Il barbagianni è utile contro topi e ratti

Scritto da Silvia Amodio |    Febbraio 2017    |    Pag. 43

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Barbagianni (Tyto Alba)

Barbagianni (Tyto Alba)

Barbagianni

Gli animali che vivono al confine tra il giorno e la notte suscitano nel nostro immaginario pensieri sinistri e magici. In tutte le epoche, in ogni area geografica e nella tradizione letteraria, gufi, civette e allocchi sono quasi sempre gli “uccelli del malaugurio”. La capacità di vedere di notte associa queste creature alla chiaroveggenza e a doti straordinarie.

Non è immune da questi luoghi comuni neanche il barbagianni che, per il volo silenzioso, per il colore candido e per il vocalizzare particolare, ha alimentato fantasie spettrali. Luca Puglisi, nostro biologo di riferimento e direttore del Centro ornitologico toscano, ci aiuta a conoscere meglio questo rapace notturno che popola le nostre zone.

«In effetti, sono queste povere creature le vere sfortunate - ci spiega lo studioso -: il barbagianni (Tyto alba), pur essendo ancora presente in ampie aree, è oggi molto meno numeroso che in passato. Così scrive nel 1829 il naturalista Paolo Savi sulla loro presenza in città: “la cupola del Duomo di Firenze, il celebre Camposanto di Pisa, le Mura urbane ed infinità di altri luoghi ne sono popolatissimi”. Un quadro, ahimè, molto diverso da quello attuale».

Ai giorni nostri la possibilità di vedere questo animale è circoscritta agli ambienti coltivati di pianura e collina: «è l’habitat del barbagianni, che nelle tenebre si appoggia su un posatoio o, più spesso, si sposta volando a pochi metri dal suolo alla ricerca di prede. Anche se riesce a vedere nell’oscurità quasi assoluta, è l’udito a guidarlo nella maggior parte dei casi - sottolinea Puglisi -. Anche se gli uccelli non hanno padiglioni auricolari, i rapaci notturni, e il barbagianni in particolare, hanno le penne intorno agli occhi e al becco disposte a forma di cuore in modo da convogliare i suoni verso i sottostanti meati acustici. Nel barbagianni questi sono poi disposti in modo asimmetrico, permettendogli di localizzare esattamente la fonte di un suono. Tutto questo sarebbe poco utile se il soffice piumaggio non gli consentisse di volare senza rumore, anche in fase di battuta e inizio del volo. Questi adattamenti gli consentono di predare animali di taglia compresa fra un grosso insetto e un coniglio selvatico. In genere, però, è la specie più abbondante localmente a far da piatto forte. La dieta del barbagianni è ben conosciuta perché le parti indigeribili delle prede vengono rigettate sotto forma di boli cilindrici. Comparando studi compiuti dal 1860 ad oggi, si è scoperto che l’impoverimento dell’ecosistema agricolo ha ridotto parecchio le varie specie di cui il barbagianni si nutre, indebolendo la sua dieta».

Il calo del numero dei soggetti negli ultimi decenni è dovuto anche alla difficoltà di trovare luoghi adatti alla nidificazione, come le cavità, un tempo presenti in stalle e fienili, ora non più disponibili negli edifici ristrutturati e del tutto assenti nei nuovi. Molti individui muoiono dopo aver ingerito topi che avevano mangiato esche avvelenate, altri, in particolare i giovani e i più inesperti, muoiono a causa della collisione con i veicoli durante le notti di traffico intenso.

Luca Puglisi ci congeda con qualche consiglio per aiutare questi animali: «possiamo mettergli a disposizione specifici nidi artificiali, una semplice azione che ci può anche far comodo per ridurre il numero di topi e ratti nelle aree agricole o di periferia. Una soluzione che è già stata messa in pratica in diverse parti del mondo anche come mezzo di controllo biologico per limitare i danni da roditori in agricoltura. Un’opportunità che richiede certamente tempo, ma che può aiutare a diminuire la dispersione di veleni nell’ambiente». E che fa bene anche alla nostra salute.


L'intervistato

Luca Puglisi

Direttore del Centro ornitologico toscano

Video

I barbagianni - Geo del 23/12/2014


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