Maria Giusti, hanno seguito il restauro fin dall'inizio. Anni significativi, anche per la storia del restauro, sia per le scelte prese sia per i nuovi sistemi adottati come il laser, messo a punto nel 1999 dall'Istituto di fisica applicata del Cnr di Firenze, in grado di "bruciare" i depositi presenti sull'oro, con un tempo di azione così ridotto, che il calore non ha modo di propagarsi al bronzo, alternato ad impacchi localizzati. Un bellissimo lavoro d'équipe che ha coinvolto tanti professionisti diversi per specificità e competenze. L'oro è quello originale, non abbiamo ritoccato le parti su cui non era presente».

Il momento più emozionante?
«Ce ne sono stati tanti - rispondono quasi in coro le tre restauratrici -, dal momento in cui siamo state chiamate al restauro della porta, alla pulitura della prima formella. Certo, il culmine è stato quando ci siamo viste davanti la porta ricomposta in piedi in tutta la sua bellezza».

 

LA PIAZZA DEL PARADISO
Un museo spettacolare

La collocazione della porta del Ghiberti nel cortile del Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore, è provvisoria. Infatti il museo è in "trasformazione" e diverrà (i lavori sono iniziati da poco e dovrebbero concludersi nel 2015) uno dei richiami maggiori di Firenze. «Nel '97 - racconta monsignor Verdon, direttore del museo - abbiamo acquistato un enorme stabile accanto al museo destinato a integrare e a divenire la parte più importante della struttura attuale».

Ex teatro degli Intrepidi ed ex garage, è una sala, alta 20 metri, lunga 36 e larga 20, che ospiterà una ricostruzione dell'antica facciata del duomo realizzata in base a un disegno rinascimentale, con le 40 statue del ‘300 e ‘400 che l'adornavano (attualmente all'interno del museo); di fronte sarà sistemata la porta del Paradiso, che avrà qui il suo posto d'onore, probabilmente con le altre porte del battistero, per ricreare quella piazza e quei rapporti architettonici e simbolici come erano stati immaginati all'epoca». Un museo dunque, anzi una piazza del Paradiso, spettacolare ed emozionante, assolutamente da non perdere!

 

 

L'attuale copia della Porta del Paradiso che si trova al Battistero di Firenze, fatta con i calchi in gesso eseguiti al tempo del restauro del dopoguerra, fu realizzata grazie alla generosità del mecenate giapponese Choichiro Motoyama, al quale, in segno di ringraziamento il Comune ha donato le chiavi della città

 

Gli intervistati:

  • Timothy Verdon, direttore Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore (nella foto)
  • Stefania Agnoletti, Annalena Brini, Ludovica Nicolai, restauratrici

 

 

Vasari attribuì il nome della Porta a Michelangelo, che osservando le due ante bronzee avrebbe esclamato: «elle son tanto belle che elle starebbon bene alle porte del Paradiso"

 

 

MUSEO DELL'OPERA DI SANTA MARIA DEL FIORE
Piazza del Duomo 9, Firenze
Tel. 055- 230885
Aperto dal lunedì al sabato con i seguenti orari: ore 9.00 - 19.30
domeni ca  ore 9.00 - 13.45
biglietto 6.00 euro
Sito: www.operaduomo.fi.it <http://www.operaduomo.fi.it/>

 


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