Le imprese di Gastone Lorenzini

Scritto da Maurizio Fanciullacci |    Marzo 1999    |    Pag.

Giornalista

Il nonno in parete
A 76 anni si arrampica sui tetti inviolati del mondo. Nonno di cinque nipoti e nipotine, pianta chiodi nella roccia, aggrappandosi alle minime sporgenze di pareti a perpendicolo sui massicci del Tibet o della catena dell'Altaj in Mongolia. Fino ad arrivare sulla cima inviolata, primo essere umano a porvi piedi e mani. Imprese da guinness dei primati, imprese che Gastone Lorenzini, fiorentino, nato il 16 febbraio 1923, compie annualmente. Poco gli importa se la carta di identità gli consiglierebbe una serena vecchiaia. La montagna da assalire, un'altra vittoria da aggiungere alle precedenti ventitré collezionate, sono il mezzo e il modo per non arrendersi all'età. Come tanti suoi coetanei, per tenersi in forma, praticano podismo o nuoto o ciclismo, così Lorenzini fa alpinismo. Arrampicarsi fino a quota cinquemila metri sul livello del mare è per lui una cosa naturale. E' una passione iniziata a 14 anni con le scalate delle cave di Maiano, alle pendici di Fiesole. E, soprattutto, è una sfida alla natura e con se stesso. "La vera difficoltà da superare — racconta il nostro scalatore - non sta nella pendenza o nella roccia ghiacciata. Il vero scoglio da superare è dentro noi stessi. E' la paura di non farcela. Quando si è in parete occorre un costante impegno psicologico per non arrendersi, per trovare il modo giusto per andare avanti. La stessa cosa che succede a noi vecchietti nella vita di tutti i giorni. La fatica di questo alpinismo è tanto più grande quanto più la parete è sconosciuta, senza chiodi già piantati, appigli già segnalati. Scacciare la paura di non farcela, continuare a cercare la strada migliore, richiede tanta determinazione, esperienza, saggezza. Lo stesso impegno di corpo e di mente che occorre per non arrendersi alla vecchiaia".
La montagna però non perdona. Non sarebbe meglio uno sport meno rischioso? Per Lorenzini non c'è azzardo: "La montagna non perdona chi non la rispetta. Dopo più di sessant'anni di alpinismo so quali sono le imprese alla mia portata e quando è giusto rinunciarvi. E prima di partire per la scalata mi preparo sempre al meglio. Tanto allenamento in palestra, tennis e bicicletta quando sono a casa, tanti esercizi specifici quando siamo al campo base della spedizione. Ne ho fatti di chilometri in su e giù per gli altopiani e per le pareti del Tibet a quota 4 mila metri, prima di assalire la vetta inviolata a quota 5.056 nel Quinghai. Ci ho impiegato 28 ore consecutive ma alla fine, a 74 anni, ce l'ho fatta". E per farcela anche la prossima estate, tanto per scaldarsi i muscoli, Lorenzini ha partecipato brillantemente alla Marcia Longa in val di Fiemme e Fassa. Settanta chilometri di sci di fondo in meno di quattro ore, in vista di una cima a 4.500 metri che lo aspetta in Nuova Zelanda o delle vette da violare a 40 gradi sotto zero in Groenlandia. Complimenti nonno Gastone.