Il colera in Toscana

il nemico invisibile
Quando nell'estate del 1854 il colera fece la sua comparsa nel Granducato di Toscana trovò la popolazione indifesa. La lotta contro "il nemico invisibile" era sostenuta in condizioni di forte svantaggio dalla scienza medica del tempo, che ignorava le modalità di trasmissione della malattia e l'esistenza stessa del vibrione colerigeno. L'epidemia si manifestò con virulenza nelle città, ma anche nelle aree rurali, causando in poco più di un anno trentamila morti. L'apice della pandemia si ebbe nel 1855. A Benabbio, un borgo della montagna lucchese, morirono in quarantasei. I cadaveri erano una pericolosa fonte di contagio, pertanto venne deciso di seppellirli lontano dall'abitato. Luogo prescelto: il colle di Castello, un insediamento medievale abbandonato da secoli, con ruderi imponenti e una chiesa medievale dedicata a san Michele.

Nel 2007 la Divisione di Paleopatologia dell'Università di Pisa ha dato inizio ad una campagna di scavi accanto alla chiesa. Sono venute alla luce sette fosse parallele con dieci individui deceduti per la malattia. Il cimitero sarà indagato completamente nel corso della prossima campagna, ma la porzione esplorata permette già interessanti osservazioni. La velocità del seppellimento è testimoniata dal fatto che gli individui, avvolti in semplice sudario, furono deposti con una postura atipica, spesso di fianco o, addirittura, con il volto verso il suolo, e ricoperti di terra. Tre fosse presentavano doppia inumazione, probabilmente persone decedute lo stesso giorno e sepolte insieme. Poveri gli oggetti: fibbie, un crocifisso, un rosario, medagliette devozionali...

È la prima volta che in Italia viene studiato un cimitero di colerosi ed è interessante rilevare la reazione di una comunità sollecitata dall'evento catastrofico, fra il desiderio di comporre il defunto cristianamente e la paura del contagio che determinava la velocità del seppellimento. In un certo senso l'evento improvviso del colera ci ha consegnato un gruppo di popolazione "vivente", che verrà analizzato per comprendere caratteristiche fisiche, malattie e stile di vita degli abitanti della montagna toscana nel XIX secolo.



Da Archeologia Viva di gennaio/febbraio 2008