Il ricordo della strage nazifascista in un libro e una mostra fotografica

Il padule della memoria
Il 23 agosto del 1944
il padule di Fucecchio fu invaso dalle truppe tedesche: l'ordine era di uccidere, con la scusa di un gruppo partigiano nascosto (forse) nelle zone più interne e irraggiungibili, e l'ordine fu rispettato.
175 persone, quasi tutti civili - donne, anziani e bambini - morirono nelle case, nei campi e lungo gli argini a Massarella, Ponte Buggianese, Castelmartini, Cintolese e Stabbia. Altri riuscirono a fuggire e non dimenticano ancora l'orrore di quel giorno.

Sessanta anni sono passati da quella strage, una delle più feroci che si siano verificate in Toscana e forse in Italia; ma il ricordo sopravvive nel paesaggio, nelle decine di lapidi disseminate dentro il padule e nelle testimonianze di chi quel giorno era lì.
«Arrivati da questo contadino che tutti chiamavano Cioncino uno ci guardò e ci contò e poi piazzò il mitra per terra sulla porta della cucina e noi eravamo tutti lì, a sedere sulle scale, a sedere in terra. Mentre questo soldato si mise in ginocchio in terra per sparare arrivò una staffetta in motocicletta che gli dette l'alt. Poi gli parlò e questo che stava per ammazzarci tutti levò l'arma», racconta Maresca Del Rosso, la signora fotografata in quella stessa cucina.

La storia di Maresca Del Rosso, Rigoletta Pagni, Marcello Mazzei, Vasco Guidi e molti altri viene ricordata, nel sessantesimo anniversario della strage, con la pubblicazione del volume "Fra la terra l'aria e l'acqua - memorie volti e luoghi dal padule di Fucecchio" coordinato da Ivan Tognarini e curato da Massimo D'Amato (fotografie) e Sandro Nannucci (testi), edito da Polistampa.

Il progetto, realizzato con i contributi delle Province di Firenze e Pistoia, dei Comuni del Padule e delle sezioni soci di Fucecchio e Valdinievole, comprende anche la mostra fotografica "Il Padule della Memoria" di Massimo D'Amato, e sarà presentato sabato 25 settembre all'Oratorio di San Carlo, in piazza del Popolo a Monsummano Terme, alle ore 12.